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Smartphone in aula, l’allarme degli esperti: “Fabbricheranno dei cretini”

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Attualità, del

Un problema fondamentale derivante dall’avere un ministro dell’istruzione che a stento ha trascorso un po’ di tempo dentro le aule scolastiche è che questi non si renda minimamente conto della realtà dei fatti, preferendo di gran lunga i voli pindarici. Se il contestatissimo ex ministro Fioroni divenne ben presto celebre nel 2007 per aver introdotto il divieto assoluto di utilizzare smatphone e cellulari nelle scuole, ora nella concezione dell’apprendimento scolastico del centrosinistra sembrano essere cambiate parecchie cose. Dieci anni dopo il ministro Fedeli (che non ha una laurea) sconfessa Fioroni rivoluzionando copernicanamente la sua idea: “[lo smartphone] È uno strumento che facilita l’apprendimento, una straordinaria opportunità che deve essere governata” hanno fatto sapere dal Ministero. Ma gli esperti non la pensano così: “Siamo prossimi alla resa del sistema educativo la scuola tecnologica delega la funzione del pensare a un oggetto. Questa è la base per fabbricare cretini a scuola: con gli smartphone non si sviluppa l’apparato psichico – spiega uca Pisano, direttore di Ifos e psicoterapueta ed esperto di cyberbullismo -.

E ancora: “Il docente così si depotenzia: c’è già la lavagna didattica, a cosa serve il cellulare? Come farà poi il prof a controllare che gli studenti non giochino o vedano porno durante la lezione? Siamo passati dalla direttiva Fioroni del 2007 (in cui si vietava l’entrata dei cellulari nelle scuole, ndr ) alla resa di oggi: sembra che la scuola, non avendo strumenti per impedire un abuso degli smartphone in classe, legalizzi il suo uso. La capacità di mantenere costante la concentrazione è decisiva per l’apprendimento, ma con gli smartphone gli alunni avranno decine di stimoli e la classe non sarà più gestibile“, come si legge su Quotidiano.net

Dello stesso parere è la prof Angela Biscaldi, docente dell’Università di Milano, la stessa che propose a Crema di abbandonare la vita social per sette giorni: “Nessuno strumento migliora magicamente l’apprendimento, servono professori motivati. La letteratura negli altri Paesi dimostra che gli smartphone nelle aule producono un abbassamento dei voti. In Inghilterra infatti li stanno togliendo. Uno studio ha stabilito che la sola presenza del cellulare sul banco distrae lo studente, peggiora la sua attenzione“.

E precisa: “Continuare a introdurre strumenti digitali quando i bagni sono fatiscenti, le aule sono sporche e mancano i prof, è assurdo. Si rischia l’addio alla scrittura? Certamente, molte maestre d’asilo mi dicono che i bambini non sanno più allacciarsi le scarpe, non riescono ad avvolgere il filo in un rocchetto: stanno perdendo la motricità, l’attenzione e la memoria peggiorano, la vista viene danneggiata. Il rischio di avere dementi digitali è alto: gli adolescenti nativi digitali perdono empatia, compiono cyberbullismo e non collaborano con l’altro. Essere multitasking non è positivo, anzi è dannoso per i processi della memoria e sfavorisce l’utilizzo delle connessioni neurali della ricerca“. Insomma una bocciatura in toto per la rossa Ministra.

Al netto di tutto, poi, ci sarebbe da chiedersi come mai, lavagne elettroniche a parte, l’esperimento dei tablet da concedere in comodato d’uso agli alunni per consentire alle famiglia di risparmiare sul caro libri sia decollato solo in qualche decina di scuole in tutta Italia. Uno strumento elettronico che, privo di 3G, assicurerebbe quantomeno il divieto pratico dell’utilizzo di applicazioni come whatsapp. Non solo, se forniti dalla scuola questi strumenti elettronici possono essere impostati in modo tale da consentire allo studente la navigazione solo verso determinati portali (quelli necessari per la lezione ovviamente), e l’utilizzo solo di determinate app.

Certo, il problema del nativo digitale incapace di tenere in mano una matita resterebbe, ma sarebbe almeno un tentativo più ragionevole di avvicinarsi a sistemi di apprendimento innovativi, prima di tuffarsi direttamente in qualcosa di assolutamente incontrollabile, che spesso nemmeno gli stessi insegnanti sanno come governare.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Caporedattore del sito Ciaocinema.it dal 2011 al 2013 e direttore editoriale prima del sito letterario Scrivendovolo.com, poi di Cultora.it, carica che attualmente ricopre. Da febbraio 2015 è collaboratore del quotidiano Libero, oltre a scrivere per diversi giornali e siti internet come La Voce di Romagna e Sporteconomy.it. Ha scritto il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), realizzato in collaborazione con MariaGiovanna Luini e Francesco Giubilei. Assieme a quest'ultimo, per Giubilei Regnani Editore, ha scritto il pamphlet "La rinascita della cultura". Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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