Elezioni francesi: oggi si decide il futuro dell’Europa

di Daniele Saponaro
23 Aprile 2017

Oggi i francesi saranno chiamati alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali, dal quale usciranno i due candidati che si sfideranno al ballottaggio il prossimo 7 maggio.
A contendersi l’Eliseo saranno Dupont-Aignan, Fillon, Le Pen, Macron e Melenchon.
Nonostante le elezioni fuori dai nostri confini sembrino essere diventate materia esclusiva per i pochi tecnici del settore, e vengano sempre trattate con grande superficialità e disinteresse figlio del sempre più marcato distacco degli italiani verso la politica, l’Europa intera ed in particolare il nostro Paese dovrebbe guardare con grande interesse al voto francese, in particolare quello di domani.
Questa volta infatti potrebbe avere molta più valenza il primo turno rispetto al ballottaggio.
Per dare un forte messaggio di discontinuità con il passato e lanciare un segnale importante a tutto il continente, l’unico ballottaggio auspicabile dovrebbe essere infatti quello tra Fillon e la Le Pen. Per questo almeno per oggi è difficile fare il tifo per solo uno dei due, perché se arrivassero da soli alla sfida a due il rischio della convergenza di tutti gli altri partiti sul candidato rivale sarebbe molto grande.
Una volte messo in cassaforte il primo turno si dovrà poi discutere su chi dei due potrà essere il più adatto a guidare la Francia e a dare finalmente inizio a una stagione, seppur tardiva, di riscatto identitario dei popoli europei.
Con la Le Pen si correrebbe il rischio di avere più una reazione di pancia che di testa, e in una fase del genere servono statisti non incendiari. Fillon ha la preparazione e la formazione giusta per avviare un processo più a lungo raggio, molto più adatto al contesto attuale, bisognerà vedere però se è realmente così eccessivamente moderato e poco decisionista come gli rimprovera più di qualcuno.
Insomma il dibattito su chi scegliere tra i due dobbiamo augurarci di posticiparlo di qualche ora. Ciò che è certo è che con la vittoria di uno di loro si avvierà finalmente quella svolta che dovrà passare inevitabilmente per il voto a casa nostra del prossimo anno. Con delle forze conservatrici e identitarie alla guida di Francia e Italia sicuramente muterà anche l’equilibrio europeo, perché a quel punto i messaggi a Bruxelles e Berlino arriverebbero forti e chiari.
Già Berlino. Perché la Germania dall’inizio della crisi del 2008 in poi ha sempre giocato a fare la porta bandiera dell’UE, decidendone il bello e il cattivo tempo. Ultimamente però è apparsa invecchiata, quasi appesantita da questo fardello, non più in grado di sostenere questa responsabilità.
Non è un caso infatti che uno tra i tedeschi più illustri di sempre, Bismarck, definì il suo Paese come “una nazione incapace di sostenere il ruolo politico e morale di direttore e capoclasse”, e non può essere un caso neanche che tra i popoli attualmente più euroscettici ci sia proprio quello tedesco.
Insomma nessuno riuscirà, almeno non prima di qualche decennio, a togliere il ruolo di grande locomotiva economica d’Europa alla Germania, ma sicuramente a Berlino hanno avuto in questi anni terreno fertile dovuto all’assenza di grandi leader europei, ma se nel giro di un anno arrivassero segnali forti e chiari da Francia e Italia l’equilibrio decisionale di tutto il continente si metterebbe in discussione eccome; perché se è vero che in questo momento il problema dell’Europa è la Germania, è altrettanto vero che per la Germania l’Europa è un problema.
Quindi l’eventuale vittoria di Fillon o della Le Pen, seguita da quella di un movimento sovranista in Italia, sarebbe tremendamente necessaria per ridisegnare questa Europa. Perché gli strumenti ci sono, perché i trattati istitutivi si possono modificare, perché la bilancia dei poteri si può ridistribuire, perché è vero di errori ne sono stati fatti tantissimi ma per fortuna non è ancora troppo tardi.
Inoltre in questo determinato periodo storico, servano anche leader europei che sappiano dialogare con la Russia di Putin, invece di cercare lo scontro, ed entrambi i candidati all’eliseo sopracitati hanno dimostrato di saperlo fare. I rapporti con i russi saranno un frangente fondamentale della politica estera dei prossimi anni, considerando sia gli accordi economici sia quelli geopolitici e militari, considerando il caos scoppiato dal 2011 nel Mediterraneo. In fondo, come sosteneva qualcuno più saggio di noi, una sicurezza duratura per noi può darsi solo con la Russia, non contro di essa. Una sicurezza duratura per la Russia può darsi soltanto con l’Europa, non contro di essa.
Ricapitolando quindi; creare il presupposto per una scia identitaria e conservatrice anche in Italia, ridisegnare l’Europa, i rapporti con la Russia.
Ecco perché domani dovremmo tifare per Fillon e Marine Le Pen.