François Fillon, il liberal anti-Le Pen che piace pure ai conservatori

di Daniele Dell'Orco
21 Novembre 2016

Prima ancora di staccare la “nomination” di rappresentante del centrodestra francese nella corsa all’Eliseo (si vota il 23 aprile 2017) François Fillon ha già raggiunto un obiettivo non da poco: pensionare Nicolas Sarkozy. Certo, domenica dovrà vedersela al ballottaggio con Alain Juppé, ma la vittoria nel primo turno delle primarie della destra moderata francese è stata così schiacciante che in pochi punterebbero 50cent sullo sfidante. Per Fillon, il più liberale dei Républicains, è stata una rimonta spettacolare. Almeno fino a due settimane fa nessuno tra media, sondaggisti e commentatori l’aveva visto arrivare (ricorda qualcosa?). Al momento dello scrutinio, però, eccotelo balzare in testa con il 44,1% delle preferenze. Juppé, lontano dietro al 28,4%, e Sarkozy con appena il 20,7% dei consensi, possono solo congratularsi e affidarsi a lui come argine per contenere l’avanzata di Marine Le Pen nel ballottaggio dell’Eliseo.

Fillon ha spiazzato tutti, dunque, con un programma politico profondamente liberale in materia economica ma conservatore sui temi sociali. 62 anni, cattolico praticante, ha pochi vezzi. La passione per le corse è d’obbligo per uno nato a Le Mans. Ben più strano è invece quello di indossare calze rosso cardinalizio acquistate rigorosamente in una celebre sartoria ecclesiastica del centro di Roma. Laureato in diritto (suo papà è notaio, sua madre storica), Fillon ha ammesso di essere arrivato alla politica per caso, come aiutante parlamentare del deputato Joël Le Theule nel 1976, e ha sempre sostenuto che questa sua iniziale mancanza di ambizione politica gli abbia consentito di sfruttare senza ansia ogni tappa della carriera.

Ministro dell’Educazione superiore (1993-1995) nel governo di Édouard Balladur, titolare del ministero delle Tecnologie dell’informazione (maggio-novembre 1995) e ministro delegato delle Telecomunicazioni (1995-1997) nel governo di Juppé, è stato anche a capo del dicastero degli Affari sociali (2002-2004) con Jean-Pierre Raffarin. Di nuovo ministro dell’Educazione nel 2004, quando nel 2007 arriva a capo del governo come primo ministro sotto la presidenza Sarkozy, ha già un’ampia esperienza. Guida per alcuni mesi anche il ministero dell’Ecologia, dopo le dimissioni di Nathalie Kosciusko-Morizet, sfidante a sua volta alle primarie della destra. Fillon è stato l’unico primo ministro a non cedere il posto nel corso di un mandato presidenziale, ricoprendo l’incarico da maggio 2007 a maggio 2012. Ed è, per questo, uno dei primi ministri più popolari della storia della Repubblica francese.

Unica macchietta nella sua carriera politica è il coinvolgimento nella polemica dell’elezione interna al partito Ump (Unione per un movimento popolare), poi divenuto I Repubblicani, nel corso della quale lui e l’altro candidato alle primarie Jean-François Copé, si accusano di frode. Nel 2007 arriva a dire di essere alla guida di “uno Stato in situazione di fallimento”. Della sua permanenza a Matignon, sede del governo, restano soprattutto il rigore di bilancio e la riforma delle pensioni, per cui alzo l’età minima da 60 a 62 anni.

Favorevole alla riduzione degli impieghi nel settore pubblico, ha annunciato in campagna elettorale un taglio di 500mila posti, compensato con un aumento del tempo di lavoro nel pubblico impiego. Inoltre, ha proposto di eliminare una delle misure più sostenute dalla sinistra francese, ossia le 35 ore di lavoro settimanali.

Ha sempre avuto come punti forti del programma la liberalizzazione dell’economia, la restaurazione dell’autorità statale e l’affermazione dei valori. Tra le altre cose vorrebbe riservare la possibilità di adottare bambini e la procreazione assistita alle coppie eterosessuali e proibire la maternità surrogata. Punta a ottenere un risparmio sulla spesa pubblica di 100 miliardi di euro in cinque anni e un aumento di 12 miliardi nel bilancio della Difesa e della sicurezza. Non è un caso che abbia subito ottenuto l’appoggio dell’ex presidente conservatore Valéry Giscard d’Estaing. In politica estera, invece, sostiene tra le altre cose la riapertura di un’ambasciata a Damasco e buone relazioni con la Russia di Putin togliendo le sanzioni e cooperando con Mosca sulla Siria e contro l’Isis.