Clandestini? No, rifugiati: i migranti sono un problema linguistico…

di Daniele Dell'Orco
9 Febbraio 2017

Se la cara vecchia abitudine di spostare la polvere sotto al tappeto può rappresentare un innegabile palliativo per far contenta la moglie, i mariti disperati da oggi in potrebbero addirittura avere una soluzione in più, un’arma in più da poter sfoggiare: la figura retorica. “Non è polvere cara, è solo scarsa pulizia”, dice il litotico. “Polvere? Si tratta solo di qualche innocua particella che fluttua nell’aere”, fa il perifrastico. Il geniale escamotage lo si deve al solito pool di benpensanti radical chic di una sinistra sempre più intenzionata a ignorare i problemi minimizzandone le entità, persino dal punto di vista linguistico.

Da questa mattina, infatti, è vietato usare il termine “clandestino”. Lo richiede una lettera aperta pubblicata ieri su Repubblica, da un gruppo di politici, intellettuali, uomini di spettacolo (tra cui Luigi Manconi, Nicola Lagioia, Alessandro Bergonzoni), che denuncia come nel “Memorandum d’intesa sulla cooperazione nel campo del contrasto all’immigrazione illegale” sottoscritto dall’Italia e dal governo di riconciliazione libico compaia più volte “come sinonimo di migrante non regolare”, il termine “clandestino“. Un termine inaccettabile, da rimuovere completamente. Perché? Perché “contiene un giudizio negativo aprioristico, insinuando l’idea che il migrante agisca al buio, come un malfattore e suggerisce un’immagine dell’immigrato come nemico“. Meglio usare “richiedente asilo” allora, pure se magari l’immigrato l’asilo nemmeno lo vuole richiedere, oppure “rifugiato”, pure se dovesse provenire da qualche paese in cui di guerre e cataclismi non c’è ombra, o “vittima della tratta”, pure se non è stato costretto da nessuno a salpare. E poco importa se il modo in cui è entrato in un altro Paese è illegale (nel cassone di un tir, o nella stiva di un barcone, di solito al buio, di nascosto, e forse è per questo che si una il termine clandestino), basta dire “non regolare”.

Mentre i media e gli pseudo intellettuali continuano questo gioco di ridiscussione linguistica per poter meglio abbattere dei concetti “pericolosi” e riformare qualsiasi istituto possibile e immaginabile (la casistica è infinita: negro-nero, gay-omosessuale, donna delle pulizie-colf, mamma e papà – Genitore 1 e Genitore 2…), il “piccolo effetto collaterale” recato da un’immigrazione diventata mero business diventa sempre più macroscopico. A Biella, nel centro profughi di Occhieppo Superiore (comune di 3mila abitanti), i “richiedenti asilo” spacciano droga alla luce del sole. Non solo. La propongono ai bambini del quartiere, che rischiano di diventarne schiavi. E così i genitori sono costretti a chiuderli in casa. Come se fossero in un “lager”.

Come racconta al Giornale Sabrina Grandi, residente e madre di due ragazzi, ogni giorno è un calvario di timori e paure. “I miei figli si sentono carcerati, ma io ho paura. Così gli impedisco di uscire di casa”. C’è da capirla. A fine gennaio i carabinieri hanno realizzato un blitz nella struttura scovando dosi di marijuana per 100 grammi totali, tutti ben divisi in dosi pronte ad essere vendute. “I migranti avvicinano i nostri figli e li invogliano a consumare droga. Gli dicono: “Provatela, che è buona”.

Ma siccome la vera tratta gli immigrati la iniziano proprio nel momento in cui sbarcano sulle nostre coste, ecco che le Istituzioni varano un’altra norma per incentivare economicamente la proliferazione di centri accoglienza di questo genere. Non bastavano i 35 euro al giorno per ogni migrante riconosciuti alle strutture, ora c’è anche il “bonus gratitudine” per gli enti locali che accolgono i “rifugiati”. Ad annunciarlo è il prefetto di Rovigo Enrico Caterino, che, come racconta il Gazzettino, ha annunciato l’assegnazione al Comune, da parte del governo, di 500 euro per ogni profugo accolto. Per il capoluogo rovigino, amministrato dalla Lega Nord, si tratta di ben 107mila euro.

L’idea di un “bonus gratitudine” verso le amministrazioni accoglienti risale almeno all’ottobre dello scorso anno, quando il governo Renzi, alle prese con le proteste dei tanti Comuni che rifiutavano di ospitare i richiedenti asilo, stabilì una sorta di ricompensa per chi fosse stato disposto a collaborare. In cima alla classifica c’è Milano, che dovrebbe ricevere un milione e mezzo di euro, mentre la Regione più virtuosa è la Lombardia, con ben 503 amministrazioni “accoglienti” che in tutto avranno oltre dieci milioni e mezzo di euro. Ma non sono mancette eh, si badi bene. Sono solo “compensi per il riconoscimento dei buoni propositi”. E la polvere sotto il tappeto, intanto, non ci entra più.