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Salvini per sessant’anni

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Attualità, del

La cosa peggiore dell’essere un comunista col Rolex è l’essere un comunista col Rolex autolesionista. Perché al di là dei meriti o dei demeriti delle politiche messe in atto dal governo gialloverde e da Matteo Salvini in particolare, il miglior spot elettorale per il Ministro dell’Interno è quello che gli offrono quotidianamente i suoi detrattori. A partire da Roberto Saviano. Ma il club si allarga giorno dopo giorno. Sono gli stessi che hanno contribuito (assieme al renzismo) alla totale distruzione della sinistra italiana, alla disintegrazione di quella comunità politica che una volta faceva persino paura allo zio Sam per essere il blocco rosso più numeroso dell’Europa Occidentale. Ma essendo autolesionisti, e inspiegabilmente narcisisti, non solo non se ne sono ancora resi conto, ma perseverano. L’ultimo è il caso di Rolling Stone Italia.

La copertina arcobaleno dell’ultimo numero della rivista diretta da Massimo Coppola è a dir poco grottesca: “Noi non stiamo con Salvini”. Con un mini sottotitolo che recita “Da adesso chi tace è complice”. Punto primo: da adesso quando? Cioè dal giorno prima dell’uscita del magazine stare con Salvini non era ancora considerato un crimine? Punto secondo, ma ben più importante del primo: noi chi?

L’appello all’interno della rivista recita: “Fa male vedere, giorno dopo giorno, un’Italia sempre più cattiva, lacerata, incapace di sperare e di avere fiducia negli altri e nel futuro. Un’Italia rabbiosa e infelice. Fa ancora più male prendere atto che questa rabbia si è fatta potere. (…) Per questo non possiamo tacere. (…) Rolling Stone si oppone (…). Crediamo che oggi in Italia sia fondamentale prendere una posizione chiara, crediamo che volgere lo sguardo dall’altra parte e aspettare che passi la bufera equivalga a essere complici (…). Perciò abbiamo coinvolto artisti e protagonisti della vita culturale italiana, che tante volte in questi anni abbiamo incrociato e raccontato”.

Il problema è che molti di questi non ne sapessero nulla. Da Enrico Mentana, che in un post su Facebook smentisce di aver aderito alla campagna e accusa Rolling Stone di scorrettezza, allo scrittore Alessandro Robecchi, al fumettista Gianni Gipi Pacinotti e alla scrittrice Valentina Petrini. Ma il colpo di grazia lo dà Selvaggia Lucarelli, ex direttore di Rollingstone.it, che tira fuori gli scheletri di Rolling Stone e del suo editore denunciando la doppia morale del giornale.

Massimo Coppola, già noto per la vicenda del fallimento di ISBN edizioni, con sommosse varie da parte di redattori e traduttori non pagati per mesi alla faccia del rispetto dei lavoratori e della difesa dei più deboli, ha risposto a Mentana facendo il rattoppo più grande del buco: “Caro Enrico, non essendo un appello non ci sono firmatari. Abbiamo deciso di includere i post pubblici sul tema dopo che molti ci hanno detto ‘ci sto, ma ho già detto quel che penso, non potete pubblicare il mio post?'”

Selvaggia Lucarelli però la prende molto più sul personale, e in un post su Facebook scrive: “Volevo trattenermi dal commentare ma chi tace è complice, quindi non taccio. (…). Sono stata tre mesi a Rolling Stone e francamente un appello per una società aperta, libera e moderna me lo sarei aspettato più da Erdogan che dal mondo Rolling Stone Italia. Amici di Rolling, se fate una copertina di sinistra, parlando di libertà, accertatevi di praticare tutto ciò che vi rende così diversi da Salvini. Nei tre mesi in cui ho provato a lavorare con voi, mi è stato impedito di realizzare un servizio su ticket one e la truffa del secondary ticketing per ragioni di convenienza, mi è stato proibito di far esprimere libere opinioni a giornalisti per ragioni di denaro o convenienza. E’ venuto l’Inpgi per controllare le posizioni lavorative dei giornalisti e diverse persone sono state fatte scappare giù in strada (…). L’editore urla e umilia continuamente i suoi dipendenti (…). Ergo, DA VOI la copertina di sinistra proprio no…”.

Bene, quindi la lodevole iniziativa di Rolling Stone riesce nell’arduo compito di mettere d’accordo tutti, ma contro l’iniziativa. Al di là dell’imbarazzo, l’episodio sia sufficiente per smascherare l’ipocrisia di certi ambienti patinati, la cui distanza dal mondo reale è direttamente proporzionale all’incapacità di tenere conto persino di una cosa basilare come i sondaggi. Perché conoscere l’umore della sciura Pina è difficile quando a fare la spesa per te al supermercato ci va la colf filippina pagata (forse) coi voucher, ma almeno qualche giornale che non sia Rolling Stone i perbenisti potrebbero leggerlo. La maggioranza dei cittadini italiani, al contrario loro, sta con Salvini. O con Di Maio. O con Salvini e Di Maio. Insomma, con quelli che stanno al governo. Che piaccia o no. E al prossimo concerto dello Stato Sociale, di Elisa, di Caparezza o di Fiorella Mannoia, c’è da scommettere, alcuni di loro potrebbero persino nascondersi tra la platea. Ma in quel caso, pagando il biglietto, son tutti bene accetti.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Dirige le testate online Cultora.it e Nazione Futura.it. È collaboratore del quotidiano Libero e del sito Sporteconomy.it, ed è stato editorialista de La Voce di Romagna. Nel 2013 ha pubblicato il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), mentre nel 2017 sono usciti in libreria "Non chiamateli Kamikaze" (Giubilei Regnani Editore) e "Città del Messico" (Historica). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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