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Brexit, Farage: “Serve un secondo referendum” ma Theresa May blocca tutto

Pierfrancesco Malu di Pierfrancesco Malu, in Esteri, del

Evidentemente, la capacità di tornare repentinamente, e ripetutamente, sui propri passi a proposito di referendum che riguardano l’Unione Europea non è una prerogativa esclusiva  del Movimento Cinquestelle nella persona del frontman, candidato (se pure fosse possibile) alla Presidenza del Consiglio, Luigi Di Maio, ma è una cosa che succede anche oltremanica.

Stando, infatti, a quanto ha recentemente affermato Nigel Farage, storico capo dello UKIP,  sia tramite il proprio account twitter sia in una intervista rilasciata a Channel five, lo UKIP sarebbe ben disposto a sostenere la proposta di un nuovo referendum in grado di chiudere la questione almeno per una generazione “once and for all”, come lui stesso ha dichiarato, con l’intento quindi di mettere a tacere in via definitiva le polemiche sorte a seguito del voto del precedente referendum sulla Brexit ormai ratificato da Westminster e per cui stanno andando avanti le trattative tra il Governo di Sua Maestà e Commissione UE.

Inutile dire che la capacità di lanciare boutade e provocazioni non manca davvero all’istrionico Farage che nel corso degli anni ci ha dato varie volte mostra di sè. Ma, come abbiamo imparato, allo stesso modo, non tutte le iniziative che a lui fanno capo sono da catalogare come semplici provocazioni, e vanno prese con grande serietà e attenzione, visto che una di queste ha portato proprio il Regno Unito fuori dall’Unione Europea.

La proposta di Farage ha ottenuto una discreta eco negli ambienti politici. Per il Primo Ministro May è impossibile sottoporre il popolo ad un nuovo voto visto che già si è pronunciato, difendendo così non solo la decisione dei cittadini ma anche la propria posizione. Per la May non solo si tratterebbe di una grave violazione della democrazia che ha già fatto il proprio corso, ma ciò avrebbe anche una pessima influenza sul seguito delle trattative con la UE. Per il gruppo di politici favorevoli ad un nuovo referendum leave or remain in base alle condizioni di uscita risultate dalla trattativa, guidato da Tony Blair, questa proposta di Farage sarebbe comunque un’interessante possibilità per un rientro in Europa e rappresenterebbe, invece, la vera essenza della democrazia.

Al di là delle opinioni dei vari politici esposti nella questione, bisogna ricordare che lo UKIP, a seguito della vittoria sulla Brexit, sta attraversando un periodo di profonda crisi identitaria non essendo stato capace di reinventare se stesso ed uscire dalla condizione di single issue party, perdendo così visibilità e consensi. Inoltre, Farage non è più per sua volontà il leader del partito anche se rimane senza dubbio un personaggio fortemente influente al suo interno capace ancora di fomentare gli animi degli ukippers.

Visto quindi il ruolo apparentemente marginale in cui ora sarebbe relegato Farage nel partito secondo alcuni commentatori, verrebbe da pensare che questa iniziativa potrebbe essere soprattutto una mossa personale per tornare sulla cresta dell’onda e riavere quella visibilità che lo aveva reso un personaggio conosciuto in tutta Europa. Tuttavia, rileggendo alcune delle dichiarazioni del nuovo (dal 2017) leader dello UKIP Henry Bolton, un ex poliziotto e ufficiale dell’esercito che si è guadagnato la guida del partito per evitare che questo prendesse una troppo decisa deriva a destra e che già fa parlare di sè per le proprie avventure amorose, si capisce quanto Farage sia invece ancora importante. Henry Bolton, infatti, non solo ha goduto del sostegno di Farage alle elezioni dello UKIP contro Anne Marie Waters (ora fondatrice del partito di estrema destra For Britain), ma pare ispirarsi direttamente a Farage per assolvere al proprio incarico. Come recentemente dichiarato, in virtù delle scelte programmatiche da intraprendere, Bolton desidera riprendere l’eredità di Farage per restituire allo UKIP importanza e autorevolezza, mantenendo la Brexit come centro dell’attività del partito (per vigilare che venga realmente compiuta) tenendo però ben presente che con questa non si esaurisce il ruolo politico dello UKIP. Un percorso politico quindi tutt’altro che in rottura col passato e che vuole anzi portare lo UKIP in una nuova fase, meno confusionaria e più autorevole e legalitaria anche attraverso la guida di un personaggio che, pur con le sue controverse avventure private, avrebbe tranquillamente potuto essere un torie. Se poi nelle prossime settimane questa proposta avrà un improbabile seguito, lo staremo a vedere, quel che è certo è che attraverso queste dichiarazioni lo UKIP si è risvegliato dal torpore e riacceso la fiammella dell’interesse nei suoi confronti.

Pierfrancesco Malu

Pierfrancesco Malu

Nato a Roma, laureato in politiche e relazioni internazionali all'università di Pisa, si è poi specializzato in politiche pubbliche e relazioni parlamentari alla Luiss School of Government. Consulente legislativo in vari settori per agenzie e imprese private, ghost writer e appassionato di calcio e cinema.

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