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Per il senatore Pd i morti nei Gulag valgono meno di Anna Frank

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Attualità, del

Sembra quasi di essere dei moderni Don Chisciotte. Sembra quasi che sia inutile, folle nel senso einsteiniano del termine, cercare di ribadire il medesimo concetto ogni volta che si ripropone la medesima problematica. E in effetti arriverà, forse, il momento in cui i cori di sdegno smetteranno di sollevarsi e il compito di svelare l’ipocrisia verrà lasciato all’intimo giudizio dei singoli. Nelle ore e nei giorni, parecchio concitati, in cui l’Italia si riscopre (?) un paese antisemita per via degli adesivi comparsi nella Curva Sud dello Stadio Olimpico dopo Lazio-Cagliari di domenica scorsa, si viene a ricreare il solito cortocircuito storico per cui, la memoria, il dovere del ricordo, la commemorazione dei morti, finiscano per assumere contorni politici univoci. È una storia vecchia quanto la Repubblica Italiana. Quanto quegli adesivi che ritraggono Anna Frank con la maglia della Roma (ma anche della Lazio, o di altre squadre ancora), sparsi in giro per gli stadi, le ferrovie, i pali della luce di tutta Italia da almeno 5 anni (documentabili, ma chissà anche da quanto prima).

La natura del problema diventa dunque duplice, o triplice: identificare chi si assume la bega di idearli, stamparli e attaccarli qua e là è solo la prima delle questioni; la seconda è che, semmai questo Paese dovesse venire a conoscenza di avere un discutibile rapporto con l’antisemitismo, questo riguarderebbe, appunto, un Paese intero. E non questa o quella curva, questa o quella tifoseria; se ne aggiunga però anche una terza: ossia il continuo, paradossale, arrogante primato di una storia su un’altra.

Lo scorso martedì, tra gli scranni democratici del Senato della Repubblica Italiana, il compagno Mario Tronti – militante di ferro del Pci, fondatore dell’operaismo teorico, autore d’un influentissimo Operai e capitale, una sorta di Manifesto di Marx ai tempi del Sessantotto, e oggi nostalgico senatore del Pd – ha gloriosamente esaltato i cento anni dalla Rivoluzione d’ottobre. Neppure a Mosca, in questi giorni, festeggiano il centenario. Commemorazioni sì, celebrazioni no. Eppure Mario Tronti ha preso la parola e, sconcertando più di un collega, visibilmente emozionato ha inneggiato alla Rivoluzione d’Ottobre come «rivendicazione della pace, del pane e della terra», «una rivoluzione accerchiata e combattuta», accennando minimamente ai crimini commessi dai soviet e rivendicando «il valore liberatorio di quell’atto rivoluzionario».

Definendosi, con orgoglio, «figlio di quella Storia». Fiero dei cento milioni di morti del comunismo nato dalla rivoluzione.

Nessuna traccia di sdegno sui media, nessuna reazione piccata, nessuna marcia, nessuna corona di fiori consegnata da nessuna parte. Perché quando i morti sono degli altri in Italia valgono meno. E siccome dai gulag sovietici “un” Diario di Anna Frank non è mai apparso (o quantomeno non se ne conosce esistenza) allora la memoria dei bambini morti di stenti in Siberia può essere schiaffeggiata persino da un onorevole. Non un esaltato. Un senatore. Di un partito che si chiama “democratico”.

L’Italia tutta, prima ancora di evocare lo spettro dell’antisemitismo, dovrebbe fare pace con la propria storia, ma pure con le decine di “altre” storie che vengono sistematicamente distorte, manipolate, piegate alle proprie manie propagandistiche e al proprio nostalgismo. Sarebbe ora di smetterla con la storia “buona” e quella “cattiva”. Con i simboli “buoni” e quelli “cattivi”. I saluti, i monumenti, i personaggi “buoni” e quelli “cattivi”. La storia è storia. Il giudizio storico è un dovere morale di tutti.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell’informazione, della comunicazione e dell’editoria nel medesimo ateneo. Caporedattore del sito Ciaocinema.it dal 2011 al 2013 e direttore editoriale prima del sito letterario Scrivendovolo.com, poi di Cultora.it, carica che attualmente ricopre. Da febbraio 2015 è collaboratore del quotidiano Libero, oltre a scrivere per diversi giornali e siti internet come La Voce di Romagna e Sporteconomy.it. Ha scritto il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), realizzato in collaborazione con MariaGiovanna Luini e Francesco Giubilei. Assieme a quest’ultimo, per Giubilei Regnani Editore, ha scritto il pamphlet “La rinascita della cultura”. Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.


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