Il fronte anti-Le Pen punta a far vincere Macron, ma forse per il FN è meglio così

di Daniele Dell'Orco
24 Aprile 2017

Si apre un nuovo capitolo nella politica francese dopo la disastrosa parentesi Hollande, che vede Emmanuel Macron e Marine Le Pen pronti a sfidarsi al ballottaggio del 7 maggio. “È un risultato storico”, ha esultato la leader del Front National che, nell’esprimere gratitudine a tutti “i miei compatrioti”, si è definita“la candidata del popolo”. Ma, quindici anni dopo la mobilitazione della gauche che permise al neo-gollista Jacques Chirac di sconfiggere Jean-Marie Le Pen al ballottaggio per le presidenziali, si profila un nuovo “Fronte repubblicano” per sbarrare la strada dell’Eliseo all’estrema destra.

Il balzo in avanti del Front National preoccupa non poco la sinistra, che ha già cominciato a fare appelli per una coalizione anti sovranista. Il candidato socialista Benoit Hamon ha infatti già affermato: “Non sono riuscito a contrastare il disastro che era stato annunciato da mesi, me ne assumo totalmente la responsabilità”, al secondo turno “votate Macron” per contrastare il Front National. “La sinistra non è morta”, ha aggiunto, ma “l’eliminazione della sinistra dall’estrema destra per la seconda volta è anche una sconfitta morale”.

Della stessa opinione è anche l’ex premier francese Jean-Pierre Raffarin: “La presenza di Le Pen al secondo turno è una notizia molto cattiva, ecco perché senza esitazioni chiedo a tutti quelli che sono della stessa idea di unirsi a sostegno di Emmanuel Macron. I repubblicani, che sono attaccati ai valori del Paese, devono unirsi”.

Pure il premier socialista francese, Bernard Cazeneuve, ha invitato a votare per Emmanuel Macron al secondo turno delle presidenziali francese, dopo la disfatta del candidato del Psf, Benoit Hamon. Il repubblicano François Fillon, dopo aver chiesto scusa per l’esito elettorale, ha invitato a votare per il leader di EnMarche!.

Per questo, forse, a Marine Le Pen converrebbe quasi attendere la prossima tornata e puntare a una vittoria al primo turno, facendo nel frattempo un’opposizione serrata, numerosa e responsabile. Una pur improbabile vittoria al ballottaggio del 7 maggio (gli attacchi terroristici pare non abbiano ancora convinto la stragrande maggioranza dei francesi a votare FN), non consegnerebbe a Marine Le Pen il sostegno parlamentare. Il che significa che il piano d’uscita dall’Europa da parte della Francia potrebbe avvenire solo tramite referendum e non certo riscrivendo la Costituzione. Ma i francesi non sono i britannici, e il fronte europeista è ancora molto numeroso e parecchio convinto. Le politiche economiche e quelle sul lavoro subirebbero evidenti “compromessi”, mentre un’area piuttosto indipendente potrebbe essere la politica estera, con il tanto bramato l’avvicinamento alla Russia.

Tuttavia, anche il sorpasso anche al sorpasso che il candidato della sinistra più radicale Jean-Luc Mélenchon ha effettuato a spese del socialista Benoît Hamon, suggerisce una radicalizzazione dell’elettorato francese che potrebbe consentire al fronte repubblicano di difendersi, a livello numerico, solo per quest’ultima tornata. Alle prossime elezioni, a meno di un improbabile cambio di rotta che possa donare di nuovo slancio ai moderati, non ci sarebbe candidato centrista in grado di chiudere alla Le Pen le porte dell’Eliseo a colpi di inciuci.