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Così la Cina sta creando un’economia di mercato controllata dallo Stato

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Economia, del

Il modello economico cinese inizia a far paura. Così tanto da rischiare di mettere in discussione le certezze su cui si fonda da almeno un secolo il mercato Occidentale. Il Presidente della Repubblica Xi Jinping, com’è noto, dedica attenzione ai processi di “riforma e apertura” che hanno l’obiettivo di costruire un“socialismo con caratteristiche cinesi”, ossia: ruolo guida del Partito e dello Stato nell’economia; funzione determinante delle industrie di Stato (ora oggetto di pesanti ristrutturazioni); apertura al mercato e alle imprese straniere. La versione 2017 del “Catalogue for the Guidance of Foreign Investment” amplia e incoraggia l’accesso delle imprese straniere ai settori economici, ma mantiene l’obbligo di joint venture con aziende locali nei settori più avanzati nonché il divieto di operare in aree strategiche (inclusi i media).

La “visione scientifica dello sviluppo”, secondo cui anche le decisioni politiche devono essere assunte tenendo conto delle evidenze scientifiche e la promozione della conoscenza rappresentano prassi e obiettivi prioritari della strategia della leadership: investimenti nell’educazione, nei talenti e nella ricerca (con sinergie tra Università, centri di ricerca e settore militare); sforzi speciali – come previsto dal Piano Quinquennale 2016–2020 – nella manifattura intelligente(“Made in China 2025”) e nella ricerca di frontiera (ad es. intelligenza artificiale, robotica, genetica e nuovi materiali); rafforzamento delle accademie delle scienze; costruzione di laboratori scientifici, supercomputer e centri di osservazione dello spazio tra i più avanzati al mondo. Al fine di risolvere i problemi della sostenibilità vengono approvate leggi ambientali severe, dirette soprattutto alle imprese tecnologicamente obsolete.

Il Paese ora dispone di un terziario avanzato e di infrastrutture moderne ed efficienti: logistica, aeroporti, alta velocità, porti, fiumi navigabili, trasporti cittadini, reti per i servizi. Le banche e la finanza – anche nei casi di parziali privatizzazioni – mantengono la missione di sostenere l’economia reale.

Ora un altro “grande balzo in avanti” della Cina consiste nel voler aprire i suoi mercati ai flussi internazionali di capitali, mentre nello stesso momento il presidente Xi Jinping sta consolidando il proprio potere al vertice dell’autoritario Partito comunista cinese. Due fattori che se espressi in contemporanea la rendono un case study unico nel suo genere.

Da un lato Xi pone l’enfasi sulla leadership del Partito in tutti gli aspetti dell’economia. Dall’altro promuove il libero scambio e si impegna a usare i mercati come principale mezzo di allocazione delle risorse. Con questa, necessaria, integrazione nei mercati globali la Cina abbandonerà nel corso del tempo il suo ruolo tradizionale incentrato sulla produzione di beni venduti a poco prezzo.

I policymaker cinesi sanno che il paese sta perdendo la sua competitività sui costi. La Cina non vuole più essere focalizzata sui prodotti tessili, sui giocattoli o sui servizi di assemblaggio di telefoni cellulari. Piuttosto, il presidente Xi sta posizionando la Cina in modo che si avvicini a svolgere nell’economia mondiale un ruolo più simile a quello ricoperto attualmente dagli Stati Uniti – mediante l’offerta della “saggezza cinese e di un approccio cinese alla risoluzione dei problemi affrontati dall’umanità”.

Una sfida in più per un Occidente stanco, anziano e sempre più privo di certezze.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Caporedattore del sito Ciaocinema.it dal 2011 al 2013 e direttore editoriale prima del sito letterario Scrivendovolo.com, poi di Cultora.it, carica che attualmente ricopre. Da febbraio 2015 è collaboratore del quotidiano Libero, oltre a scrivere per diversi giornali e siti internet come La Voce di Romagna e Sporteconomy.it. Ha scritto il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), realizzato in collaborazione con MariaGiovanna Luini e Francesco Giubilei. Assieme a quest'ultimo, per Giubilei Regnani Editore, ha scritto il pamphlet "La rinascita della cultura". Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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