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Quali priorità dovrà affrontare il neoeletto presidente russo Putin?

Fabio S. P. Iacono di Fabio S. P. Iacono, in Esteri, del

Vladimir Putin ottenendo il 76,6% dei consensi dai cittadini russi che si sono recati alle urne per il voto presidenziale, 67,4%, è stato investito per la quarta volta, non consecutiva, dell’incarico di guidare fino al 2024 la potenza russa, indiscutibile ed imprescindibile “cerniera” geopolitica euroasiatica. Il concorrente più temibile in lizza per la più alta carica con sede a Mosca si è fermato appena all’11,8%, si trattava del candidato neocomunista Grudinin. In questo momento a Mosca fervono gli incontri per formare il nuovo governo che tradizionalmente entra in funzione nel cuore della primavera, quando le rigide temperature invernali cedono il passo ad un clima più mite. L’oppositore Aleksej Navalny aveva incitato più volte i russi a boicottare le elezioni. “Non chiamatele elezioni, questa è una farsa” – ha dichiarato dall’esilio il campione mondiale di scacchi, Garry Kasparov -. “Il solo voto che conta in una dittatura come la Russia è quello di Putin”. Nel corso della giornata elettorale si sono moltiplicate infatti le denunce di brogli, con annessi alcuni video di funzionari ripresi mentre inserivano nelle urne schede precompilate. Putin ha largamente migliorato il risultato del 63,60% ottenuto nel 2012, ma anche tutti i risultati precedenti: il 53,4% del 2000, il 71,9% del 2004 e anche il 70,28% di Dmitrij Medvedev, nel 2008. E ora va ad avvicinarsi a un record: al termine di questo nuovo mandato, nel 2024, Putin avrà totalizzato 8.979 giorni di permanenza al potere, non lontano dai 10.636 di Stalin. Dunque in questo momento “Santa Madre Russia” viene etichettata costituzionalmente da noi osservatori occidentali, nella migliore delle ipotesi, come una “Democrazia Presidenziale Autoritaria”. Il neocomunista Grudinin tuttavia, con un dato dell’11,8% ha migliorato sensibilmente il 7% che gli accreditavano i sondaggi. Terzo l’ultranazionalista Vladimir Zhirinovskij, al 5,6%, quarta Ksenia Sobchak, unica donna in lizza: ha ottenuto solo l’1,6%. Anche la Sobchak ha manifestato a caldo un profondo disappunto intorno all’acerbità democratica russa, ritenendo che “la campagna elettorale è stata terribilmente sporca e che immediatamente chiederà a Putin” – di cui suo padre Anatolij Sobchak fu padrino a Pietroburgo – “l’impegno di liberare i detenuti politici”. Gli altri quattro candidati non sono praticamente pervenuti, non hanno infatti oltrepassato l’1%. Con Putin la vita dei russi è cambiata, anche la base popolare più umile e modesta lo ha considerato e lo considera un’emanazione quasi zarista sia tra il nuovo ed il vecchio secolo. Nei prossimi sei anni, secondo la stragrande maggioranza dei russi, Putin potrà cambiare ancora tante cose in positivo. Il ritorno della Crimea alla Federazione Russa, celebrato per mezzo del concerto sulla Piazza Rossa. Dopo la crisi e la depressione degli anni ‘90 la Russia non solo non ha abdicato in qualità di superpotenza mondiale a favore degli U.S.A. o della Cina, ha invece rilanciato operando discretamente, dietro le quinte, per attenuare la tensione salita alle stelle in estremo oriente contro la Corea del Nord che stava per trovare impreparata la Cina, vincolata nel nuovo millennio da un’amicizia economica e finanziaria con gli U.S.A., rimettendo in spolvero l’alleanza politica tra Washington e Tokyo. Oltre al benessere interno dei 147 milioni dei suoi governati Vladimir Putin, nei prossimi sei anni, dovrà ricacciare la Turchia di Erdogan nei suoi confini, fuori dalla Siria e contribuire alla sicurezza nazionale dei Curdi, come è stato faticosamente fatto con gli Armeni nel recente passato. D’altro canto il caso dell’avvelenamento a Salisbury, in Inghilterra, dell’ex spia russa fuori busta paga, Skripal e della figlia, per mezzo del gas nervino ha evidenziato, ma non ce n’era bisogno, le nuove coordinate geopolitiche mondiali del Regno Unito, che uscirà definitivamente dall’Unione Europea il 29 marzo 2019, dopo aver rescisso anche l’ultimo “contratto” continentale. Ma torneremo sull’argomento con un prossimo scritto a freddo. Il Regno Unito non ha rinunciato a svolgere quindi una funzione mondiale per mezzo dell’ormai rodato circuito interno al Commonwealth, fondato l’11 dicembre 1931, e con sede sempre a Londra. La Russia post comunista, nata il 25 dicembre 1991 forse non a caso nel giorno del Natale Occidentale, compirà quest’anno appena ventisette anni, con addosso una pesante responsabilità ereditata dai secoli precedenti. Donald Trump infatti ha già chiesto di incontrare Vladimir Putin, supponiamo non sarà solo l’occasione per congratularsi per la rielezione dello “Zar Vladimir I”, ma per affrontare i temi salienti ed in sintesi di tolleranza e rispetto, con particolare riguardo alla politica internazionale, intorno ai suoi impegnativi ulteriori sei anni di governo. Temi da affrontare? Probabilmente quanto scritto da noi sopra.

Fabio S. P. Iacono

Fabio S. P. Iacono

Giornalista e scrittore di origini bizantine, franche e normanne. Ha pubblicato le seguenti opere: "Il sole dietro il sipario" (Sovigliana Vinci 1990), in seguito non riconosciuta; "Nostalgia iperborea" (Melegnano 1999); "Antologia uranica" (Modica 2003); "L'occhio siderale 2003-2004" (Modica 2005); "L'occhio siderale 2005-2008" (Modica 2009); "L'Occidente tra dissoluzione e disgregazione. Quale ricomposizione etica, politica ed economica?" (Accademia Nazionale della Politica Ragusa 2012); "L'occhio siderale 2009-2014" (Fondazione Grimaldi Modica 2014); "Il cigno reale" (Sulmona 2017).

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