Il governo tecnico-politico che prova a superare gli steccati

di Daniele Dell'Orco
1 Giugno 2018

Non è il massimo spacciare un gabinetto ad alto tasso tecnico come governo politico, ma c’è da tenere sempre ben impresso un fattore: la politica, e non da oggi, non esiste più. La provenienza esterna al Parlamento dei protagonisti del governo Conte, un civilista che si appresta a eseguire e a tradurre in atti di indirizzo l’orientamento espresso dal contratto, con la «staffetta» che si profila al ministero dell’economia tra il professor Paolo Savona, dirottato agli Affari europei, e il professor Giovanni Tria, preside della facoltà di Economia dell’Università di Roma Tre, basterebbe come esempio.

Ma non è forse inevitabile che un governo espressione di due movimenti che per storia e indirizzo nascono dall’anti-politica non possano essere pieni di politici di spicco? Non è forse inevitabile che vadano a cercare competenze altrove? Se si volesse trovare il senso della cosiddetta Terza Repubblica sarebbe questo: un superamento del ruolo del politico. Perché non esiste più. Perché dopo Tangentopoli c’è stato un ventennio in cui la scena politica era già stata monopolizzata da un “tecnico”, con spiccate attitudini politiche, ma nel senso ultramoderno del termine, utilizzando cioè come volano le tecnologie che la fine dello scorso millennio offriva. E siccome l’inizio del nuovo millennio come mezzo offre internet, allora è chiaro che i nuovi “politici” saranno quelli che, con competenze magari limitate, sfrutteranno meglio degli altri il mezzo attuale.

Tra le altre figure, il più «tecnico» di tutti è Enzo Moavero Milanesi, ministro degli Esteri, uomo-ombra di Mario Monti prima ed Enrico Letta poi. Conoscitore dei segreti di Bruxelles, lo stigma tecnico prevale su quello di onesto civil servant: tant’è vero che è stato fino all’ultimo in ballottaggio con l’ambasciatore a Mosca Pasquale Terracciano. Sarà divertente vederlo giocare il «doppio misto» con Savona agli Affari Ue, come preannunciato da Salvini. Di matrice tecnica sono pure: Elisabetta Trenta, pentastellata alla Difesa già consulente della task force in Irak, il generale dei Nas Sergio Costa all’Ambiente (lo scopritore della Terra dei fuochi) e il provveditore agli studi di Milano in quota Lega all’Istruzione, Marco Bussetti.

Al netto di qualche incongruenza, il messaggio è più coerente di quanto si possa immaginare: per cercare di non tradire 18 milioni di elettori, che già peraltro non è che siano così entusiasti, serve un “comitato scientifico” che possa accompagnare l’azione più prettamente politica, che è quella di Salvini agli Interni e di Di Maio al Lavoro. Quali che saranno i risultati lo vedremo, ma se si cerca di inquadrare un esecutivo nato da tre mesi di reality show tra mille difficoltà idealistiche, antropologiche e di influenze sovranazionali in schemi ormai superati. O quantomeno superati in questa fase.