Boom turismo in Romagna dopo le raccomadazioni del New York Times

di Francesco Mondardini
30 Aprile 2018

Era stata una breaking news invernale che aveva colpito il cuore dei tanti romagnoli che lavorano nelle strutture turistiche e che, in particolar modo in estate, lavorano a pieno ritmo per rendere la Romagna una meta attrattiva e affascinante: il New York Times, il prestigiosissimo quotidiano americano di stampo liberal, aveva inserito l’Emilia Romagna, con particolare riferimento al litorale adriatico, nella sua rinomata classifica di luoghi da visitare sul pianeta, la ’52 place to go.

Nel dossier turistico stilato dal Times, la Romagna veniva citata soprattutto per l’agglomerato turistico di Rimini, ma non solo. Tutta la Riviera, infatti, rappresenta ormai un vero e proprio must per il turismo internazionale. Non si tratta più soltanto di un turismo germanocentrico, quanto piuttosto di un’ammirazione globale che la Romagna si è riuscita a conquistare negli ultimi anni grazie al lavoro e ai sacrifici dei tantissimi addetti al settore turistico.

L’olio di gomito versato ha dato ulteriori frutti, con l’apertura della stagione turistica 2018 che è partita alla grande. Con la festività del 25 aprile, e il lungo ponte del primo maggio ancora in corso, infatti, si è aperta ufficialmente la stagione balneare romagnola, complice un clima davvero ideale per recarsi sulle spiagge del litorale. Dalle prime rilevazioni, gli stabilimenti balneari hanno fatto segnare un boom di affluenza turistica, in netta crescita rispetto al 2017. Sulle spiagge romagnole sono già apparsi anche numerosi turisti stranieri sicuramente attratti anche dal risalto di cui la Romagna ha potuto godere negli ultimi mesi a livello internazionale.

Il fatto che si parli di Romagna a livello globale, così come successo sulle colonne del Times lo scorso inverno, è un fattore fondamentale di crescita per il comparto turistico romagnolo. In un’epoca globalizzata quale quella che stiamo attraversando, il riconoscimento internazionale è l’unica strada per aumentare l’indotto turistico di una regione che, numeri alla mano, non è seconda nessuna a livello europeo e, tantomeno, all’interno del Belpaese, tornato di gran modo tra i turisti di tutto il mondo.