La missione Sophia non è mai iniziata

di Daniele Dell'Orco
23 Gennaio 2019

È come vestirsi di tutto punto per andare a cena con Charlize Theron e poi svegliarsi la mattina dopo con di fianco la Signorina Silvani. L’operazione Eunavfor Med Sophia venne lanciata nel maggio del 2015 per lottare contro il traffico di migranti nel Mediterraneo centrale e il suo mandato include l’attuazione dell’embargo alle armi alla Libia e l’addestramento della guardia costiera libica. Le attività condotte dall’operazione Sophia dovrebbero anche contribuire alla promozione della stabilizzazione in Libia.

Al comando delle operazioni è l’ammiraglio italiano Enrico Credendino, che può contare su 3 unità navali e otto supporti aerei. Gli Stati che contribuiscono a Sophia sono 27. Il mandato, prolungato di tre mesi, scadrà il prossimo 31 marzo.

Sebbene il nome derivi da quello di una bambina nata da una donna somala su una delle sue navi, l’imbarcazione tedesca Schleswig-Holstein dopo il naufragio avvenuto il 18 aprile 2015 dello stesso anno in cui, al largo delle coste libiche, morirono oltre ottocento persone, le operazioni di ricerca e soccorso in mare non rientrano nel mandato di Sophia. Di fatto però, negli anni è diventata esattamente questo. Le sue navi sono state molto più spesso coinvolte in salvataggi dei migranti, come previsto dal diritto internazionale del mare e su istruzione del centro di coordinamento di soccorso marittimo competente, di quante se ne fossero pianificati all’inizio. In questi anni si stima che grazie a Sophia siano stati prelevati in 45mila, il 9% del totale.

Allo stesso tempo, organizzazioni umanitarie, ong e anche diversi governi nazionali che in teoria partecipano alla missione hanno iniziato a concedere sempre meno fiducia al ruolo della Guardia costiera libica, che anzi anche in tempi recenti si è rivelata essere spesso collusa con gli stessi trafficanti di esseri umani che Sophia avrebbe dovuto debellare.

L’organizzazione umanitaria Human Rights Watch, per dirne una, ha criticato l’Ue per il sostegno alla stessa Guardia costiera libica anche quando questa ha contribuito di fatto a far riportare i migranti in Libia, dove verrebbero maltrattati nelle prigioni. In sostanza, però, non è così irreale sostenere, come fa Salvini, che una missione che costa all’Europa 1 milione di euro al mese, oltre alle spese che i singoli paesi mettono a carico della Difesa, sia diventata nel corso dei mesi un collo di bottiglia per l’Italia.

Insomma: i libici non vengono addestrati in modo sufficientemente efficace, o anzi non hanno una vera e propria autorità distinta da quella dei trafficanti di uomini che a loro volta non sono stati affatto debellati. Le ong continuano seppur con più fatica le operazioni di soccorso a largo delle coste libiche in acque territoriali di competenza della stessa guardia costiera libica riportando però i migranti verso l’Italia. Il nostro Paese, visto il rafforzamento dei controlli ai confini da parte di Francia, Austria, e Germania, si trova a dover essere primo punto di approdo obbligato per ognuno di loro e, con il parallelo fallimento del piano di ricollocamento europeo, deve gestire da solo il flusso di migranti. Una fregatura.

Con il passo indietro della Germania a causa dell'”ostilità italiana” che è in realtà del tutto legittima, l’operazione Sophia perde una buona fetta di operatività visto che la fregata tedesca Augsburg è una delle tre fregate che fanno parte del dispositivo navale, insieme all’italiana Luigi Rizzo e alla spagnola Santa Maria. Non verrà inviata neppure la nave ausiliaria Berlin. 

Fonti vicine all’alto rappresentante per la politica estera Ue, Federica Mogherini, grande sponsor della missione, lasciano intendere un certo malcontento: “Se oggi l’Italia, che ha il comando e il quartiere generale dell’operazione, non vuole più Sophia, siamo pronti a chiuderla”, dicono. “Operazione Sophia è stata ed è ancora un’eccellenza della politica di difesa europea. Ha contrastato il traffico di esseri umani nel Mediterraneo fino quasi a fermarlo del tutto, addestrato la guardia costiera libica, e salvato vite umane. Sophia ha portato tutta l’Unione Europea nel Mediterraneo, dove l’Italia era sola prima del 2015. Se oggi l’Italia, che ha il comando e il quartiere generale dell’operazione, non vuole più Sophia, siamo pronti a chiuderla”.

Forse sarebbe meglio dire che non è mai stata aperta.