La Cina è indignata per la telefonata tra Trump e la presidente di Taiwan

di Daniele Dell'Orco
3 Dicembre 2016

Una piccola risposta agli scettici che pensavano che il neo-presidente degli Stati Uniti Donald Trump avrebbe “ammorbidito” la sua linea di condotta dopo la vittoria elettorale. Il colloquio telefonico con la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen,  voluto da entrambi, non ha precedenti dal 1979 a oggi, e se ad osservatori europei la questione potrebbe sembrare formale, in realtà il principio “una sola Cina” – che la Casa Bianca si è affrettata a riaffermare dopo la telefonata di Trump – è molto delicato. Fu una costante della diplomazia dal dopoguerra, per cui ad esempio ci può essere un solo rappresentante cinese alle Nazioni Unite. E tra le conseguenze successive al disgelo bilaterale avvenuto negli anni Settanta per opera di Richard Nixon e Mao Zedong, Henry Kissinger e Zhou Enlai, quella “sola Cina” è diventata per le amministrazioni Usa la Cina Popolare, e non la Repubblica di Cina, erroneamente chiamata Taiwan (dove di fatto è stata esiliata). Perciò è prassi consolidata che un presidente degli Stati Uniti eviti rapporti diretti di alto livello che possono implicare un riconoscimento di Taiwan come Stato autonomo ed entità sovrana separata dalla Cina.

C’è chi si è affrettato a definire il gesto di Trump come mera ignoranza, e chi invece la considera una provocazione, in linea con le dichiarazioni protezioniste anti “Made in China” rilasciate durante la campagna elettorale. Di certo chi in questo momento si sta ponendo questi interrogativi in modo pressante sono i leader di Pechino: che dovranno decidere come reagire nei confronti di un presidente-eletto che stavano “studiando” a distanza per capirne le reali intenzioni. Il Ministero degli Esteri cinese ha chiesto a Washington, in una nota, di «gestire cautamente e in maniera appropriata la questione di Taiwan per evitare inutili confusioni per quanto riguarda le relazioni sino-americane».

Il principio della «unica Cina», che regola il rapporto tra Pechino e Taipei e che il governo cinese reputa fondamentale nelle relazioni con Taiwan, ha proseguito il Ministero degli Esteri cinese, è la «pietra angolare» dei legami tra Cina e Stati Uniti. Il Ministero si augura che non ci sia «confusione o che non venga messa a repentaglio questo fondamento politico» del rapporto tra le due sponde del Pacifico. Nelle scorse ore, la Casa Bianca, attraverso il portavoce del National Security Council, Ned Price, aveva confermato che Washington riconosce la linea della «unica Cina».

Trump, da par suo, ha dapprima twittato “discolpandosi”, asserendo di aver semplicemente risposto a una telefonata di congratulazioni come tante. In un secondo tweet, però, ha evidenziato quelle che a suo parere sono le incongruenze della politica Usa nei confronti dell’isola, che vende miliardi di dollari in armamenti al governo di Taiwan ma poi non può nemmeno accettare una corrispondenza telefonica.