L’ambiziosa World Wide Theatre, tra la riqualificazione del Jolly a Cesena e la rivisitazione delle sale teatrali

di Redazione Romagna Futura
23 Aprile 2018

Un progetto ambizioso, che vuole abbracciare con tanta forza idee, arte, tecnologia, ma anche riqualificazione e diffusione per la collettività. A partire da Cesena, con la ristrutturazione del cinema-teatro Jolly, aprendosi all’internazionalità. Assieme alla compagnia e guida di Stefano Campagnolo, amministratore dell’associazione, si parte per un viaggio all’interno della World Wide Theatre: il nome dice già tantissimo sul respiro che si vuole dare.

Buongiorno, Campagnolo. Grazie per la disponibilità. Innanzitutto che cosa rappresenta World Wide Theatre?

«E’ un’iniziativa nata da una mia idea, derivante dall’esperienza ottenuta nel mondo del settore satellitare e teatrale. Il connubio tra questi due mondi apparentemente lontani risiede nella possibilità di trasmettere ai cinema, anche via satellite, i contenuti digitali in essi poi proiettati. Ci sono esempi molteplici di fruizione nelle sale cinematografiche di contenuti diversi dalle “normali” produzioni delle grosse majors cinematografiche. Al cinema ora vediamo per esempio gli spettacoli teatrali del National Theatre Live di Londra o del Royal Opera House. WWT nel suo piccolo vuole invertire la rotta: creare un’infrastruttura capace di trasformare anche piccole o medie produzioni in contenuti digitali di qualità. Quindi fruibili potenzialmente in tutti i cinema mondiali oltre che sul web streaming. Dunque WWT mira a convertire le sale teatrali in efficaci sistemi di produzione di contenuti digitali e per farlo parte dall’ex cinema teatro Jolly di Cesena (Istituto Lugaresi) presso il quale stanno iniziando i lavori di ristrutturazione e allestimento tramite infrastruttura IT dedicata alla produzione digitale del contenuto di qualità e da diffondere poi nei cinema e verso il web streaming».

Dunque come riassumerebbe l’obiettivo desiderato?

«Il suo scopo è quello di creare un polo culturale che ospiti proposte sia artistiche che sociali e formative. Come prima cosa WWT vuole riattivare il teatro Jolly, anche in forma di “semplice” teatro, ma già da subito estremamente aperto alle proposte di diverse tipologie di performer (artistico, culturale e formativo) sia a livello territoriale che nazionale. Progressivamente WWT intende poi  diventare una cassa di risonanza per tali proposte e dar loro un respiro internazionale, anche e soprattutto, nei casi in cui esse provengano da piccole o micro produzioni. Il suo obiettivo è quindi quello di dare visibilità a quei progetti che abbiano un valore culturale per la comunità e una ricaduta sulla coscienza e crescita delle persone».

Siete già attivi?

«WWT si è costituita in S.R.L., ha acquisito in gestione per 10 anni il cinema teatro Jolly grazie anche alla fiducia e prezioso aiuto di Marco Censi, direttore dell’Istituto Lugaresi. WWT ora sta lavorando per trovare i fondi per completare i lavori necessari alla rimessa in agibilità e operatività del teatro. Contiamo sulla sete di cultura ed espressione delle persone e sulla sensibilità delle istituzioni pubbliche e private a queste esigenza».

Quanto di Cesena e della Romagna intenderà abbracciare?

«WWT parte dal Jolly, che viene intesa come una sede centrale, anche in termini di processamento e digitalizzazione dei contenuti. Nel suo prossimo piano di sviluppo c’è però anche l’intento cardine di allestire per la registrazione altri teatri. In questo modo WWT vuole andare a creare un network che faccia da volano alla diffusione delle sue proposte. Saper allestire più teatri per la registrazione, significa avere maggiore possibilità di acquisizione e creazione di contenuti e più intreccio col territorio nazionale. Vogliamo diventare un punto di riferimento estremamente aperto, dalla sperimentazione, alla formazione per arrivare fino alla produzione. Le porte di WWT e del teatro Jolly vogliono quindi essere il più aperte possibili alle iniziative e proposte culturali, sociali e formative provenienti dal territorio».

Se chiudesse gli occhi, cosa immaginerebbe per il futuro?

«WWT lo immagino come una grossa macchina fotografica, sotto al cui obiettivo passano spettacoli, performers, formatori, progetti sociali e ad ogni scatto cento persone a Cesena, cinquanta a Roma, dieci a Londra e venti a Berlino, avranno la possibilità, uscendo dal cinema, di portarsi a casa qualcosa che molto probabilmente non avrebbero mai visto. Non dico spesso, ma la maggior parte delle volte la bellezza tende a nascondersi nella spontaneità delle piccole produzioni. Piccoli gioielli che difficilmente vedono la “luce piena” e che, nel mondo teatrale, purtroppo vanno spesso persi e soffocati tra le mille difficoltà del raggiungere un teatro o, tanto meno, il circuito chiuso di un canale televisivo. I cinema sono digitali e gestiti da persone libere di scegliere cosa proiettare, WWT vuole digitalizzare e poi disseminare sia nei cinema che verso il web streaming, a prescindere da chi sei o da quanto tu sia famoso, ma solo sulla base di quanto possa essere prezioso per un tuo conterraneo quello che hai fatto e detto».

Che rapporto vuole avere con il pubblico e la gente?

«WWT vuole essere sia un teatro “normale” dove un pubblico “normale” va ad assistere ad uno spettacolo, ma vuole anche essere uno studio di registrazione per diversi tipi di produzioni e iniziative. Per questo motivo sono previste le sedute removibili, per poter usare anche lo spazio della platea per registrazioni, anche cinematografiche indoor. Questo significa pensare ad una struttura elastica, aperta al più ampio spettro possibile di persone e annesse proposte. Anche in termini temporali WWT e il teatro Jolly vogliono essere una struttura a “porte e orecchie aperte”, all’ascolto di chi abbia qualcosa da proporre per il bene comune. Intendendo con “comune” l’Europa».