Se la stampa fa “mea culpa”, il caso Leggo sugli errori del 2021

di Pasquale Ferraro
22 Dicembre 2021

Ammettere gli errori si sa non è mai cosa semplice, sopratutto se a commetterli è un quotidiano, un organo di stampa, errori che non solo posso influenzare erroneamente l’opinione dei lettori, ma nel caso di clamorose smentite  il rischio è quello di minare la credibilità stessa del giornale. Sopratutto da quando la battaglia sull’ultima notizia non si combatte più in edicola o nelle edizioni dei Tg, ma sul web, sui social e senza tregua alcuna. Una battaglia senza sosta che ogni giorno si arricchisce di capitoli sempre nuovi ed affascinanti. Poi ci sono i giornali non convenzionali, caratterizzati da un franco confronto con il lettore e noi in Italia abbiamo Leggo. 

“Leggo” non è un quotidiano come tutti gli altri, non lo è da quando è nato nel 2001 e vent’anni dopo è ancora una perla incontaminata nella sua unicità, e  questa sua peculiarità l’ha confermata negli anni con un tradizionale “pezzo” di fine anno, nel quale vengono rammentati agli affezionati lettori – 556.000 nel 2018 – gli errori commessi nel corso dell’anno, insieme agli altri protagonisti del panorama della stampa italiana , della serie mal comune mezzo gaudio, e riproposti dalla redazione. 

Precisano dalle parti di via del tritone “ Anche quest’anno siamo andati alla ricerca degli errori commessi nel corso di questi dodici mesi di lavoro. Qualcuno l’abbiamo trovato, ma il trend ci dice che stiamo migliorando”.  Ammettere gli errori guardarsi indietro fa migliorare, anzi vista la diminuzione degli errori e degli scoop troppo facili migliora e anche molto. 

Sia ben chiaro nessun errore grave, o notizie prive di fondamento, qualche sbavatura, e al più   “ qualche scivolone anche nelle pagine sportive. Ad esempio, abbiamo compiuto un errore di valutazione”, come dare per certo il rinnovo con la Lazio di Simone Inzaghi che quando invece “non solo la firma non ci sarebbe mai stata, ma un giorno dopo lo stesso Inzaghi avrebbe firmato per l’Inter”.  Errori che capitano, sopratutto in tempi resi troppo frenetici  dalla competizione sul web. 

Al tempo di Pandemia e virologi come incontrastate super star non poteva mancare certo un errorino riguardante proprio uno dei massimi guru televisivi il Prof. Massimo Galli,  “il 2 marzo, nelle pagine della cronaca di Milano, […] nel catenaccio del nostro articolo sia stato definito virologo, invece è infettivologo”. Succede. 

Di tuitti gli errori quello più simpatico in clima di europei di calcio è sicuramente quello che ha visto come protagonista “il collega Alessandro Antinelli della Rai” – a cui venne erroneamente attribuito – “un virgolettato errato riguardo il suo incontro con un giocatore inglese (Phil Foden) definito «ubriaco», termine invece mai utilizzato dal giornalista nel suo racconto su Twitter”.  Da leggo confermano di essersi scusati personalmente con Antinelli, avvalorando ulteriormente la loro buona   fede nell’errore. 

Quello che tradizionalmente compie leggo non è soltanto un sistema utile per crescere nella consapevolezza che “errare è umano”, ma sopratutto che talvolta scusarsi con i propri lettori, anche in modo ironico, non è un perdita di autorevolezza, anzi l’ammissione dell’errore rinforza ancora di più l’immagine di autorevolezza nei propri lettori, un sentimento che troppo spesso purtroppo latita nell’immagine generale.  Il mea culpa di “Leggo” dovrebbe essere un esercizio spirituale per ogni quotidiano,settimanale,  mensile, periodo, tanto cartacei  quanto online, perché alla fine come saggiamente e beffardamente scrisse George Bernard Show “Una vita spesa a compiere errori non solo è più onorevole, ma molto più  utile di una vita consumata a non far niente”.