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Il Ddl Pillon visto da un padre separato

di Lorenzo Somigli, in Attualità, del

Il ddl 735 meglio noto come legge Pillon non smette di alimentare dibattito nel Paese. Per aiutarci a capirlo meglio ne abbiamo parlato con Fabrizio De Longis, padre separato e attento agli sviluppi che potrebbe avere la normativa.

Come saprà bene il ddl Pillon sta attirando aspre critiche. Sta nascendo un movimento per combatterlo, le che giudizio ne ha?

“È un movimento animato da componenti ideologiche, anacronistiche e stantie, che ignorano le tendenze della giurisprudenza consolidatesi negli ultimi anni. Le separazioni crescono a dismisura, creando disagi per minori e genitori e disparità tali da scoraggiare qualunque persona di buon senso dal creare una famiglia.

Il movimento ignora in modo evidente e, diciamolo, anche sessista, quell’insostenibile situazione di discrimine e disagio morale e materiale in cui si trovano milioni di genitori, prevalentemente padri, tanto grave da aver sollevato l’attenzione della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo che ha condannato l’Italia per non aver tutelato la bi-genitorialità nonostante la formale applicazione”.

Quali sono generalmente le conseguenze delle separazioni? Da dove nasce l’esigenza di cambiare la legge?

“La maggior parte delle separazioni determina un affido condiviso, ma solo sulla carta. Il tema è noto ad ogni cittadino o a tutti che coloro che hanno un amico od un familiare che vive questo disagio.

Faccio degli esempi. È inaccettabile che un genitore dopo essere stato offeso nella sua dignità (eufemismo per il vecchio “tradimento”), venga allontanato dalla sua casa oppure spinto a vivere in modo precario ai margini della povertà, condannato a pagare mantenimenti non rendicontati e poi dover lottare per quello che dovrebbe essere un suo diritto ancestrale: vivere la crescita dei propri figli.

Per non dire della battaglia legale e giudiziaria che talvolta si deve intraprendere contro le false denunce di stalking, di violenza privata e, nei casi più gravi, di violenza sessuale. Ciò non toglie ovviamente che gli uomini che compiono violenza contro le compagne, spesso di fronte agli stessi figli, vadano puniti nella maniera più severa.

Chi vuole contrastare questo scempio, chi si oppone alle auto-violenze poi trasformate in clava per allontanare l’altro genitore, non vuole affatto negare il legittimo diritto alla separazione e alla dissoluzione del matrimonio.

Il punto sostanziale, oserei dire rivoluzionario, di questo disegno di legge è che permetterà ai coniugi di porre fine ad un fallimento di una storia d’amore senza necessariamente sopraffarsi l’un l’altro”.

È quindi un bene cambiare la legge secondo lei.

“Il diritto alla separazione non deve diventare la scorciatoia, talvolta premeditata, per crearsi una rendita vitalizia, per impadronirsi di patrimoni altrui, per liberarsi in modo brutale e cinico della persona che non si è riusciti a soggiogare, ma con la quale si è voluto in libertà costruire una famiglia, ignorando che la presenza di bimbi impone di porre al primo posto la loro educazione in un ambiente il più sereno possibile.

I bimbi hanno diritto a vivere con una mamma e con un papà, veri. Il decreto intende lodevolmente ridurre la conflittualità, intervenendo proprio sui due temi che sono centrali in tutti i conflitti per separazione: gli assegni di mantenimento ed i tempi di frequentazione”

Entrando più nel dettaglio cosa cambierebbe?

“Con l’affido diretto, le risorse vengono destinate realmente alle spese per le necessità primarie e secondarie dei minori, in modo proporzionale alle risorse disponibili da parte dei genitori. Senza creare un discrimine sessista di principio e smettendo così di alimentare il conflitto sulla rendicontazione delle spese e sul reale uso dell’assegno di mantenimento.

I bravi genitori amano farsi carico delle spese per i figli, perché sono la manifestazione concreta e tangibile del loro contributo alla crescita. Detestano però impoverirsi, senza sapere e senza poter sapere come viene speso l’assegno di mantenimento dei figli, soprattutto se l’altro genitore insulta, delegittima con ogni mezzo e reclama invece di essere almeno riconoscente per il contributo.

I genitori avranno analoghi diritti di frequentazione come accade in Paesi all’avanguardia della civiltà, e si eliminano molti processi penali strumentali e temerari, attivati per abusi marginali o violenze simulate.

Il disegno di legge potrebbe discriminare le donne come sostengono alcuni rappresentanti del movimento?

“Il ddl Pillon non discrimina le donne, tanto che nel testo non si fa riferimento al sesso dei genitori, anzi disciplina con chiarezza che i contributi sono proporzionali alle risorse a disposizione e si organizza un piano educativo assai civile e lungimirante con l’aiuto di specialisti a tariffe concordate che finalmente potranno valutare caso per caso in tempi ragionevoli.

Questa mobilitazione contro il ddl Pillon, dal mio punto di vista, fa al contrario emergere che il Paese è pronto a superare il femminismo ideologico, il pregiudizio contro l’uomo di associazioni finalizzate alla distruzione delle famiglie, e pronto invece a modernizzarsi valorizzando le giuste conquiste del movimento delle donne per l’equità e la parità di genere. Queste conquiste infatti sono da tutti condivisibili ed in continua evoluzione. Ma non contemplano il diritto-dovere di distruggere la dignità del padre, di sfasciare le famiglie alla prima crisi, di cacciare il partner dalla sua casa e poi impoverirlo richiedendo assegni talvolta esagerati e ostacolando le visite ai figli, cancellando così il diritto dei padri ad essere felici. Il Paese dica basta ai figli orfani di padre vivo, riconoscendo ad essi il diritto di avere anche padri felici.

Per concludere permettimi di citare Telemaco, figlio di Ulisse, che pare dicesse: “Voglio essere figlio di un padre felice”.

Lorenzo Somigli


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