Hai voluto il reddito di cittadinanza? Ora pedala

di Daniele Dell'Orco
19 Ottobre 2018

Pierre Moscovici è odioso. Il Commissario Ue agli Affari Esteri spende parole per attaccare l’Italia anche nel sonno. Ma, seppur di rado, ha anche qualche ragione. Non certo quando si sconvolge per la mensa di Lodi. Quando però piuttosto, parla di debito come “la spesa più stupida che esista”. Perché nel 99% dei casi non è quella più produttiva, specie nell’economia moderna. La pantomima di Di Maio a Porta a Porta che ha di fatto dato il via alla prima vera crisi del governo gialloverde è stata un’uscita alla Rocco Casalino. Quella del “ci trovino i 10 miliardi per il reddito di cittadinanza”, insomma. Perché Di Maio vuole la botte piena e la moglie parecchio brilla. Vuole che gli si regalino miliardi da regalare a sua volta ai suoi elettori senza doversi sporcare le mani. Vuole festeggiare i tagli ai vitalizi per fare propaganda, ma con quei soldi non riuscirebbe a pagare nemmeno la cena a un centinaio di persone. La Lega, da par suo, sa che da qualche parte i soldi vanno rimediati, visto che non crescono sugli alberi. Da qui la storia dello scudo fiscale misterioso e dei condoni fiscali contestati. Che è inviso a tutti, ma che siccome i soldi non crescono sugli alberi va fatto. O meglio, va fatto in mancanza d’altro.

Negli ultimi 45 anni si sono susseguiti condoni fiscali che nel corso degli anni hanno consentito al Fisco di incassare 71,3 miliardi in termini di gettito, pari a 131,8 miliardi rivalutati al 2017. Cifre che si raggiungerebbero in un anno se tutti pagassero le tasse. L’evasione fiscale in Italia ha infatti raggiunto i 108 miliardi: ogni anno vengono sottratti al fisco 97 miliardi di tasse e quasi 11 miliardi di contributi previdenziali per un totale di 107 miliardi e 933 milioni.

E questo per colpa di chi? Dell’italiano furbetto o di chi non gli taglia le tasse? Quando Di Maio decide di spendere un po’ del suo prezioso tempo ad attaccare la Francia e Macron, dimentica che il debito della Francia, quest’anno, è al 96,4 per cento del Pil: non solo è più basso di quello italiano, che è notoriamente al 130,7 per cento, ma anche dopo la crisi del 2011 è cresciuto meno del nostro. Soprattutto, pur aumentando il deficit di 2 decimali, la Francia taglierà 18,8 miliardi di imposte alle imprese e 6 miliardi alle famiglie, cui si affiancheranno tagli robusti alla pubblica amministrazione (che in Francia ha 5 milioni di dipendenti contro 3,2 dell’Italia). Nella manovra di Macron le famiglie pagheranno meno tasse sulle case e otterranno nuovi sgravi sugli stipendi più bassi per aumentare il potere d’acquisto dei meno abbienti. Le imprese invece, massimamente avvantaggiate dall’operazione, vedono sparire una ventina di imposte minori, viene introdotta una defiscalizzazione degli straordinari e una sgravio sugli utili riservati ai dipendenti che partecipano al capitale delle imprese nelle quali lavorano. Chiaro, alcune imposte aumenteranno: le tasse sulle sigarette, ad esempio, o l’accise sui carburanti, quelle che in Italia però sono già alle stelle visto che vengono considerati un bancomat governativo da decenni.

Insomma, i francesi ci odiano. Il sentimento è reciproco, ma non basta a giustificare tutti i capriccetti di Di Maio, che non ha sempre ragione. Anzi, in una proiezione di volte che tende allo zero, forse verrebbe battuto persino da Moscovici.