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Il programma scopiazzato del Movimento Cinque Stelle

Pierfrancesco Malu di Pierfrancesco Malu, in Attualità, del

“Alla fine, i nodi vengono al pettine”. Il vecchio e saggio adagio potrebbe essere particolarmente adatto in questo caso se davvero cittadini ed elettori non fossero così tanto “rincoglioniti” (citando il cittadino Di Battista) da lasciare, per l’ennesima volta, coscienze e menti annebbiate o, peggio, distratte in maniera senziente.

La notizia, fresca di giornata, è di quelle gustose. Il già zoppicante, e al momento ancora parziale, programma del Movimento Cinque Stelle per le elezioni politiche in venti punti principali di sintesi sarebbe in buona parte (stando a quanto rilevato da Il Post) frutto di una certosina opera di plagio da molteplici, e talvolta autorevoli, anche se contraddittorie tra di loro, fonti. Il fatto è particolarmente rilevante perché, non solo è un gesto condannabile per una forza politica che da tempo richiede il governo del Paese e che denota invece una certa mancanza di capacità organizzativa nel creare proposte coerenti, attuabili e originali, ma mostra anche come il Movimento non sia nemmeno capace di copiare, fatto doppiamente aggravante. Quando eravamo a scuola, la prima regola (o tentativo) per non farsi “beccare” quando si copiava in un compito in classe era quello di cambiare qua e la alcune parti e alcune versioni del testo, briga che nel M5S non si sono nemmeno presi, preferendo operare con un sano copia incolla che non si vede nemmeno nelle più sbrigative ricerche di quinta elementare. Certo, la qualità generale di un programma per lo più fantasioso e il continuo cambio di opinioni e punti di vista su vari e importanti temi rende certamente difficile riuscire a rimanere fedeli e coerenti ad un testo già dai primi di febbraio: ciò nonostante, la gravità del fatto rimane con tutta la sua dirompenza e sicuramente da qui a marzo le versioni sui temi più caldi del momento saranno già cambiati più e più volte.

Secondo quanto riportato da Il Post, gli “stralci” inseriti nel programma pentastellato riguarderebbero almeno undici dei venti punti programmatici. Per quanto riguarda lo sviluppo economico, si è scelto di andare sul sicuro prendendo “spunto” da un dossier della Camera dei Deputati; per l’agricoltura le fonti sono varie e vanno da Wikipedia, alla Coldiretti, a una risoluzione della Camera; sull’ambiente si va ancora sul sicuro copiando Legambiente, un libro di testo e un articolo di Repubblica del novembre 2016; per quanto riguarda le telecomunicazioni si da fondo all’ingegno, visto che sono state recuperate parti di una tesi di uno studente Luiss, oltre al solito dossier della Camera e a un breve stralcio del sito Telecom. Nel resto dei punti (per non citarli uno a uno ma ritrovabili a questo link), ci sono vari rimandi, le cui fonti non sono citate, a dossier, manuali, articoli di altri giornali e atti pubblici fatti o presentati da altre forze politiche.

Ebbene, il problema non sta certamente nell’avere, eventualmente, delle opinioni comuni a quelle di altre forze politiche, il che sarebbe in parte strano se non si verificasse, ma nel voler appropriarsi in maniera così rude e inequivocabile del lavoro e dello studio di altri, spacciandolo per proprio e senza prendersi nemmeno la briga di elaborarlo in base alle proprie esigenze, dandogli così coerenza e personalizzazione. Se chiunque di noi fosse stato sorpreso a copiare in un compito in classe avrebbe sicuramente preso una bella insufficienza. Allo stesso modo, se facessimo la stessa cosa ad un concorso pubblico (come minimo) verremmo prontamente esclusi rimanendo marchiati per quanto fatto. In questo caso, invece, molti grideranno allo scandalo, molti al complotto; qualcuno troverà giustificazioni, e qualcuno condannerà pesantemente l’accaduto. Sta di fatto, però, c’è da scommetterci, che in breve tempo il polverone (se pure si sarà alzato) calerà e tutti noi dimenticheremo quanto avvenuto, lasciandoci scivolare di dosso l’ennesima “pioggia acida” della politica italiana, allungando all’infinito i capelli della società e della politica senza che anche questi nodi vengano mai sciolti.

Pierfrancesco Malu

Pierfrancesco Malu

Nato a Roma, laureato in politiche e relazioni internazionali all'università di Pisa, si è poi specializzato in politiche pubbliche e relazioni parlamentari alla Luiss School of Government. Consulente legislativo in vari settori per agenzie e imprese private, ghost writer e appassionato di calcio e cinema.

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