Trump, prime parole da Presidente: “Da oggi il potere tornerà ai cittadini”

di Daniele Dell'Orco
20 Gennaio 2017

Scortato dal Presidente uscente Barack Obama, il 45esimo Presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump ha preso possesso della sua poltrona ufficialmente durante l’Inauguration Day di oggi, quando dal Campidoglio ha pronunciato il giuramento sulla Costituzione e successivamente anche il primo discorso ufficiale da Presidente:

“Noi cittadini americani siamo ora uniti in un grande sforzo comune per ricostruire il nostro Paese. Affronteremo molte sfide e moltissime difficoltà, ma raggiungeremo l’obiettivo. Siamo grati al Presidente Obama per aver reso possibile questa transizione. Oggi non stiamo solo trasferendo il potere da un partito a un altro, ma lo stiamo trasferendo da Washington a tutti voi cittadini. Il sistema fino ad ora ha protetto se stesso ma non i cittadini. Questo giorno sarà ricordato come il giorno in cui il potere tornerà nelle vostre mani. È il vostro momento, vi appartiene. A quelli che si sono raccolti qui e da quelli che guardano da tutta America. È il vostro Paese. Quello che importa non è quale partito controlla il governo ma se il popolo controlla il governo. Da oggi sarete di nuovo i veri legislatori. Non sarete più dimenticati. Decine di milioni di persone vogliono far parte di un movimento storico, che il mondo non aveva mai visto. Nella convinzione che una nazione esiste per servire i suoi cittadini: nel lavoro, nella scuola. Cose ragionevoli. Ma troppi dei nostri cittadini vivono intrappolati nella povertà, imprese che chiudono, l’istruzione che viene meno. E anche i crimini, le droghe che mietono vittime e ci tolgono tanto potenziale, tutto questo finisce adesso, in questo momento”.

“I sogni appartengono a tutti. E anche il successo. Condividiamo un cuore e un destino glorioso. Il giuramento che faccio è a tutti gli americani. Per decenni abbiamo chiuso alle nostre imprese e lasciato indifesi i nostri confini, spendendo risorse all’estero mentre le nostre infrastrutture crollavano nella decadenza, mentre la fiducia nel nostro Paese spariva. Le imprese se ne andavano senza pensare ai milioni di lavoratori che restavano abbandonati. La middle class è stata tagliata fuori dalla redistribuzione della ricchezza. Ma da oggi in poi una nuova visione governerà gli Usa. Voglio mandare un messaggio importante: l’America prima di tutto. Ogni decisione, su commercio, fisco, esteri, dovrà beneficiare i lavoratori degli Usa. La tutela porterà prosperità e forza e io combatterò con ogni respiro, non vi deluderò. L’America riprenderà a primeggiare come mai prima. Porteremo l’occupazione, i nostri confini, torneremo a sognare. Costruiremo nuove autostrade, ponti, stazioni ferroviarie in tutta la nostra grandiosa Nazione. Porteremo le persone fuori dalla disoccupazione. Con una regola semplice: comprare prodotti americani. Cercheremo buoni rapporti con gli altri, ma solo nell’interesse nazionale. Vogliamo essere d’esempio per tutti. Vogliamo rafforzare le alleanze e porci contro il terrorismi islamico, per sradicarlo dalla faccia della terra”.

“Quando si apre il cuore al patriottismo non c’è spazio per il terrorismo. La Bibbia ci dice quanto sia bello quando le persone vivono in armonia. Noi dobbiamo aprire le menti e agire in armonia e solidarietà. Così l’America è inarrestabile. Non dobbiamo avere paura, saremo sempre protetti dalle forze dell’ordine di questo Paese. E, più importante, da Dio. Infine, dobbiamo pensare e sognare in grande. L’America vive solo se lotta. Noi non accettiamo che i politici si lamentino senza agire per cambiare le cose. Il tempo per le parole vuote è finito. È il momento di agire. Non dobbiamo permettere a nessuno di dirci: non si può fare. Non falliremo. L’America sarà ancora ricca e prospera. Tutta la saggezza non sarà mai dimenticata, a prescindere dal colore della nostra pelle. Abbiamo le stesse libertà e guardiamo tutti sotto la luce della nostra bandiera”.

“A tutti gli americani di tutte le città, vicine e lontane, piccole e grandi. Non verrete più ignorati. Le vostre voci e le vostre speranze sogni e aspettative definiranno il sogno americano e ci guideranno in questo percorso. Renderemo questo Paese prospero, sicuro, grande, grandioso. Dio benedica voi e gli Stati Uniti d’America”.

I detrattori fanno già notare come la folla di accompagnamento al nuovo Presidente fosse molto meno considerevole (e di stragrande maggioranza bianca) rispetto a quella che accolse Obama nel 2009, ma è risaputo che il consenso di Trump non sia derivato dagli ambienti istituzionali della Capitale a stelle e strisce (a Washington ha stravinto Hillary Clinton), bensì dal ceto medio liberal-conservatore sparso in tutti gli Stati Uniti.

Alla Casa Bianca era in corso il passaggio di consegne, quando gruppi di persone vestite di nero e armate dei mazze hanno dato vita a scontri con la polizia, infierendo sulle vetrine e sui finestrini delle automobili. Presa di mira, in particolare, una filiale della Bank of America, mentre tra la folla, i sassi e i lacrimogeni della polizia, un cartello rivendicava con chiarezza la matrice della protesta: “Make racist afraid again”, parodia antagonista e al vetriolo dello slogan usato da Trump in campagna elettorale, “Make America Great Again”.