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Regno Unito, i conservatori vincono su tutti i fronti

Fabio S. P. Iacono di Fabio S. P. Iacono, in Esteri, del

“Il sogno della Brexit sta morendo” ha commentato Boris Johnson dopo le dimissioni. “Quel sogno sta morendo soffocato da insicurezze superflue”, ha proseguito l’ex ministro. Il Regno Unito a suo giudizio ha finito per rimandare “decisioni cruciali” come prepararsi per un’ipotesi di “no-deal Brexit”, cioè una Brexit senza accordo con l’Unione europea. Ha avvertito che, di conseguenza, il Paese rischia una “semi-Brexit”. “Devo andare” perché “in coscienza non posso sostenere” le proposte per le quali si è accordato il governo, ha aggiunto Johnson nella nota in riferimento al piano che punta sulla volontà di mantenere una relazione commerciale stretta con l’Unione Europea dopo la Brexit, in programma alle ore 23 il 29 marzo del 2019. Secondo il conservatore ex sindaco di Londra, sostenitore di una Brexit “dura”, con queste condizioni “ci dirigiamo veramente verso lo status di colonia” dell’Unione Europea.

Il governo di Theresa May è apparentemente in difficoltà dopo le dimissioni di David Davis, il ministro per la Brexit, seguite da quelle del ministro degli Esteri Boris Johnson. Non è in discussione né la strategia della Brexit, né la stessa sopravvivenza politica di Theresa May: Johnson si è messo nella posizione di lanciare una sfida per la leadership. Da qualche tempo si erano levate lamentele di tradimento dal fronte euroscettico, di cui Johnson è il capofila: l’ala dura del partito conservatore non ha infatti digerito il piano presentato dalla May, che punta decisamente in direzione di una soft Brexit, un’uscita morbida dalla Ue. Il successore di Johnson è Jeremy Hunt. Il piano della May prevede di rimanere di fatto nel mercato unico per quanto riguarda industria e agricoltura e apre a ulteriori concessioni sul fronte della libera circolazione delle persone: tutte cose che per gli euroscettici sono un tradimento dello spirito del referendum del 2016. Davis e Johnson non hanno accettato il piano May e si sono dimessi. E non è un mistero che della stessa opinione siano tanti deputati conservatori, bisogna vedere ora se avranno il coraggio di andare fino in fondo e lanciare una sfida per la leadership, con l’obiettivo di deporre la May.

Il presidente dell’Ue, Donald Tusk, ha commentato la fuga dall’esecutivo britannico, lasciando intendere che il futuro dei negoziati per il divorzio tra Londra e Bruxelles potrebbe essere rimesso in discussione. “I politici vanno e vengono ma i problemi che hanno creato alle persone restano”, ha scritto Tusk, “Mi dispiace solo che l’idea di Brexit non sia scomparsa insieme a Davis e Johnson”. Siamo giunti alla resa dei conti all’interno dei Tories a lungo rimandata. Una svolta che in realtà sancisce il rafforzamento della May, ed allo stesso tempo, in un futuro non lontano, un nuovo leader del partito e del governo con il Regno Unito fuori dal circuito dell’Unione Europea, con lo stesso Johnson fra i candidati più forti alle prossime elezioni. E’ improbabile la possibilità che, davanti ai conservatori “divisi”, Jeremy Corbyn riporti i laburisti al governo con un secondo referendum sulla Brexit, ed un eventuale accordo di rientro finale tra Londra e Bruxelles. Si è dimesso anche Steve Baker, il vice ministro per la Brexit, rivelando che a indispettire i brexitiani è stata anche la rivelazione da parte di Downing Street di come sono stati trattati a Chequers: dove i ministri ribelli si sono prima visti confiscare i telefonini, poi hanno ricevuto biglietti da visita di agenzie di taxi locali, con l’avvertimento che, in caso di dimissioni, avrebbero perso immediatamente il diritto all’auto ministeriale e avrebbero dovuto pagarsi di tasca propria il viaggio di ritorno fino a Londra. Boris Johnson resta comunque a Carlton House, alloggiato in un appartamento che comprende tre stanze da letto e due sale da pranzo, con quadri antichi alle pareti e candelabri di buona manifattura ai soffitti: “Potrebbe rimanerci ancora per settimane”, fanno sapere i portavoce governativi.

Una situazione imbarazzante soprattutto per il nuovo ministro degli Esteri Jeremy Hunt, costretto a rimanere nella sua casa di Pimlico, ci sono state “discussioni” fra lui e Boris, ammettono fonti governative, e al neoministro è stato concesso di usare nel frattempo Carlton House per le occasioni ufficiali. I portavoce governativi precisano che “ci si aspetta che gli ex ministri lascino le residenze ufficiali al termine del loro mandato non appena sia praticamente possibile: tenuto conto delle loro circostanze personali e delle esigenze familiari”. Chi scrive ha da parte materna, oltre che del sangue francese, anche del sangue inglese, essendo italiani da poco più di duecento anni. I nostri cugini britannici al momento stanno seguendo, bene o male, i suggerimenti di Sir Winston Leonard Spencer Churchill: all’Unione Europea dei timbri, dei bolli, delle carte e delle astrazioni burocratiche, economiche e sociali preferiscono il mare.

Fabio S. P. Iacono

Fabio S. P. Iacono

Giornalista e scrittore di origini bizantine, franche e normanne. Ha pubblicato le seguenti opere: "Il sole dietro il sipario" (Sovigliana Vinci 1990), in seguito non riconosciuta; "Nostalgia iperborea" (Melegnano 1999); "Antologia uranica" (Modica 2003); "L'occhio siderale 2003-2004" (Modica 2005); "L'occhio siderale 2005-2008" (Modica 2009); "L'Occidente tra dissoluzione e disgregazione. Quale ricomposizione etica, politica ed economica?" (Accademia Nazionale della Politica Ragusa 2012); "L'occhio siderale 2009-2014" (Fondazione Grimaldi Modica 2014); "Il cigno reale" (Sulmona 2017). Ha scritto per IlConservatore.com, scrive anche per Destra.it.

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