L’abusivismo è un dramma che va risolto da decenni, non solo dopo i terremoti
23 Agosto 2017
La zona di Casamicciola è storicamente la più vulnerabile ai terremoti a Ischia. Parlare di abusivismo edilizio solo ed esclusivamente in questi casi vuol dire strumentalizzare una tragedia come quella del sisma per porre in modo ipocrita l’accento su un’altra questione. Grave, ma che richiede altre risposte. E soprattutto in altri momenti. L’abusivismo edilizio va contrastato con forza: esiste sull’isola, in Campania e nel resto d’Italia, ma il territorio va gestito con interventi nel tempo e non aspettando le calamità, come avviene in Italia, dove agli shock del momento e alle promesse si reagisce sempre facendo spallucce. Mai, invece, stanziando risorse vere.
Ci sarebbero da trovare almeno 20 miliardi in più, ad esempio, rispetto a quelli previsti nell’ultima legge di Bilancio del governo Renzi, solo per mettere in sicurezza gli edifici a maggior rischio sismico nei Comuni più esposti. E un grande assente, il fascicolo del fabbricato: una sorta di “cartella clinica” con tutte le informazioni su come è stato costruito l’immobile, quali modifiche ha subìto e quanto, di conseguenza, è in grado di resistere a un sisma. Secondo architetti, geologi e ingegneri è indispensabile per un serio progetto di prevenzione. Ma per i proprietari avrebbe un costo e, visto che l’80% degli italiani ha una casa di proprietà, renderlo obbligatorio sarebbe impopolare. Dunque non se n’è fatto nulla. A un anno dal terremoto di Amatrice e a poche ore da quello di Ischia, tutti i nodi del piano Casa Italia per la messa in sicurezza del territorio, lanciato dall’ex premier il 25 agosto 2016, vengono al pettine.
A giugno 17 esperti guidati dal rettore del Politecnico Giovanni Azzone, chiamato a guidare Casa Italia fino alla nascita del dipartimento, hanno presentato al premier Paolo Gentiloni un corposo “Rapportosulla promozione della sicurezza dai rischi naturali del patrimonio abitativo”. Che quantifica in 25 miliardi lo stanziamento necessario solo per finanziare la riqualificazione antisismica degli edifici in muratura dei 648 Comuni a maggior rischio attraverso il sisma bonus per i lavori di adeguamento antisismico introdotto dall’ultima legge di Bilancio (50% di sgravio che sale al 70 o 80% se l’intervento riduce il rischio di una o due “classi”).
Porre l’accento, giornalisticamente parlando, su un dramma annesso a quello del terremoto in sé è sacrosanto. Purché però non finisca nella solita bolla di sapone che dura 10 giorni, e soprattutto purché i media continuino nel tempo a sollecitare gli interventi della solita, grande assente: la politica.