Altro che pesi e contrappesi: anche le toghe dettano l’agenda politica

di Daniele Dell'Orco
27 Gennaio 2017

Ma quale separazione del poteri dello Stato! Il potere giudiziario e quello legislativo si sovrappongono sempre e più del dovuto. Il sistema di pesi e contrappesi funziona a corrente alternata e, anche quando non scelgono di scendere in campo in prima persona, i magistrati tentano comunque di dettare l’agenda politica.

Durante la cerimonia d’apertura dell’anno giudiziario, che si è svolta ieri a Roma al palazzo della Cassazione, la prima della storia che non ha visto la partecipazione dell’Associazione nazionale magistrati, si è assistito a un comizio politico. Se l’Anm ha disertato, viceversa quest’anno è stato presente tra il pubblico, accanto al Capo dello Stato Sergio Mattarella, il premier Paolo Gentiloni a differenza dell’ex presidente del Consiglio Matteo Renzi, che negli anni scorsi non aveva mai partecipato all’appuntamento.

Per l’occasione, il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha parlato di riforma penale non più rinviabile, e fin qui nulla di strano, così come nella norma il commento da parte del presidente della Cassazione Giovanni Canzio, che ha criticato nel suo intervento le indagini “troppo lunghe” e le “distorsioni del processo mediatico” favorite anche dalla “spiccata autoreferenzialità” di alcuni magistrati. Molto meno “richiesto” è invece il parere di Canzio sul suo no al reato di clandestinità, che pure ci ha tenuto a sottolineare la necessità di un adeguato sistema repressivo contro il terrorismo internazionale.

Canzio si sofferma anche sul tema della prescrizione, irrisoria in Cassazione (colpisce solo l’1,3% dei processi) ma che secondo lui andrebbe bloccata dopo la condanna in primo grado. E, tanto per non farsi mancare nulla, si pronuncia pure sulle adozioni gay: “Non ci sottraiamo, ma serve una legge”.

Non si comprende bene, tuttavia, la ragione per cui le omelie del Papa su temi etici strettamente connessi alla religione di cui rappresenta il faro e la guida vengano considerate tentativi di sovvertire uno Stato laico, ma le considerazioni puramente politiche di un rappresentante del potere giudiziario possano non solo passare inosservate, ma essere persino ascoltate con attenzione dal premier e dal Presidente della Repubblica.