Nel Regno Unito crollano i contagi nonostante le riaperture “folli” di Johnson

di Daniele Dell'Orco
28 Luglio 2021

Nonostante le riaperture ritenute “folli” dai commentatori internazionali e dalla Comunità scientifica, il Regno Unito del Primo Ministro Boris Johnson si conferma coraggioso nel contrasto al virus. E al netto delle critiche le evidenze gli danno ragione. Per il quinto giorno consecutivo crollano i contagi.

Insomma, lo scenario Uk sembra confermare che con una campagna vaccinale come quella inglese anche la variante Delta del virus può essere sconfitta. A prescindere dalle restrizioni messe in campo dal governo. Visto che in Inghilterra si è deciso di spingere al massimo sulle riaperture.

Una settimana fa, 19 luglio, giorno in cui in Gran Bretagna sono cessate tutte le misure anti-Covid, nel Paese si segnalavano 39.950 casi di covid e 19 decessi. Il giorno precedente i nuovi contagi erano stati 48.161 e le persone morte 25.

I dati ufficiali mostrano che sono stati registrati in tutto il Regno Unito nelle ultime 24 ore fino a domenica pomeriggio 29.173 nuovi casi. Un calo di oltre 2.500 casi rispetto al giorno prima. E in fortissimo calo rispetto ai 48.161 registrati una settimana prima, il 18 luglio.

Il governo e i suoi consiglieri scientifici stimavano per l’autunno un’impennata ad almeno 100 mila casi al giorno, con Neil Ferguson, capo del Consiglio Scientifico, che non escludeva addirittura 200mila casi al giorno. La verità, però, è che ancora una volta la scienza sembra capirci molto poco.

Il bilancio dei contagi infatti divide gli esperti. Alcuni scienziati sottolineano che il calo dell′8% dei test potrebbe spiegare “in parte” il decremento. Il fenomeno avrebbe però dietro numerosi fattori, tre in particolare: l’ondata di caldo, il gran numero di infezioni e vaccinazioni e l’avvicinarsi del Paese all’immunità di gregge.

“Ogni calo nei numeri dei contagi è un’ottima notizia”, ha sottolineato al Daily Mail il professor James Naismith, direttore del Rosalind Franklin Institute dell’Università di Oxford, “spero che i dati dei test che mostrano un calo così rapido nelle infezioni riflettano in modo accurato la realtà. La distribuzione dei vaccini ha chiaramente fatto un’enorme differenza in termini di ricoveri e decessi”.

“Anche le calde giornate estive hanno aiutato”, ha proseguito Naismith, “le ultime settimane hanno registrato un concreto calo delle somministrazioni di prime dosi. Esorterei governo, medici e scienziati a continuare a spiegare a chi esita a vaccinarsi i benefici di questi farmaci sicuri ed efficaci”. ”È importante comprendere che i dati dei test giornalieri inizieranno a mostrare gli effetti della fine del lockdown solo verso la fine di questa settimana”, ha aggiunto Naismith, “molti scienziati, me compreso, prevedono che la fine del lockdown porti a un aumento dei casi. Ad ogni modo, ci siamo sbagliati in passato e ci sbaglieremo in futuro, solo i ciarlatani sostengono di essere onniscienti”.

Nei sette giorni fino al 20 luglio, i contagi in Inghilterra erano scesi del 18%, passando da 42 mila a 35 mila casi al giorno. Le fasce di età dove si registra il maggior numero di infezioni sono ora, però, quelle tra i 15 e i 29 anni. I più giovani, avendo un rischio molto basso di ammalarsi gravemente, sono anche i più riluttanti a vaccinarsi. Proprio la crescente diffusione del coronavirus tra gli under 30 è alla base di proiezioni come quella di Mike Tildelsley dell’università di Warwick, che prevede un picco di 150 mila infezioni al giorno in autunno.

Va inoltre ricordato, avverte Tildesley, che molti giovanissimi sfuggono ai test a causa della chiusura delle scuole, sebbene ci sia spazio per un “cauto ottimismo”, anche in virtù dei dati sulle terapie intensive. Al momento il numero di pazienti attaccati a un ventilatore è pari a 125 su ogni 10 mila infezioni giornaliere, laddove, nella stessa fase della seconda ondata, erano 2.312 ogni 10 mila. Un crollo che ha a che fare con il progresso della campagna vaccinale: sono 46 milioni e 563.452 gli inglesi che hanno ricevuto una dose del vaccino e 37 milioni e 160.659 coloro che hanno ricevuto l’immunizzazione completa.