Aborto, a Roma un bando per assumere solo medici non obiettori

di Daniele Dell'Orco
22 Febbraio 2017

La Regione Lazio, prima in Italia, vara un bando riservato esclusivamente a medici non obiettori di coscienza, per garantire l’applicazione piena della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza. È stato il presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, a volere il concorso che ora si è concluso per fronteggiare l’assenza di ginecologi non obiettori in uno dei maggiori ospedali di Roma, il San Camillo. “Qualora i medici si dichiarassero poi obiettori, sarebbero passibili di licenziamento”, si legge nel bando. Una decisione che ha scatenato subito il dibattito politico. “La decisione – tuona don Carmine Arice – snatura l’impianto della legge 194 che non aveva l’obiettivo di indurre all’aborto ma prevenirlo”.

Recentemente il ministero della Salute, guidato da Beatrice Lorenzin, ha dimostrato che il numero dei medici non obiettori è sufficiente per coprire ampiamente la domanda di interruzioni volontarie di gravidanza. Eppure la regione Lazio è voluta andare oltre. “Tutto questo – commenta la Cei – fa molto dubitare sulla bontà di questo provvedimento”. Anche il professore Filippo Maria Boscia, presidente nazionale dell’Associazione medici cattolici italiani, ha parlato di “grave discriminazione”.

Contro la Conferenza episcopale si schiera il Pd. «La Cei – attacca Laura Garavini, dell’Ufficio di presidenza del gruppo dem alla Camera – entra a gamba tesa nella sacrosanta attuazione della legge 194, che il presidente della Regione Lazio vuole garantire. La decisione di Nicola Zingaretti non snatura affatto la legge ma, al contrario, la attua. Proprio ciò che dovrebbe essere fatto in tutte le Regioni del nostro paese, dove non sempre le donne possono esercitare il diritto stabilito da una legge che tutti riconoscono come equilibrata e di grande buonsenso anche nella prevenzione degli aborti».