Allarme case green: ci costeranno mille miliardi di euro
3 Marzo 2023
È stato categorico. Sinceramente categorico, anzi. Ha tolto un po’ di nube innanzi agli occhi di coloro che, in preda al fanatismo ambientalista, non colgono gli ostacoli – da dover superare, questo è fuor di dubbio – che ci sono tra la realtà quotidiana e il mondo verde, pulito e sostenibile che ci immaginiamo. Parliamo del Ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin, che ha rilasciato parole dure al termine di un evento tenutosi la scorsa settimana, dal titolo “Crisi energetica superata?”, organizzato da Illumia.
“Ad ora non abbiamo abbastanza imprese che ci permettano di fare un salto energetico di ben due classi entro il 2033”, queste le parole del Ministro, che impongono una riflessione seria e priva di ideologia innanzi alle scelte dell’Unione Europea. Un breverecap di quello che sta succedendo: il pacchetto europeo Fit For 55 è un pacchetto di norme designato principalmente per la riduzione dell’emissioni di CO2 in Europa, in attuazione del Green Deal. Queste misure prevedono la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 55% rispetto ai livelli del 1990. Obiettivo finale è la “carbon neutrality” entro il 2050. Dire che sia ambizioso questa riduzione del 55% è dir poco.
Dal 1990 al 2020 le emissioni si sono ridotte del 20% nel suolo europeo, mentre il Green Deal, di ursuliana provenienza, prevede di passare dal 20% di riduzione al 55% in meno di dieci anni! Molto ambizioso lo è sicuramente per il nostro Paese, dove la gran parte degli immobili appartiene alla classe G, quindi raggiungere la classe E entro il 2030 e la classe D entro il 2033 sembra essere impossibile.
Oltre ai tempi difficili da rispettare, vi è da considerare anche gli altissimi costi che tutto ciò prevede. È sempre bello, ed altrettanto giusto, parlare di green e rinnovabili, ma vien da chiedersi: chi propone questi progetti, apprezzabili nell’obiettivo, pensa alla loro realizzazione? Ha in mente i costi di tutto ciò? Sono, però, scusati. Da Bruxelles è immaginabile che non ci si renda pienamente conto delle condizioni socio-economiche di un paesino calabrese. Non è, però, perdonabile che vengano fatte proposte simili.
La gradualità: cosa sconosciuta in Europa. Difficile anche non pensare all’aumento delle differenze e delle distanze tra gli Stati membri, che verrà incrementato da queste nuove misure. Non è sicuramente un bene. Vi è anche da dire che l’Italia ha già visto un’iniziativa sul fronte dell’efficientamento energetico degli immobili che ha tenuto banco diversi mesi, e che tuttora è fonte di accesa discussione. Parliamo, infatti, del Superbonus. La misura introdotta dal Governo Conte II voleva, appunto, permettere ai proprietari immobiliari di guadagnare dalle opere di efficientamento energetico dei propri immobili.
Circa 70 miliardi in poco più di due anni – sono le stime del Ministro – è la spesa sostenuta dalle casse pubbliche (non ditelo: tutti noi contribuenti, pur non avendone beneficiato in gran parte, abbiamo partecipato a questa mostruosa spesa pubblica, a differenza di qualcuno che diceva che era tutto gratuito). Il problema vero è che per fare il passaggio alle classi energetiche, previste dal piano europeo, secondo le stime del Ministro, rischiamo di dover spendere quasi 1000 miliardi!
Difficile pensare che chi progetta questi piani non abbia coscienza della loro messa a terra. E l’Unione Europea, invece che omogeneizzare forzatamente le realtà nazionali, forse dovrebbe tendere una mano a chi è in maggior difficoltà. Far crescere il continente europeo unitariamente e senza un minimo di distinzioni è impossibile. Anzi, rischia di avere un pericoloso effettoboomerang.