La parola amore è sessista? Una petizione per salvare la lingua italiana

di Daniele Dell'Orco
14 Febbraio 2017

In principio fu il piccolo Matteo che con l’invenzione della parola petaloso creò una sollevazione popolare per sovvertire le regole di creazione dei vocaboli della Lingua Italiana. Ma le polemiche “gender” abbracciano già da tempo il nostro idioma, vista la sua presunta natura androcentrica. Viene così imposto anche in ambito istituzionale l’utilizzo di termini quali “ministra” o “sindaca” che lo stesso Presidente emerito della Repubblica Giorgio Napolitano ha definito orribili e abominevoli.

L’ultimo tentativo di sovvertire una lingua che mai come ora dovrebbe invece essere apprezzata e riscoperta viene operato dal canale tematico di proprietà di Discovery Italia “Real Time“, che con il pretesto di considerare il termine amore ingiustamente di genere maschile, e dunque maschilista e sessista, richiede all’Accademia della Crusca che venga cambiato il genere in neutro, utilizzando come campagna di marketing “un’amore” con l’apostrofo. “Così le discriminazioni cominciano dalla lingua”, dicono i volti noti di Real Time. Eppure, a parte la natura oggettivamente intelligente della campagna pubblicitaria “teaser”, cioè tesa a scatenare nel pubblico il maggior livello di attenzione e di curiosità possibile senza rivelare in prima istanza il vero scopo della pubblicità, la rete diretta da Laura Carafoli non è che sia proprio un grande esempio di tv formativa e pedagogica.

Nel palinsesto, dedicato principalmente alle donne, che costituiscono il 70% del pubblico della rete, con un’età compresa tra i 25 e i 54 anni, campeggiano dei format di natura principalmente anglosassone annoverabili di diritto nella definizione di tv spazzatura. Oltre ai vari Malattie imbarazzanti e Malattie misteriose, ci sono pure programmi come Little Miss America, quello cioè dove le bambine nei primissimi anni d’età vengono fatte partecipare a dei concorsi di bellezza, esponendole a una pressione psicologica inutile e dannosa e inculcando nelle loro menti l’apparenza come valore fondamentale. Che dire poi di Alta Infedeltà, in cui ogni episodio ricostruisce una storia d’amore sfociata nel tradimento ascoltando le voci di “lui”, “lei” e “l’altro”, come se analizzando un tradimento dai diversi punti di vista possa venir meno la natura immorale dell’atto in sé. Molto “educativo” anche Astrolove, in cui Antonio Capitani elaborazione il “quadro astrale” dei suoi ospiti per fornire loro suggerimenti sui segni con cui tentare l’approccio sentimentale o lavorativo. Ma il nostro preferito in assoluto è la perla condotta da Enzo Miccio: L’eleganza del maschio. Sì, avete letto bene. Nel titolo della trasmissione campeggia spudoratamente il termine “maschio”. Non “uomo”, “partner” o qualche litote tipica del linguaggio gender, ma un vocabolo non proprio elegante.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Il nostro appello è allora diretto alla stessa Accademia della Crusca ma in generale a tutto il popolo italiano, affinché in nome di un presunto progressismo e una ingannevole parità di genere non vengano messe in dubbio le norme grammaticali basilari della Lingua Italiana. 

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