Amazon censura l’eversivo Dugin: la dura vita di chi prova a far cultura

di Daniele Dell'Orco
14 Febbraio 2019

C’è stato un momento, qualche anno fa, in cui l’avanzata di Amazon, arginata in fretta e furia a livello legislativo con l’approvazione della Legge Levi, fece tremare tutta la filiera editoriale. Il diktat del colosso di Seattle, che era quello di eliminare qualsiasi intermediario tra autori e lettori, mise in seria crisi librai indipendenti (già condannati ad un perenne precariato dallo scarso numero di lettori) e case editrici.

Col passare del tempo, però, gli editori indipendenti hanno iniziato a rendersi conto del fatto che, strangolati dalla distribuzione tradizionale, avrebbero potuto trasformare il canale di vendita del colosso dell’e-commerce a loro vantaggio. Allo stesso tempo la crociata di Amazon contro l’editoria si è un po’ smorzata. Vuoi perché i lettori hanno capito presto che il self-publishing (e il suo programma proprietario, il Kindle Direct Publishing) non sia esattamente sinonimo di qualità, vuoi perché il mercato dei libri digitali non ha sfondato, vuoi perché il core business di Amazon è iniziato ad essere quello della vendita di tutto (Jeff Bezos è diventato l’uomo più ricco del mondo iniziando a vendere beni di prima necessità, prodotti finanziari, ultimamente persino medicinali), ma le iniziative culturali di editori indipendenti hanno trovato in Amazon un alleato piuttosto prezioso, anziché un carnefice.

Tutto questo, chiaramente, ha un prezzo. Ed è quello che stanno pagando le due case editrici italiane di Aleksandr Dugin, lo “scomodo” filosofo russo della «quarta teoria politica» e ben presto diventato, almeno agli occhi del popolino, l’ideologo di Putin. NovaEuropa Edizioni e Aga editrice si sono viste di punto in bianco rimuovere i libri di Dugin dal sito di e-commerce a causa di una presunta violazione della politica di Amazon. Perché sì, Amazon, oltre ad avere il potere di influenzare le economie di singoli stati, ha una sua politica.

Nella mail di spiegazioni che hanno ricevuto si legge: «È politica generale di Amazon che gli articoli importati o provenienti dai seguenti paesi e regioni non possano essere venduti su Amazon: Cuba, Iran, Corea del Nord, Siria, Sudan, Crimea Regione dell’Ucraina». Le opere di Dugin però provengono dall’Italia. Sono state curate, tradotte e pubblicate in italiano. Con ISBN italiano.

La censura, quindi, è palese. È vietato diffondere il “verbo” Duginiano tramite Amazon a prescindere dalla provenienza e dal tipo di operazione culturale che viene svolta. Perché per un editore indipendente (e alla luce dei fatti si capisce il motivo per cui Dugin possa pubblicarlo SOLO un editore indipendente) deve fare parecchie capriole per poter offrire prodotti del genere. Spetta ai lettori poi, e solo a loro, giudicarne il valore.

Ecco i lettori, la chiave di tutto. Se una casa editrice non può fare altro che subire soprusi del genere, informare i lettori, o ciò che rimane di loro, sul meccanismo di funzionamento dell’editoria contemporanea può essere utile per far capire a tutti l’importanza di sostenere direttamente simili progetti culturali. A maggior ragione quando vengono censurati.