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Le incertezze di Conte, i diktat di Di Maio e la scoperta dell’acqua calda

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Politica, del

Il primo discorso del presidente del Consiglio Giuseppe Conte alla Camera, quello con cui ieri ha chiesto la fiducia per il suo governo, non è stato brillante quanto quello di Palazzo Madama, e sarà anzi probabilmente ricordato per i lapsus e per le incertezze. Un dato di fatto, non certo una presa di posizione.

La più grave e discussa è stata quella sul nome del fratello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Piersanti Mattarella, importante esponente della Democrazia Cristiana ucciso dalla mafia nel 1980 quando era presidente della Sicilia. Conte, nel suo discorso, ha provato a esprimere solidarietà a Sergio Mattarella per gli attacchi che aveva ricevuto durante la fase delle consultazioni per il nuovo governo e che avevano coinvolto anche la memoria di suo fratello: di lui, però, Conte è riuscito a ricordare solo che fosse «un congiunto» del presidente Mattarella.

Una delle cose che più mi ha addolorato nei giorni scorsi è stato quando c’è stato un attacco alla memoria di un suo congiunto sui social, adesso non ricordo esattamente e su questo veramente è stata una cosa che mi è dispiaciuta.

L’incertezza di Conte è stata evidenziata poco dopo da Graziano Delrio, ex ministro del governo Renzi ora deputato del Partito Democratico, nel suo discorso per le dichiarazioni di voto. Dopo aver a sua volta ringraziato Mattarella per il suo lavoro, Delrio ha detto con tono molto deciso: «Signor presidente del Consiglio, si chiamava Piersanti, si chiamava. Piersanti!», ricevendo un lungo applauso. Senza dimenticare che le vergognose reazioni di alcuni utenti social erano giunte in risposta alle prese di posizione di quello che sarebbe diventato di lì a poco il vicepremier del nuovo esecutivo, Luigi Di Maio, che dopo aver lancia il sasso con la richiesta di impeachment e nascosto la mano quando i giochi per un incarico di governo si erano riaperti, ha cercato di “suggerire” al nuovo premier un passaggio del discorso che mettesse le cose apposto con il Quirinale. La toppa, però, è stata peggio del buco.

Prima di prendere la parola per le repliche, tra l’altro, Conte è rimasto per qualche lungo secondo a cercare gli appunti che si era portato da casa. Non li trovava. E mentre parlava col vicepremier grillino seduto al suo fianco, chiedendo di trovargli i figli giusti, non si è accorto che il microfono era già aperto e stava registrando il dialogo. Niente di che. Ma il Corriere oggi riporta anche un altro siparietto particolare. Conte, infatti, avrebbe chiesto al ministro del lavoro: “Questo posso dirlo?”. La risposta del vicepremier sarebbe stata chiara: “No”. E la cosa già sta facendo discutere chi da tempo considera il premier un “pupazzo” di Di Maio e Salvini.

Abbiamo insomma scoperto l’acqua calda: che alcune delle più gravi pagine di storia d’Italia non siano conosciute o vengano citate per mero convenevole anche da giornalisti, intellettuali, politici e persino presidenti del Consiglio; che i discorsi di Conte sono e saranno una perfetta crasi tra la quota grillina delle istante e quella leghista; che parlare alla Camera dei Deputati non è semplice nemmeno per un professore.

Tutte cose che lasciano interdetti, ma che all’improvviso diventano problemi “gravi”. Lo zoom in-zoom out sull’orologio di Conte nella foto postata dai social mentre compila il discorso incriminato, il dress code dei nuovi esponenti del governo, le insensatezze che diventano casi di Stato. Se la strategia delle opposizioni è quella di demonizzare qualsiasi ministro, sottosegretario o deputato giallo-verde per le gaffe allora la solidità dell’esecutivo, e il consenso popolare, sono assicurati.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Dirige le testate online Cultora.it e Nazione Futura.it. È collaboratore del quotidiano Libero e del sito Sporteconomy.it, ed è stato editorialista de La Voce di Romagna. Nel 2013 ha pubblicato il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), mentre nel 2017 sono usciti in libreria "Non chiamateli Kamikaze" (Giubilei Regnani Editore) e "Città del Messico" (Historica). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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