Il problema del Movimento 5 Stelle ora si chiama Meetup

di Daniele Dell'Orco
26 Giugno 2018

Se il Pd piange, il M5S non ride. O almeno non dovrebbe. I risultati dei ballottaggi hanno consegnato ai pentastellati le amministrazioni comunali di Imola e Avellino, due feudi della Prima Repubblica protagoniste di un cambio di rotta evidente. Il Movimento si impone anche a Pomezia (Roma), Acireale (Catania) e Assemini (Cagliari), tutte realtà in cui amministrerà per la prima volta. Fallisce, invece, e in modo piuttosto rumoroso, la prova del governo. Al Terzo municipio di Roma, dove il Movimento non è arrivato nemmeno al ballottaggio, ha avuto la meglio persino il Pd, in recessione costante in tutta Italia. Nel popoloso raggruppamento centrale della Capitale la mini giunta è arrivata nelle scorse settimane al commissariamento dopo una faida tutta interna ai grillini. Quattro consiglieri pentastellati avevano cambiato casacca mettendo in minoranza il mini sindaco Roberta Capoccioni, l’alter ego di Virginia Raggi. Nell’Ottavo Municipio invece, anche questo in mano ai grillini, il Pd era riuscito a vincere persino al primo turno.

Ma non mancano gli atti di sfiducia anche al di fuori della Capitale. Ragusa è l’esempio che fa più giurisprudenza, amministrata da Federico Piccitto e dilaniata dalle lotte interne. Nella città siciliana si sono andati via via moltiplicando i meetup cittadini, nati per non disperdere quello straordinario apparato di consensi scaturito dal Blog di Beppe Grillo e finiti col diventare delle voci di dissidenza. Il percorso di Roberto Fico in politica, per fare un esempio, è cominciato proprio con un meetup. Le sue biografie lo danno per scontato: il neo-presidente della Camera ha mosso i primi passi nel Movimento 5 stelle con un meetup di amici di Beppe Grillo. Queste “piazze virtuali” in cui si era sviluppato il Movimento oggi sono più di mille e contano oltre 155mila membri. Il più affollato è quello messo in piedi proprio da Fico, con quasi 5.000 membri. Ma da “laboratori di condivisione di idee e di valori coerenti con i contenuti del blog di Beppe Grillo” si sono ben presto trasformati in strumenti da cui partire per tentare la grande scalata verso il Palazzo.

Non più (o non solo) voglia di partecipazione alla vita pubblica, ma anche cellule di dissidenza verso il capobastione di turno, per ottenere visibilità e magari prenderne il posto. Sono tra i grattacapi principali delle dirigenze grilline, perché con l’aumento degli spazi a disposizione per essere eletti, ma soprattutto con le politiche del governo giallo-verde per nulla condivise all’unanimità dalla base, fanno gola a parecchi che puntano a “rompere” gli equilibri sui territori e aprirsi un pertugio.

Del resto, il messaggio su cui si fonda l’ideologia grillina, “se ci riesce lui posso riuscirci, e meglio, anche io”, rischia di ripercuotersi contro gli amministratori locali (per ora) proprio in virtù della sua logica intrinseca. Quella per cui, anche un sindaco, soprattutto un sindaco, sarebbe sostituibile all’infinito e con chiunque abbia non tanto il background, quanto almeno una manciata di consensi per ottenere la candidatura e poter contare poi sui malumori dei cittadini per approfittare dei voti dati al simbolo, non tanto alla persona.

Meccanismi ambigui, equilibri per nulla oliati, amministrazioni instabili. Non è mica anche questa una prova di governo?