Qualità dell’aria, nella provincia di Forlì-Cesena si respira meglio

Come si respira nella provincia di Forlì-Cesena? L’ultimo report dell’Arpae approfondisce questo aspetto

Probabilmente la maggior parte delle volte non ci pensiamo neppure. Appena giriamo la chiave per chiudere la serratura di casa, il pensiero corre subito a trovare quelle d’accensione della macchina. Oppure a cercare il cellulare per vedere se sono arrivate notifiche. Ma il solo atto, scontato, del respirare l’aria ha conseguenze fondamentali.

Molto spesso questa domanda passa inosservata: qual è la qualità dell’aria che appunto noi respiriamo? Per una società, a livello globale, che si basa all’incirca sul 90% nell’utilizzo di materiale organico contenente carbonio (80% di origine fossile, 10% biomasse di recente formazione) per far fede ai consumi  energetici – stimati a livello annuale in circa 400 EJ (ovvero un miliardo di miliardo di Joule) – c’è solo un sistema. Ovvero convertire l’energia chimica delle sostanze in energia termica attraverso la combustione. E questo è uno dei motivi per cui, nell’aria che respiriamo, si nascondono nemici invisibili, inquinanti che possono provocare potenziali impatti dannosi sul nostro organismo.

Ovunque si sente parlare di particolato, una matrice eterogenea di sostanze come sabbia, ceneri, polveri, composti metallici, fibre, ioni inorganici, frazione carboniosa. Può essere di origine primaria, emessa già nella forma definitiva dalle fonti antropiche; oppure secondaria se formata successivamente da reazioni che coinvolgono ulteriori inquinanti attraverso processi di nucleazione ed aggregazione. A seconda del diametro si distinguono: il PM10, ovvero la frazione inalabile (in grado di giungere nelle vie respiratorie); il PM2.5, ovvero la frazione toracica (particelle che possono raggiungere i polmoni); il PM0.1, ovvero la componente respirabile ed in grado di raggiungere gli alveoli polmonari. Ecco perché il monitoraggio e i rispetti dei limiti legislativi sono discipline fondamentali.

Proprio questa mattina l’Arpae ha rilasciato il report sulla qualità dell’aria per la provincia di Forlì-Cesena del mese di marzo e i risultati sono incoraggianti. Delle sei stazioni di monitoraggio indicate – tre a Forlì (Parco della Resistenza, via Roma, Hera), una a Cesena (Piazza Franchini Angeloni), Savignano sul Rubicone e Savignano di Rigo nel Comune di Sogliano al Rubicone –, tutte quante al 98 percentile (se per esempio si hanno 100 campioni, e ciascuno pesa per l’1%, le osservazioni vanno ordinate dalla più piccola alla più grande; il 98 percentile indica appunto che in tale serie si sarebbero riscontrati solo due valori più elevati) presentano valori inferiori alla soglia di 50 microgrammi su metro cubo come concentrazione giornaliera. Ricordiamo che il limite di riferimento legislativo per il PM10 consente appunto 35 superamenti in un anno (il 90,4 percentile delle medie giornaliere) su una media giornaliera di 50 microgrammi su metro cubo.

Di conseguenza presso Cesena e la stazione Hera a Forlì non sono stati registrati superamenti a marzo per il PM10, soltanto un superamento nelle restanti quattro stazioni. Interessante anche il confronto con il 2017 che mostra come il numero di superamenti, nel confronto del periodo che va da gennaio a marzo, sia concretamente diminuito (ad esempio da 13 a 7 per la stazione di Cesena, da 17 a 7 in via Roma a Forli, da 22 a 13 a Savignano) confermando quindi in questo inizio d’anno nuovo un trend migliorativo nella qualità dell’aria. Il report rilasciato dall’Arpae contiene anche il monitoraggio di altri inquinanti atmosferici ma anche nel caso dell’ozono troposferico e del biossido di azoto (entrambi potenziali irritanti dell’apparato respiratorio) non si registrano superamenti dei limiti legislativi. Dal miglioramento progressivo della qualità dell’aria, passa inevitabilmente anche un miglioramento della qualità di vita.

TimoratiG

@TimoratiG