L’Europa taglia la crescita ma Renzi è rimasto l’unico a rispettare le regole

di Daniele Dell'Orco
10 Novembre 2016

Due paroline di conforto e per il resto ancora tortorate sulla schiena. A sentire il Commissario agli Affari monetari, Pierre Moscovici, mamma Ue sta provando ad essere comprensiva nei confronti dell’Italia, alle prese con eventi “eccezionali” come il sisma, i migranti e la campagna per il referendum. Allo stesso tempo, però, pur non avendo ancora dato il via libera alla manovra, nelle nuove previsioni economiche della Commissione europea si tratteggia un quadro preoccupante per l’economia italiana. Bruxelles ha rivisto al ribasso le stime sulla crescita dell’Italia, che quest’anno si fermerà allo 0,7% e il prossimo salirà solo allo 0,9%.meno del +1% preventivato dal governo Renzi. Sei mesi fa Bruxelles indicava un +1,1% quest’anno e un +1,3% quello successivo. Nel 2018 il pronostico è per un più 1%. Quanto al disavanzo, il deficit sarà due volte più alto di quello stimato dal governo nel 2018. Secondo la commissione sono soprattutto due gli elementi che rallentano la crescita: un deficit in aumento e il debito in salita ancora per due anni. Si teme inoltre che la disoccupazione rimarrà alta a causa anche della fine degli sgravi per i neoassunti.

Ma come? I voucher, il Jobs Act, Garanzia Giovani i milioni di nuovi posti di lavoro sbandierati da Renzi? La prossima settimana l’Agenzia per le politiche attive per il Lavoro che gestisce i fondi Ue varerà un provvedimento per stanziare 730 milioni di fondi europei da destinare alle decontribuzioni mirate per giovani e Sud per il 2017 fino a 8mila euro. Un altro provvedimento, un nuovo correttivo alle “rivoluzionarie” iniziative messe in atto. Il bonus sarà destinato alle imprese che assumono giovani iscritti a Garanzia Giovani o lavoratori di qualunque età al Sud che siano senza lavoro da almeno sei mesi. Una misura analoga agli sgravi contributivi sui neoassunti introdotti dal governo a partire dal 2015, ma stavolta indirizzata solo a categorie considerate svantaggiate.

Il nostro paese è il penultimo nell’area Euro per crescita economica, ma nel frattempo Renzi continua con le misure una tantum che servono alla campagna referendaria ma non spostano di una virgola la ripresa del Pil. Paradossalmente per il premier potrebbe addirittura rappresentare una chance. Se solo fosse un Politico con la p maiuscola.

Oggi l’Italia vive una crisi di sfiducia interna e di credibilità estrema. La Spagna ha un deficit doppio rispetto al nostro, ma i mercati penalizzano i nostri titoli di stato di mezzo punto rispetto ai bond iberici. È il segnale di un malessere più profondo, di un vizio nostrano che andrebbe eliminato per sempre. Fare quello che si dice, rispettare le regole, essere affidabili sempre e comunque e lasciare che ci si mettano pure delle imposizioni esterne a frenare la terza economia dell’Eurozona.

Scrive Marco Zatterin su La Stampa: “Renzi potrebbe violare ogni regola, arrivando anche a raddoppiare il deficit. Tre punti in più, 45 miliardi di euro da iniettare nell’economia per dare la carica alla crescita che non c’è. Scommessa insidiosa perché un peggioramento delle condizioni generali di mercato potrebbe sbancare la cassa attraverso l’inasprimento dei tassi e degli spread. Dovrebbe essere un’azione rapidissima, un colpo con destrezza. Due anni fuori dai parametri per gonfiare il Pil quanto basta per rientrare nei limiti del deficit senza tagliare la spesa o aumentare le tasse”.

Una scelta rischiosissima, che per noi è fantapolitica.