Incompetenza a 5 stelle: cosa succede a Roma con la bocciatura del bilancio?

di Daniele Dell'Orco
21 Dicembre 2016

La questione è molto semplice: passino le dichiarazioni discutibili, i complottismi sulla sporcizia, passi pure l’Albero di Natale più brutto di sempre. Anzi, vogliamo fare proprio i magnanimi ed evitare di sottolineare la gravità della compromissione tra il Movimento dell’Onestà e tale Raffaele Marra? Ok, passi pure questo allora. Ma la prima bocciatura del bilancio di previsione della storia della città di Roma come la giustifichiamo? Che la Raggi e in generale i grillini, col loro concetto di “studenti, precari e casalinghe in Parlamento”, non fossero garanzia di competenza e professionalità è cosa nota, ma farsi bocciare il bilancio dall’Oref, un organismo indipendente che mette dunque al riparo dalle teorie del complotto, per manifesta incompetenza è cosa parecchio grave. Il bilancio di un Comune è la cartina al tornasole di un’intera amministrazione. Un bilancio che Federica Tiezzi, presidente dell’Organo di revisione economico-finanziaria del Campidoglio, definisce redatto con “ingenuità”, con “termini inappropriati” impiegati nelle voci di bilancio, e con un certo “candore” di chi ha redatto il documento. “Quando con gli altri revisori ho visto il documento di bilancio, ho notato molta approssimazione – prosegue la Tiezzi -. Sarà stata sicuramente l’inesperienza, ne sono convinta. Come revisori abbiamo dovuto constatare che c’è il rischio di non rispettare l’equilibrio di bilancio, perché i saldi di finanza pubblica sono strettissimi e i rischi per le passività potenziali sono enormi. Si potrebbe dire che il Comune non ha abbastanza soldi in cassa da spendere. Non hanno i mezzi per poter coprire tutte le spese”.

Insomma, è un po’ come presentarsi all’esame di maturità col 10 in condotta e poi durante la prova di matematica farsi beccare prima ad imbrogliare sullo studio di funzione e poi a sbagliare un paio di moltiplicazioni. Ora che si fa? Le opposizioni chiedono le dimissioni della Raggi, anche perché incompetenza a parte in questi sei tormentati mesi della giunta grillina, c’è stato chi aveva pre-allertato la sindaca sul rischio di fallire l’obiettivo del bilancio. Stefano Fermante, Ragioniere generale del Campidoglio, a un passo dalle dimissioni in polemica con la sindaca, l’aveva informata di un buco di un miliardo. Erano i primi di ottobre. A un mese dall’addio dell’assessore al Bilancio Marcello Minenna e dopo il calvario della ricerca di un nome, il Comune aveva trovato un sostituto: Andrea Mazzillo, l’attivista che aveva tenuto i conti della campagna elettorale pentastellata. Una scelta di ripiego che aveva fatto storcere il naso anche ai vertici del M5S.

Ora l’Oref in sostanza dice che i conti sono sbagliati, che non si è considerato il piano di rientro e sono state ignorate spese importanti come quelle per la metro C e gli oneri derivanti da debiti. Insomma c’è molto da rifare. Se il M5S non dovesse riuscire a consegnare un lavoro decente entro il 28 febbraio, o se dovesse arrivare una nuova bocciatura, lo schema di salvataggio previsto dovrebbe seguire degli step precisi. La sindaca convoca la giunta entro 48 ore e nomina un commissario «tra soggetti di comprovata esperienza nel campo della contabilità degli enti locali». Non dovesse riuscirci, sarà il prefetto ad assumersi il compito di nominare il commissario. Quest’ultimo ha dieci giorni di tempo per predisporre lo schema di bilancio. Poi, lo invia ai consiglieri che a loro volta avranno massimo venti giorni per l’approvazione. Qualora il consiglio comunale non riuscisse a farlo, sarà lo stesso commissario ad approvarlo in 48 ore. Contemporaneamente, il prefetto, verificata l’impossibilità di svolgere un mandato di base come l’approvazione del bilancio, scioglierà il consiglio comunale. In questo scenario Roma sarà costretta ad andare al voto due volte in un anno.

Dal 1 gennaio, intanto, quando inizia il nuovo anno di bilancio, il Comune potrà comunque continuare a spendere, ma solo un dodicesimo di quanto ha speso nell’anno precedente, non una lira di più. E così a febbraio. Tornassero indietro di qualche settimana, i romani, nel segreto dell’urna, cosa farebbero?