Le Pen, la Frexit come più grande forza e più grande debolezza

di Daniele Dell'Orco
6 Febbraio 2017

La corsa all’Eliseo di Marine Le Pen parte nel modo più scontato possibile, eppure in grado di fare scalpore. La leader del Front National ha un obiettivo ben preciso: uscire dall’Europa. Ma non solo. La Le Pen ha dichiarato che saranno imposte tasse ai lavoratori stranieri e che implementerà politiche protezioniste; ma anche che tornerà a imporre limiti severi all’immigrazione per combattere globalizzazione e fondamentalismo islamico: via dal territorio francese gli schedati. Politiche “trumpiane”, si direbbe in questi giorni, anche se tutte le voci principali del partito francese, compresa Marine ovviamente, hanno a più riprese portato avanti questi temi durante tutto il loro percorso politico. Anzi, si direbbe persino che sia stata la presa di posizione sovranista di un partito come il Front National a dare il là ad altre singole iniziative intraprese in altri Stati.

Chiaro che il peso specifico di una dichiarazione del genere proveniente dalla favorita alla successione di Hollande possa davvero fare da apripista per tutti gli altri movimenti demo-popu-anti Ue del Vecchio Continente. Ma, c’è un grande ma. Sebbene la candidatura del repubblicano Francois Fillon sia sempre più in bilico a causa del cosiddetto ‘Penelopegate’, lo scandalo sul lavoro di assistente retribuito e mai svolto dalla moglie Penelope, l’iniziativa di Marine potrebbe aver fornito un assist importante a Emmanuel Macron. L’ex ministro dell’Economia giova delle divisioni nel centrodestra e si rafforza con una campagna facilitata dall’allontanamento dalla corte socialista di Hollande. Macron supera negli ultimi sondaggi Fillon con un 22% contro il 19,5% del candidato in fieri di uscire dalla scena, e si proietta ad uno scontro al secondo turno contro Le Pen, scontro che potrebbe vincere a mani basse attualmente con un 65% delle previsioni di Elabe-Les Echos.

Al grido di “Europa, Europa”, Macron potrebbe beneficiare di qualcosa che in Francia è conclamato e pronunciato: il sentimento di unità nazionale che permette a tutti gli elettori di superare gli steccati. I sondaggi danno Marine Le Pen al primo posto davanti a tutti gli altri candidati alle presidenziali francesi. Solo lei raggiunge il 25% (il primo turno sarà il 23 aprile, ma il ballottaggio è fissato per il 7 maggio), ma in previsione di un sanguinoso ballottaggio c’è da scommettere che l’istinto da parte dei francesi ad ostacolare il “pericolo” lepenista possa giocare un brutto scherzo a Marine, lo stesso che permise a Chirac di essere sostenuto dai socialisti nel 2002 al ballottaggio contro Le Pen padre.

D’altronde, Frexit non è Brexit, e l’uscita da parte dei cugini d’Oltralpe significherebbe il crollo dell’Unione Europea. Già oggi i ruoli di Francia e Gran Bretagna nella Ue sono molto diversi tra di loro. Parigi è uno dei pilastri dell’Unione e – a fasi alterne – anche locomotiva. Londra ha sempre cercato – e ottenuto – un trattamento di favore. È fuori dall’Euro e dall’area Schengen, per esempio. La forza di Marine Le Pen, dunque, potrebbe diventare anche la sua più grande debolezza e il sistema elettorale francese potrebbe essere il più valido alleato degli europeisti.