Tunisia e Marocco, i “paradisi” del mondo arabo diventati roccaforti del terrorismo
3 Aprile 2018
Non più tardi di una settimana fa una “cellula terroristica” formata da otto membri “impregnati di ideologia estremista” dello Stato Islamico è stata smantellata nelle città marocchine di Tangeri (nord) e Oued Zem (centro). Secondo il ministero degli Interni di Rabat gli arrestati, tutti tra i 21 e i 31 anni, “Cercavano di procurarsi le materie prime per la fabbricazione di bombe e di cinture esplosive”, per “effettuare operazioni terroristiche (…) in varie città del regno”.
Due giorni fa, invece, la polizia marocchina ha arrestato due cittadini siriani e due marocchini per il loro coinvolgimento nel finanziamento dello Stato islamico (Isis). Lo ha riferito l’agenzia ufficiale di notizie Map. Il rapporto afferma che un’indagine condotta dai servizi di sicurezza ha rivelato che uno dei sospetti siriani ha messo il suo conto in Marocco a disposizione di un’agenzia di trasferimento di denaro in Siria gestita da un parente, al fine di trasferire e ricevere denaro in cambio di commissioni su queste transazioni illegali.
Si tratta, ormai, di notizie quasi quotidiane provenienti da un Paese da sempre considerato oasi felice del mondo arabo. Un po’ come la Tunisia, che sarebbe dovuta essere un modello di rivolta democratica durante le primavere arabe, ma che non conosce pace dalla deposizione di Ben Alì. Oggi invece il reddito medio è di circa 70 euro al mese in un paese che sta attraversando una crisi economica drammatica. Un dramma per un paese che ha la disoccupazione al 30% e ben poche speranze di mobilità sociale. Non è un caso che dalla Tunisia siano in parecchi ad affidarsi alla “speranza” offerta da Daesh. Tremila per il Ministero degli Interni tunisino, il doppio per le Nazioni Unite: il numero dei foreign fighters in Tunisia è altissimo, per un Paese che conta appena 11 milioni di abitanti.
Gli arresti di queste ultime ore confermano la pericolosità della branca tunisina del terrorismo islamico di fronte alla quale l’Italia è particolarmente vulnerabile. A moltissimi tunisini l’Italia consente di sbarcare illegalmente pur sapendo che molti di loro sono pregiudicati. Elemento non secondario poiché, come hanno ribadito anche le ultime indagini, i casi di terroristi con un passato da spacciatori di droga sono ornai una costante. I personaggi più pericolosi giunti in Italia dalla Tunisia potrebbero essere però quelli che raggiungono di notte le coste siciliane con i cosiddetti “sbarchi fantasma”, facendo perdere le loro tracce prima di venire intercettati dalle forze dell’ordine. Un allarme, quello per gli “sbarchi fantasma” da Tunisia e Algeria, rilanciato solo pochi giorni or sono al Parlamento europeo da Fabrice Leggeri, direttore dell’agenzia europea Frontex.
Anziché diminuire, dunque, i pericoli per l’Occidente aumentano. Nonostante il Iraq e in Siria lo Stato Islamico sia stato praticamente debellato il terrorismo si espande a macchia di leopardo. E gli obiettivi sensibili, gioco-forza, si moltiplicano.