Apicoltura Praconi: da 129 anni un’eccellenza romagnola e del made in Italy all’estero

di Redazione Romagna Futura
18 Aprile 2018

L’apicoltura Praconi è un’azienda a conduzione famigliare, fedele conservatrice di esperienze e insegnamenti. Un’azienda nata dagli anni successivi dell’unità d’Italia: dal 1889 ad oggi. Dunque 129 Anni di storia, tradizione, identità ma soprattutto sinonimo di prodotti di qualità italiana.

Una eccellenza prima di tutta romagnola, ma anche del made in Italy, ecco perché abbiamo avuto piacere nell’aprire la nostra rubrica sul punto di vista delle aziende proprio con la Praconi. Il viaggio all’interno dell’azienda lo svogliamo assieme a Massimo Praconi, uno dei fratelli che conduce l’attività dopo 4 generazioni.

Salve Massimo, grazie per la sua disponibilità. Praconi oggi può essere considerata uno dei simboli locali di eccellenza nell’ambito apistico nazionale. Come è nata la storia della Mieli Praconi?

“La nascita dell’azienda Praconi si deve a mio bis-nonno. Era il 1889 e a Longiano fu fondata la Praconi e cugini, una piccola impresa apistica locale che lavorava prettamente sul territorio della Romagna. Poi con gli anni, con il lavoro e l’esperienza, siamo cresciuti fino ad oggi: più di 1000 arnie di miele sparse nelle varie regioni italiane, 18 tipi di miele prodotto, oltre al Propoli e la Pappa reale, il tutto esportato non solo a livello nazionale, ma anche in sette paesi Europei”.

L’uomo utilizza il miele da circa 12.000 anni. Tracce, testimonianze della raccolta del miele risalgono all’ epoca preistorica. Come si è evoluto il vostro mondo.

“Il mondo apistico e dell’apicoltura nel tempo si è evoluto sia dal punto di vista tecnico che scientifico. Oggi per essere apicoltore bisogna avere conoscenze in botanica, fisica, meteorologia e in biologia. Un lavoro, ma prima di tutto una passione, che dipende da molti fattori e varianze esterne, oggi sempre più presenti e rilevanti. Si pensi ai pesticidi e al glifosato, per non parlare delle condizioni meteo. L’anno scorso per il caldo anomalo è stato un anno terribile per il miele italiano, la produzione si è praticamente dimezzata con ovvie conseguenze sul prezzo finale”.

In questo mercato globale, i prodotti agroalimentari Italiani sono sempre più bistrattati. Si assiste negli ultimi anni alla crescente importazione di miele estero, per la Praconi è una minaccia questo?

“Il miele di provenienza estera (sia europea che extra) non ci spaventa in quanto la nostra filosofia aziendale è puntare tutto sulla qualità del prodotto. Se si punta solo ed esclusivamente sul prezzo finale è chiaro fin da subito che non siamo concorrenziali. Un esempio classico è il miele 1000 fiori proveniente dalla Cina che viene venduto all’ingrosso a 2 euro al kg, contro i 5 euro. Il prezzo è indubbiamente inferiore, ma il miele Italiano ha una qualità fortemente superiore. Si consideri che il miele è uno dei prodotti agro-alimentari più contraffatti e contaminati al mondo. Noi non vogliamo e non possiamo tradire la fiducia dei nostri consumatori, che vogliono alta qualità. Infatti in Italia il consumo di miele è in piena espansione a fronte di un calo della produzione”.

Qual è il vostro rapporto con il biologico?

“La Praconi è certificata per il biologico, ma il miele biologico non esiste. L’ape nella sua ricerca e bottinatura, ha un raggio d’ azione di circa 3 km. Praticamente impossibile capire se sono andate esclusivamente su fiori o piante biologiche o meno. Quello che si effettua è l’apicoltura biologica che è tutta una altra cosa ed è in forte espansione”.

Come si immagina la Praconi tra 10 anni?

“Spero in espansione. Stiamo puntando molto sul nord Europa dove il consumo di miele è maggiore e la produzione sta calando per via delle diverse condizioni climatiche e meteorologiche in quei territori. Lettonia, Estonia potrebbero essere i nuovi paesi in cui il barattolo “Miele Praconi” potrebbe comparire nelle case. Anche se spero di ritornare nel mercato russo”.

In che senso, si può spiegare meglio?

“Fino a qualche tempo fa il miele Praconi era conosciuto in Russia, principalmente a Mosca. Oltre a questo, esportavo molti prodotti agro alimentari del Rubicone e d’intorni, si pensi al Sangiovese, ai formaggi, liquori. Contribuivo a far conoscere queste eccellenze nel grande mercato russo, cercando di aumentare export e quindi lavoro alle piccole realtà locali. Tutto questo fino all’adozione dell’embargo alimentare (sarà prolungato fino al 31 dicembre 2018). Un vero disastro”.
Simone Pascuzzi