Diciotti, il dietrofront di Salvini è una mossa politica

di Daniele Dell'Orco
30 Gennaio 2019

Facile fare i giustizialisti quando si sta all’opposizione. Quando, cioè, la protesta a priori assicura voti. Poi però quando questi voti si trasformano in mandati politici la faccenda inizia a farsi più complicata.

La giravolta di Matteo Salvini sul caso Diciotti a poche settimane dalle elezioni europee è un ennesimo scacco al re. Il leader leghista sa di non essere responsabile di nulla nel caso concreto ma non ci sta a dover fare da solo da bersaglio per la Magistratura. E allora siccome per i 5 Stelle la Magistratura è da sempre una sorta di collegio spartano degli efori, a Salvini è bastato poco per svelare il peccato originale del giustizialismo.

Lo stesso, peraltro, che provò a palesare in più di un’occasione Berlusconi, ma siccome il Cavaliere per i detrattori è colpevole di qualsiasi cosa, compreso il buco nell’Ozono, in quel caso tenere il punto era fin troppo semplice. Stavolta processare Salvini equivarrebbe a processare l’intero governo. Reo, è bene ricordarlo, di aver contrastato il traffico di migranti molto meglio di quanto non siano riusciti a fare 36 mesi di Operazione Sophia.

La schizofrenia grillina è evidenziata dalle singole prese di posizione. Grillo sta con Salvini: “Il reato è di tutto il governo. Stasera dobbiamo autodenunciarci tutti perché siamo tutti colpevoli, ma come c… fai a immaginarti un governo che si autodenuncia?”. Conte, il premier a tinte pentastellate, si è assunto tutta la responsabilità del caso in qualità di Capo del Governo. Di Maio sperava che Salvini non cambiasse idea proprio per evitare questa impasse. E la base vuole pronunciarsi sul web sull’eventuale autorizzazione a procedere. Ma è singolare che, in tutto questo, a dettare la linea sia uno che, almeno a parole, non è più politicamente attivo all’interno del Movimento: Alessandro Di Battista.

Per lui vige ancora la regola per cui si possa essere giustizialisti a prescindere (tranne quando tocca al papà con i lavoratori in nero), ma la sua posizione finisce col fare a cazzotti con la logica: “Credo proprio che voteremo a favore alla autorizzazione a procedere – ha spiegato ieri Dibba a Bruno Vespa – poi cercheremo una soluzione tutti assieme. È stato un atto condiviso di governo. Processare Salvini non è giusto”.

Insomma, il Movimento DEVE votare contro il Ministro del proprio governo perché così vuole la sua stessa natura, ma in realtà la colpa non sarebbe solo di Salvini visto che, per non finire nell’ombra, ci si deve autoconvincere che la decisione sul caso Diciotti sia stata collegiale.

La sensazione è che i timori grillini sui sondaggi confessati da Conte alla Merkel siano più che fondati. E più Di Battista parla più la situazione diventa grave. Maggio si avvicina.