Il mondo svolta a destra, con l’Italia a fare da protagonista

di Daniele Saponaro
2 Novembre 2018

Lo scenario geopolitico internazionale rischia seriamente di stabilizzarsi, dopo il continuo mutamento vissuto negli ultimi anni, con l’apice toccato con il successo di Donald Trump nell’autunno del 2016 alle presidenziali statunitensi. Appare infatti sempre più netta la spinta a destra dei tanti governi neo eletti negli ultimi mesi, ultimo cronologicamente quello del brasiliano Bolsonaro.

Ondata che ha visto il nostro Paese giocare un ruolo da protagonista, con il risultato della scorsa primavera osservato attentamente da mezzo mondo e probabilmente invocato da diversi movimenti sovranisti che attendevano si sbloccasse una casella importante come quella dell’Italia.

Chi si è affrettato a denigrare il nostro Esecutivo definendolo il laboratorio dei populisti stava inconsapevolmente tracciando la rotta del viaggio da affrontare da qui a fine maggio, quando i cittadini europei saranno chiamati alle urne per il rinnovo del Parlamento Europeo, mai come stavolta appare decisivo il voto sui rappresentanti da mandare a Bruxelles.

E i tanti focolai identitari in giro per il Vecchio Continente, che nel frattempo si sono trasformati in veri e propri mostri del consenso popolare nei propri Paesi, sembrano guardare alla squadra guidata da Conte come principale portavoce.

La stessa sensazione si ha anche fuori dai confini europei, e l’addio di Angela Merkel alla politica, annunciato questa settimana ma realmente effettivo dal 2021, accelererà senza dubbio questo processo, perché l’altra grande forza continentale, la Francia di Macron, non gode affatto della stima delle grandi potenze mondiali.

Non sono un mistero infatti gli endorsement al governo italiano di parte di Trump e Putin, che sembrano pronti a identificare il nostro Paese come punto di riferimento in Europa.

Anche per quanto riguarda la delicatissima situazione del Mediterraneo, l’Italia per collocazione geografica e storia degli ultimi decenni ha tutte le carte in regola per dettare l’agenda politica sul da farsi in quei territori.

Insomma ora che tutti i tasselli del mosaico ci sono, sta solo a noi comporli tutti nel modo giusto senza incappare nei tanti errori e nella confusione degli anni precedenti.

Ora servono uomini e idee giuste, in grado di rilanciare l’Italia come faro in Europa, riscrivendo i trattati che l’hanno distrutta e trasformandola in una potenza politica e militare, in grado di rilanciare le singole economie degli Stati Membri e di ridisegnare con autorevolezza il destino dei popoli africani del Mediterraneo, tra le tante vittime dell’immobilismo Europeo di questi 50 anni. Un’Italia leader in Europa tornerebbe inevitabilmente al centro del dialogo geopolitico internazionale, credibile e forte sia oltreoceano che ad Est.

Ovviamente tutto questo deve passare per una crescita stabile e costante del nostro Paese. Dobbiamo tornare il territorio delle eccellenze, dalle infrastrutture alle imprese. Servono manovre che creino occupazione, detassino le imprese, e attirino investitori.

L’Italia ha tutti gli strumenti per tornare un modello agli occhi del mondo intero, ma ora servono coraggio, uomini preparati e idee giuste.