Chiara Giannini: “Terrorismo problema per tutti. Non si sconfiggerà mai”.

di Lorenzo Somigli
24 Gennaio 2019

Chiara Giannini giornalista de Il Giornale e inviata di guerra, ci ha concesso un’intervista a margine della presentazione a Firenze del suo libro “Come la sabbia di Herat”.

Chiara, come nasce il tuo libro?

“Il libro nasce da una promessa che ho fatto ad Anna Rita Lo Mastro, mamma di David Tobini, morto il 25 luglio del 2011 a Bala Morghab, in Afghanistan. Conobbi Anna Rita nel corso di un’intervista, mi raccontò la storia del figlio e io iniziai ad appassionarmi alle storie dei caduti nelle missioni internazionali e, soprattutto, alle storie delle loro famiglie. Capii allora che ci dovevo scrivere un libro. Stavo andando spesso in Afghanistan, era il 2012: quell’anno ci sono stata 4 volte. Fu in quel periodo che si fece in strada in me l’idea di raccontare la vera storia di questi caduti”. 

Come sei diventata inviata di guerra?

“Fino al 2010 avevo scritto per i giornali locali, ma il mio desiderio era stato da sempre quelli di fare l’inviata di guerra, fin da piccola, e dentro di me sapevo che ce l’avrei fatta. Ho iniziato a fare un viaggio dopo l’altro e non mi sono più fermata. L’unico stop solo nel periodo in cui ho avuto il cancro, nel 2015, ma subito dopo le cure ho ricominciato a partire”. 

A inizio del libro c’è una dedica a King. Chi era e perché è dedicato a lui?

“A King, la pace sta negli affetti”. King era il mio cane. Ho dedicato il mio libro a lui. Qualcuno potrà  prendermi per pazza, ma King è stato il cane migliore che ho avuto, un pastore tedesco. Il giorno in cui mi hanno operata di cancro, dormivo sul divano perché non riuscivo a stare sul letto. Avevo i drenaggi. In quei giorni il mio ex fidanzato mi lasciò perché incapace di reggere la situazione. Ero disperata. Alle tre di notte sentii King avvicinarsi e gli dissi: “King è finita: ho avuto il cancro, mi ha lasciata il fidanzato”. Il cane salì sul divano e mi mise la zampa sulla spalla. Mi è sempre stato affezionato, ma da quel momento non mi mollò finché non si è ammalato lui di un cancro che me lo ha portato via a novembre 2017. Io mi sono ripresa solo grazie a lui”.

Afghanistan, come si può risolvere il problema del terrorismo?

“Il terrorismo è un problema per tutti. Non cesserà mai perché, purtroppo, il seme della cattiveria fa parte dell’uomo. Ci sono alcune persone che, convinte per motivi religiosi, combattono contro chi non la pensa come loro”.

Oriana Fallaci.

“A Oriana sono terribilmente legata. Lo sono per le sue intuizioni sul terrorismo e sull’Islam, che si stanno rivelando veritiere. Lei è un mostro sacro e non mi posso minimamente paragonare a lei. Mi ci rivedo molto, però, perché ha avuto le mie stesse esperienze di vita, perché era una donna fortissima sul lavoro, ma fragile nei sentimenti. Lei è morta di cancro, io l’ho avuto. Ho molte cose in comune con lei. A partire dal voglia di raccontare la verità a ogni costo”.