L’Abruzzo come prova generale delle elezioni europee

di Daniele Dell'Orco
11 Febbraio 2019

La valanga che travolge l’Abruzzo porta il nome di Marco Marsilio e, a undici mesi dalle politiche del 4 marzo, conferma i trend dei sondaggi degli ultimi mesi: la Lega è diventato il partito leader del centrodestra in tutta Italia, e il M5S, alla prova del governo, crolla.

Il Carroccio passa dal 13,8% del 4 marzo al 27,5% di oggi, mentre la candidata di Luigi Di Maio, Sara Marcozzi, che si ferma al 20,0% perdendo anche la seconda posizione che va al candidato del centrosinistra unito, Giovanni Legnini con il 30,6%. È vero che il Movimento 5 Stelle resta il secondo partito più votato, ma alle politiche incassò il 39,8%. L’esito, dunque, certifica la crescita esponenziale della Lega, la lenta e silenziosa perdita di fiducia nel Pd (11,2%) e il travaso di voti dal bacino di Forza Italia (9,1%) al duo Lega-FdI (quest’ultimo al 6,5%). Giorgia Meloni, infatti, si sfrega le mani anche in vista delle europee:

“È una giornata storica, FdI esprime il suo primo presidente di Regione”, esulta, consapevole che il suo successo primario è stato quello di riuscire a piazzare un proprio candidato all’interno della coalizione, segno che l’intesa con la Lega è più forte che mai e che porta inevitabilmente il centrodestra a riflettere anche sugli equilibri governativi: “Proporremo per l’Abruzzo un modello che possa essere riproposto a livello nazionale”.

Il dato dell’affluenza definitiva crolla al 53%, 8 punti percentuali in meno rispetto al 2014: su 1,2 milioni di abruzzesi, è andato alle urne poco più della metà. Il che sembra confermare un principio molto semplice: i successi politici dei grillini sono stati ingigantiti dai voti di quanti, nel corso degli anni si sono via via disaffezionati alla politica, e hanno provato a dare fiducia al “nuovo”. Una volta toccato con mano il vero volto del progetto grillino (a partire dall’alleanza di governo con la Lega, mai davvero accettata dalla corrente pentastellata di sinistra) l’elettore “critico” è tornato a fare ciò che faceva prima: restare a casa.

Un dato da non sottovalutare in vista delle elezioni del 26 maggio, visto che da sempre le europee sono sinonimo proprio di scarsa affluenza.