Le “porte aperte” della Merkel: a Monaco un muro anti-migranti

di Daniele Dell'Orco
7 Novembre 2016

Dall’inizio della crisi dei migranti, la cancelliera tedesca Angela Merkel aveva deciso di adottare una politica che è stata ribattezzata della “porta aperta”, invitando i rifugiati, soprattutto siriani, a raggiungere la Germania e fare richiesta di asilo, proprio mentre gran parte dei paesi che si trovano sulla rotta dei migranti cercavano invece di chiudere le loro frontiere. Nel 2015 la Germania ha accolto circa 860mila migranti, la cifra più alta d’Europa sia in termini relativi che assoluti. Un flusso anomalo, in termini numerici, ma che di fatto aiuta lo stato teutonico, procurando una mole di lavoratori e lavoratrici di cui avrebbe bisogno per mantenere stabile, tra le altre cose, il suo sistema pensionistico. L’integrazione dei migranti nel mondo del lavoro sarebbe dunque nell’interesse del paese. O meglio, lo era. Fino a ieri.

Thomas de Maizière, il ministro dell’Interno tedesco, aveva lanciato una proposta per fronteggiare l’emergenza migranti: “Quelli salvati nel Mediterraneo devono essere riportati in Africa” e, sebbene le autorità tedesche abbiano calcolato che fino alla fine dell’anno arriveranno in Germania meno di 300mila migranti, con questi l’accoglienza non sarà delle migliori. 

Neuperlach, un quartiere di Monaco, sta sorgendo una barriera alta 4 metri per proteggere i residenti locali dai giovani rifugiati che a breve si trasferiranno in un centro per richiedenti asilo costruito nella zona. Questo alto muro insonorizzato sarà impossibile da sormontare per i migranti, che si troveranno quindi isolati dagli immobili residenziali che si trovano nei paraggi.

Il futuro centro, che ospiterà 160 giovani rifugiati, tra cui diversi minori non accompagnati, si trova, secondo un media inglese, a meno di 100 metri da una zona residenziale. I residenti locali, inquietati dalla vicinanza, hanno lanciato una campagna per ottenere la costruzione del muro. Gli abitanti di Neuperlach hanno spiegato che temono che il valore delle loro case possa crollare a causa della presenza del centro. I cittadini si sono pure detti “preoccupati per il rumore e il comportamento” dei loro futuri vicini.

Problemi di “intolleranza” fisiologici quando non si tiene conto delle piccole esigenze quotidiane delle comunità locali. Uno scricchiolìo importante, comunque, nella politica di integrazione teutonica che da un’esigenza nazionale ha trasformato i flussi in qualcosa di incontrollato e rischioso. Diversi indicatori individuano, tanto per dire, nella forbice tra i 4,5 e 5 milioni il numero più verosimile di musulmani presenti sul suolo tedesco, di cui più della metà di origine turca. Realtà che rischiano di creare problemi, e la cui crescita (nel 2011 erano meno della metà) indica una chiara inversione di tendenza rispetto al sistema di immigrazione “selezionata” che fino al 2014 aveva rappresentato un vanto per la Germania.

Fino ad allora i migranti avevano due caratteristiche principali: erano “permanenti”, composti cioè da persone che si stabilivano lì dopo aver acquisito il diritto di soggiorno permanente, ed erano “altamente qualificati”. Poi un censimento del 2013 ha mostrato due tendenze: un’età media molto alta (è stato calcolato che entro il 2050 avrà tra i 12 e i 14 milioni di abitanti in meno di oggi) e un tasso di natalità tra i più bassi del mondo. Un esperto tedesco di processi demografici, Rainer Klingholz, amministratore delegato dell’Istituto di Berlino per la Popolazione e lo Sviluppo, durante un’intervista al settimanale Der Spiegel aveva fatto notare già nel 2014 che nel 2030 le persone che andranno pensione saranno il doppio rispetto a quelle degli ultimi anni e che dunque le aziende tedesche non potranno sopravvivere senza immigrazione: “I tedeschi sanno che hanno bisogno di immigrati”.

Adesso però alzano un muro, che in Germania ha un doppio valore simbolico, e invocano il rispetto dei patti siglati con Grecia e Italia, ma soprattutto quello stretto tra la Turchia e l’Ue.