La crociata della Cina contro D&G e il valore dell’identità orientale

di Daniele Dell'Orco
23 Novembre 2018

In casi come questi c’è una lezione molto semplice da imparare: non stuzzicare il can che dorme. Se poi, anziché un amico a quattro zampe, il bestione in questione è un drago cinese la precauzione diventa doppia. Dolce e Gabbana sono tra gli stilisti più famosi al mondo, e anche tra i più politicamente scorretti. Sono note infatti le loro posizioni contrarie alle adozioni per le coppie gay pur essendo omosessuali dichiarati da decenni. Così come sono note le loro uscite provocatorie sia in ambito professionale che personale. Alcune di queste gli hanno procurato negli anni l’ostilità di varie minoranze progressiste, qualche goffo tentativo di boicottaggio e magari un paio di pomodori addosso alle vetrine.

Stavolta, però, l’hanno combinata grossa. Almeno tanto quanto il gigantesco cannolo siciliano che hanno piazzato in un vassoio davanti a una modella cinese armata di bacchette. Uno dei tre video promozionali che avrebbero dovuto anticipare il mega-evento di Shanghai in programma ieri. Evento saltato per volere, pare, del governo cinese, visto lo stampo razzista e sessista delle pellicole. In queste si vede appunto una giovane donna orientale vestita in abiti tradizionali assaggiare per la prima volta un pezzo di pizza, un piatto di spaghetti e infine un cannolo, il tutto arricchito da diversi stereotipi con cui il mondo occidentale guarda alla Cina, come musiche tradizionali e decorazioni. Nel video con il cannolo, inoltre, una voce fuori campo chiede alla modella se le dimensioni del dolce fossero troppo grandi per i suoi gusti.

Nel giro di 24 ore il video ha fatto il giro dei social, scatenando le reazioni degli utenti e arrivando a occupare quattro dei primi cinque trending topic di Weibo, il social network simil-Twitter cinese, che in breve tempo ha cancellato i video dalla piattaforma. Oltre all’incalcolabile danno d’immagine, i due stilisti devono fronteggiare un embargo non da poco, visto che quello cinese è ormai il principale mercato di vendita dei loro prodotti.

Le principali piattaforme di e-commerce della Cina, comprese Tmall, JD.com, Xiaohongshu e Secco, hanno rimosso dai loro siti i prodotti della casa di moda italiana. La decisione, riporta il South China Morning Post, è stata presa dopo che lo stilista e fondatore della casa di moda, Stefano Gabbana, aveva affermato in una conversazione su Instagram che la Cina è un “Paese di me..a”. Il commento di Gabbana, definito uno “sfogo razzista” dagli utenti dei social media cinesi, era giunto in reazione alle lamentele suscitate dalla campagna video della casa di moda.

Insomma, la lezione è la seguente: per quanto la Cina possa pian piano provare ad aprirsi al mondo globale, con i suoi usi e i suoi costumi, ciò che è invisibile non si tocca. E non si toccherà mai. Un altro stereotipo tutto nostro vuole il popolo cinese come dolce e mansueto, affascinato dall’esotismo e dai modelli proposti dalle latitudini più lontane. Tuttavia, a differenza di un Occidente disposto a sotterrarsi e a svendere la propria anima a colpi di satira, tutela delle minoranze, globalizzazione forzata, in Estremo Oriente alcune cose proprio non si discutono. E non per volere dei regimi dittatoriali, ma del popolo. L’incidente cinese, infatti, potrebbe provocare una sorta di effetto domino e contagiare anche Corea e Giappone, suscettibili agli stereotipi culturali proposti da D&G al pari del Dragone. Sull’identità non si scherza. E siccome nel cosiddetto mondo libero l’unica identità rimasta da rispettare è quella del feticismo per il denaro, i cinesi hanno saputo colpire esattamente al cuore dell’Occidente.