Verso la nascita del Partito sovranista europeo

di Daniele Dell'Orco
12 Settembre 2018

Oggi il Parlamento europeo voterà una risoluzione che chiede di attivare l’articolo 7 del Trattato contro l’Ungheria. Il Partito popolare europeo rischia così di frantumarsi e di dover passare i prossimi mesi, fino alle elezioni Europee, a raccogliere i cocci. Da una parte chi sta con il premier ungherese e non disdegna un dialogo con la galassia dei partiti sovranisti, dall’altra chi non vuole avere nulla a che fare con quel mondo che minaccia la tenuta dell’Ue.

Il capogruppo Manfred Weber – che si è candidato per la presidenza della Commissione – non vuole rompere con Orban, anche e soprattutto in vista del sostegno alla sua candidatura in vista delle Europee. Ma il malcontento all’interno del gruppo – soprattutto tra i nordici – è tale che Weber non potrà chiedere ai suoi di votare contro il report Sargentini. Per questo, con ogni probabilità, lascerà libertà di voto. O forse chiederà l’astensione. Una decisione verrà presa soltanto questa sera, anche alla luce dell’intervento di Orban. Forza Italia non voterà contro l’Ungheria.

Il Ppe, insomma, è spaccato in due. E saranno proprio queste due sensibilità a cercare affermazione individuale alle prossime elezioni di maggio. La destra radicale europea è già mobilitata, grazie anche all’istituzione di una Fondazione a Bruxelles chiamata «Il Movimento», finanziata e diretta da Steve Bannon. Le posizioni sovraniste sono diventate influenti all’interno del Ppe e a giudicare anche dai risultati elettorali di paesi come Svezia, Olanda, la stessa Italia, pretendono un proprio spazio di rappresentanza. Le posizioni del partito ungherese Fidesz di Viktor Orban, ad esempio, sono condivise dai cristiano sociali bavaresi di Horst Seehofer, dai popolari spagnoli del nuovo segretario Pablo Casado e dai popolari austriaci di Sebastian Kurz, ma anche da diversi popolari dell’Europa del nord. Il caso dell’Austria, tuttavia, è emblematico. Per evitare la spaccatura interna Kurz non potrà chiedere di votare in favore di Orban, cadendo nella contraddizione. Sono in corso negoziazioni per fare entrare il partito polacco Legge e Giustizia di Jaroslaw Kaczyński. Dopo tutto, secondo le proiezioni dell’Istituto Cattaneo, il Partito popolare europeo (attualmente il più grande partito del Parlamento europeo) potrebbe perdere intorno al 7% dei voti (attestandosi intorno al 25% dei seggi parlamentari). Se si considera che il declino elettorale dei Socialisti e Democratici renderebbe difficile la riedizione di una grande coalizione per eleggere il presidente della Commissione, allora è plausibile ipotizzare una futura convergenza tra i popolari e la destra radicale. Il tutto, a beneficio di un raggruppamento che possa svincolarsi dalle correnti più progressiste del Ppe e attestarsi nella sua totalità su posizioni “eurocritiche”.