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Macron in Libia mette le mani sul petrolio e sui migranti. E si compra l’Italia

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Esteri, Politica, del

Al netto dei più fantasiosi complottismi, alla luce dei fatti delle ultime settimane, ma anche degli ultimi anni, non è più così insensato provare ad immaginare il disegno della Francia dietro la frammentazione della Libia. Per Macron, in crisi di consensi come lo fu Sarkozy nelle ore prima della dichiarazione di guerra a Gheddafi, mettere le mani sul tesoro del Maghreb vuol dire non solo avere una cassaforte in più in Africa da poter colonizzare, non solo affermare la supremazia sull’Italia nel campo dell’approvvigionamento energetico, ma pure poter decidere se, quando e come aprire i rubinetti dei flussi migratori verso l’Europa. Con l’Italia primo avamposto, ovviamente.

Come riporta Lorenzo Vita su Gli occhi della guerra avere il Sahel, Nordafrica e, in particolare, la Libia, significa anche avere le chiavi sulla sicurezza europea. E quindi sulla stessa Unione europea, spaccata proprio sul fronte migranti e sulla tutela dei confini esterni. I flussi migratori dalla Libia all’Italia hanno dimostrato la centralità dell’immigrazione per la sopravvivenza dell’Europa. E controllare la Libia e il Sahel aiuta a decidere i fragilissimi equilibri europei. Per Parigi significa soprattutto strappare la leadership europea alla Germania. Angela Merkel in questi mesi è apparsa molto indebolita rispetto agli anni precedenti. E Macron non ha mai negato di preferire un asse franco.tedesco con Parigi come protagonista della politica europea. L’assedio americano alla Germania e la debolezza interna della cancelliera hanno aiutato a questo scopo. E ora, poter guidare la transizione libica significa anche consolidare la potenza francese come decisiva sul fronte mediterraneo. E in questo, sono utilissimi gli interessi energetici che possono incidere sul futuro libico, specialmente con Berlino sotto scacco delle sanzioni Usa per il North Stream 2.

Sebbene la narrazione progressista continui ad ignorare la vera natura del problema, quello delle migrazioni di massa è un fenomeno destinato ad acuirsi, anziché attenuarsi, negli anni a venire. Si tratta di un movimento sistemico generato dalla demografia e dalla globalizzazione, destinato a stravolgere gli equilibri dell’Europa in un modo o nell’altro. Già ora, con la crisi libica, centinaia di persone stanno cercando di attraversare il confine con la Tunisia per provare ad imbarcarsi verso l’Italia. Tra loro, anche i soliti, potenziali infiltrati jihadisti. E allora, con l’Italia principale indiziata a subirne le conseguenze in termini di impoverimento e destabilizzazione interna, ecco che agli occhi dei francesi il controllo diretto della Libia e dei flussi migratori può rappresentare un ulteriore vantaggio economico-finanziario: possono continuare a comprare pezzo a pezzo il Nord del Belpaese, magari a prezzo di saldo, e lasciando che il Centro-Sud diventi una gigantesca tendopoli.

Basti pensare alla tendenza già inaugurata dal 2010 in poi. Negli anni il gruppo Kering (ex PPR) ha fatto shopping di griffe come Gucci, Brioni, Pomellato e Bottega veneta. Il suo diretto concorrente, LVMH (di proprietà di Bernard Arnault) ha rilevato Emilio Pucci. Quindi, in compartecipazione con Prada, Fendi. Ed infine Bulgari e Loro Piana. Altre volte punta alla joint venture, com’è avvenuto con la Luxottica di Del Vecchio, che si è fusa con Essilor appartenente sempre allo stesso Arnault. Sul fronte delle telecomunicazioni, opera da tempo Vincent Bolloré, che ha conquistato Telecom con una quota pari a circa il 25 per cento del capitale. E che, recentemente, ha tentato il colpo grosso nei confronti di Mediaset, dopo aver denunciato l’accordo già sottoscritto per l’acquisto di Premium. Oggi controlla circa il 29 per cento del capitale del Biscione. La sua idea è quella di realizzare un gruppo multimediale a livello europeo con Canal+ e Universal Music.

Altro boccone ghiotto, come detto, l’energia. Come mostra il possesso da parte di Edf della Edison, realizzato nel 2012. E l’acquisto da parte di GdF Suez del 23 per cento del capitale Acea. Mentre per quanto riguarda il food e la grande distribuzione, gli acquisti hanno riguardato: Parmalat, Eridiana, la catena dei supermercati GS (il vecchio gruppo fondato da Guido Caprotti) che oggi opera sotto il marchio Carrefour: leader mondiale nella grande distribuzione. Né poteva mancare l’interesse per le banche. Alla storica acquisizione della Banca nazionale del lavoro, da parte di Bnp-Parisbas, hanno fatto da complemento quella di Carifarma e della Banca popolare di Friulandria alla Crédit Agricole. Più recentemente la cessione di Groupama e Nuova Tirrena, compagnie di assicurazioni. Mentre la Pioneer veniva venduta da Unicredit all’Amundi.

In 10 anni, comunque, a fronte di un investimento francese pari a 52,3 miliardi, l’Italia ha controreplicato con soli 7,6 miliardi. Se non è colonizzazione questa.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Dirige le testate online Cultora.it e Nazione Futura.it. È collaboratore del quotidiano Libero e del sito Sporteconomy.it, ed è stato editorialista de La Voce di Romagna. Nel 2013 ha pubblicato il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), mentre nel 2017 sono usciti in libreria "Non chiamateli Kamikaze" (Giubilei Regnani Editore) e "Città del Messico" (Historica). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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