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La Turchia è incompatibile con l’Unione Europea

Fabio S. P. Iacono di Fabio S. P. Iacono, in Esteri, del

Andrew Brunsen, pastore evangelico, cittadino americano originario della North Carolina, è da ventitré anni in Turchia e dal 2016 nelle sue carceri, un tribunale ha respinto l’appello per la liberazione, accusato dal governo di Recep Tayyip Erdogan di complicità nel fallito colpo di stato di quell’anno, di sedizione e legami con il leader religioso Fetullah Gulen che vive in esilio proprio negli Stati Uniti e la cui estradizione, per un presunto coinvolgimento nel golpe mancato, è da sempre richiesta da Ankara. Da qui la crisi della lira turca e la conseguente guerra economica e diplomatica tra Stati Uniti e Turchia che si ripercuote sui mercati mondiali.

Drammatico l’incontro alla Casa Bianca tra il Consigliere per la Sicurezza nazionale John Bolton e l’ambasciatore di Ankara a Washington Serdar Kilic. Bolton ha discusso “lo stato delle relazioni e la continua detenzione di Andrew Brunson” e, se qualcuno riteneva qualunque dialogo comunque incoraggiante, i toni sono rimasti gelidi: Bolton ha ammonito Kilic che non c’è nulla da trattare tra i due paesi se prima il predicatore non verrà liberato; Kilic non ha offerto alcuna concessione. La crisi tra i due paesi della Nato va ben al di là del destino di Brunson. Questo è diventato il classico “casus belli”. Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha firmato il decreto che rialza i dazi su alcuni prodotti di importazione Usa tra i quali automobili (120%), alcool (140%) e tabacco (60%). Per il Presidente Donald Trump, “i rapporti con la Turchia oggi non sono buoni”.

Non lo sono da almeno tre anni. Sul tavolo diplomatico si sono accumulate troppe quistioni irrisolte: dallo scontro sulla richiesta turca di sempre della consegna di Gulen, rifiutata altrettanto da sempre dalla Casa Bianca (anche se in campagna elettorale Trump aveva avviato contatti informali per un possibile accordo, poi annullati). I dazi statunitensi sull’acciaio e alluminio, che hanno colpito anche Ankara, sono stati raddoppiati in seguito alla vicenda Brunson. Come le sanzioni contro l’Iran, che minacciano di affliggere Erdogan perché Teheran è fornitore di energia al suo Paese: un accordo tra le due nazioni dura fino al 2026 e Ankara l’ha confermato. Il governo di Teheran ha subito espresso solidarietà alla Turchia nella disputa con gli Usa.
C’è poi l’annosa quistione dei curdi a dividere Washington e Ankara: il sostegno americano alle milizie curde in Siria, in particolare lo YPG, e Iraq, che il governo turco considera alla stregua di terroristi. Ancora i due menbri della Nato si sono scontrati sulla decisione turca di stringere rapporti sempre più stretti con Mosca: ha scelto infatti di acquistare sistemi missilistici russi, si tratta sofisticate difese anti-aeree S-400 al posto dei Patriot americani, che stando ai critici potrebbero mettere a rischio la compatibilità e sicurezza militare dell’Alleanza Atlantica. In Congresso si sono levate numerose voci che, in risposta, hanno chiesto la cancellazione della prevista vendita ad Ankara di velivoli F-35 di quinta generazione.

Brunson è considerato da Ankara merce di scambio per ottenere l’estradizione di Gulen e, assieme, la liberazione dell’executive della Halkbank, Mehmet Hakan Atilla. Richieste che nel primo caso Washington ha già respinto per mancanza di prove per l’estradizione. Mentre Atilla è stato condannato a tre anni di carcere negli Usa per passate violazioni dell’embargo contro l’Iran e per riciclaggio di denaro. Brunson è stato arrestato in Turchia nel 2016 durante le purghe ordinate da Erdogan in risposta al noto tentativo di colpo di stato militare e rischia la condanna all’ergastolo. Il pastore protestante era alla guida della congregazione evangelica “Izmir Resurrectio Church”, nella città di Izmir. Ankara l’ha accusato di aver complottato con il movimento di Gulen e anche di spionaggio ed eversione assieme al Pkk curdo, chiudendolo dietro le sbarre in una cella con 17 altri detenuti per simili reati. Il caso per Trump e la sua amministrazione è rapidamente diventato un banco di prova cruciale per la sua America First e in particolare per mantenere il consenso della base conservatrice e religiosa tra i repubblicani. Altri americani sono agli arresti in Turchia: un professore di chimica e suo fratello e uno scienziato della Nasa.

Ma il vice-presidente Mike Pence, già in luglio aveva minacciato l’avvento di dure sanzioni proprio qualora Ankara non avesse liberato il predicatore. Dal primo agosto il Dipartimento della Giustizia ha messo al bando il Ministro della Giustizia turco Abdulhamit Gül e quello degli Interni Suleyman Soylu. Brunson, laureato in studi teologici, è sposato e ha tre figli, sua moglie fu arrestata a sua volta con lui ma rilasciata dopo 13 giorni. Nel maggio 2018 un’udienza ha visto il giudice incaricato rifiutare qualunque testimonianza a favore di Brunson e dar credito alle più svariate teorie di cospirazioni, con prove e testimoni segreti, che avrebbero rilevato la complicità estesa dai mormoni agli evangelici e ai testimoni di Geova, questi ultimi sarebbero anch’essi al servizio del Pkk curdo e del movimento islamico di Gulen. Oggi la Turchia è di fatto stata accompagnata fuori dall’anticamera dell’Unione Europea, stando come sopra la realtà dei fatti potrebbe essere anche accompagnata fuori dalla Nato-Otan.

Fabio S. P. Iacono

Fabio S. P. Iacono

Giornalista e scrittore di origini bizantine, franche e normanne. Ha pubblicato le seguenti opere: "Il sole dietro il sipario" (Sovigliana Vinci 1990), in seguito non riconosciuta; "Nostalgia iperborea" (Melegnano 1999); "Antologia uranica" (Modica 2003); "L'occhio siderale 2003-2004" (Modica 2005); "L'occhio siderale 2005-2008" (Modica 2009); "L'Occidente tra dissoluzione e disgregazione. Quale ricomposizione etica, politica ed economica?" (Accademia Nazionale della Politica Ragusa 2012); "L'occhio siderale 2009-2014" (Fondazione Grimaldi Modica 2014); "Il cigno reale" (Sulmona 2017). E' stato corrispondente per Teleiblea, ha scritto per Il Conservatore.com e scrive anche per Destra.it.

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