Il corteggiamento ai tempi di Asia Argento

di Daniele Dell'Orco
22 Agosto 2018

Da che mondo è mondo il corteggiamento è un concetto strettamente correlato al senso di insicurezza. Fare il primo passo è una sfida con se stessi, prima ancora che un tentativo di conquista. C’è stato un tempo neanche tanto lontano in cui per un uomo prendere l’iniziativa rappresentava già di per sé un piccolo trionfo. I due di picche, del resto, li hanno presi tutti almeno una volta. Eppure, quell’atteggiamento scanzonato, magari maldestro ma di certo del tutto legittimo che gli uomini utilizzavano per mettersi in ridicolo pur di provare a conquistare una donna è ormai relegato alla storia. Persino il bagnino romagnolo, il vocalist di provincia, lo scapolo d’oro troppo indaffarato a rubare cuori per provare a mettere su famiglia, nel mondo moderno sarebbero tutti relegati alla categoria dei molestatori. Ché uno dei paradossi dell’emancipazione femminile è che fa sentire le donne emancipate solo quando lo ritengono. La barzelletta che vuole che oggi come oggi possa essere tranquillamente una donna a prendere l’iniziativa è vera solo se lei si chiama Asia, come Asia Argento (che comunque a sentir lei è sempre vittima, sia quando è predatrice che quando è preda), o se lui si chiama Cristiano, come Cristiano Ronaldo, che nel mezzo ha altri 4 o 5 nomi tipici della cultura portoghese che però non interessano a nessuno. Nemmeno a un’aspirante consorte.

E allora, ecco che il successo delle battaglie femministe è diventato direttamente proporzionale alla crescita dell’insicurezza maschile. Il tutto, condito da quella (in)giusta dose di social network in grado di appiattire completamente l’emozione di un qualsiasi approccio, ha generato un esercito di provoloni 2.0 che nel mondo reale non avrebbero mai e poi mai avuto il coraggio di incrociare nemmeno uno sguardo con l’alter ego cromosomico, ma che dietro al Pc si sentono talmente protetti da riuscire a dare sfogo ai propri istinti più bassi. Si potrebbe tranquillamente affermare infatti, altro paradosso, che con l’avvento di internet le donne siano incredibilmente più molestate di prima, eppure lo accettano come regola di ingaggio di una società che al di fuori dei social fatica ancora ad esistere.

Lo scanzonato, allora, si è ritrovato all’improvviso chiuso a tenaglia tra il maniaco e l’insicuro. Quello che passa più tempo dall’estetista che a bere birra al ritorno dal cantiere, per intenderci. Perché è anche questo un sintomo del mondo che cambia: una volta i canoni estetici maschili di riferimento potevano essere appena più di un paio: la giusta dose di ciccia intorno all’addome, il capello brizzolato, il petto villoso. Oggi, mentre talune rimpiangono quei tempi, talaltre si affliggono per l’indifferenza del barbiere del quartiere, che ha le sopracciglia disegnate, la tartaruga scolpita e il tatuaggio impertinente bene in vista. Ah, e il make up. Sì, perché in quel turbinìo di scambi di ruoli tra uomo e donna, che vuole tradursi in conquista sociale proprio perché “chi dice che depilarsi sia da donne?”, “chi dice che andare a cena fuori con in tasca il foglietto dell’apporto calorico consentito il venerdì sera sia da donne?”, anche il trucco fa la sua parte. Chanel ha addirittura già lanciato “Boy de Chanel“: la prima linea di make up fatta appositamente per gli uomini che vogliono truccarsi.

Cioè, una volta si passava la mezz’ora di aperitivo al bar ad essere perculati per la figuraccia rimediata la sera prima in discoteca. Oggi ci si scambiano le trousse. E guai a mettere in dubbio l’orientamento sessuale.

È chiaro che alla luce di un equilibrio talmente sovvertito quell’uomo autentico e sicuro di sé che tutte vorrebbero ma tutte hanno contribuito a far estinguere non possa più avere ragione d’essere. Perché se prima il rischio più alto che si potesse correre facendo il marpione fosse rimediare un paio di ceffoni, oggi l’avance è diventata non solo impopolare, ma addirittura reato.

Citare il caso Weinstein con un processo in corso sarebbe fin troppo rischioso, anche se come episodio rappresenta già alla perfezione il concetto di “Tribunale popolare”. Si pensi allora a Fausto Brizzi. Professionista affermato. Discretamente affascinante e indubbiamente potente (almeno nel suo settore). Un paio di apprezzamenti di troppo ed ecco che da sciupafemmine si è trasformato in spietato mostro. In 10 lo hanno accusato di “molestie sessuali” perché per la vulgata quelle oggi così si chiamano. Quelle stesse 10 che il giorno dopo gli incontri lo tempestavano di sms. Si è macchiato di un unico peccato, l’infedeltà, e si è ritrovato davanti a un giudice con un plico di denunce di violenza sessuale. Ora, mentre il caso galoppa verso l’archiviazione, c’è da scommettere che a Brizzi la voglia di provarci con qualcuna sarà passata per sempre. O si pensi a Donald Trump, che ha gli stessi “pregi” di Brizzi ma moltiplicati per n volte. Ha una considerazione del genere femminile identica a quella che aveva un JFK qualsiasi. Ma Trump, oggi, è un retrogrado machista.

Ecco, se persino l’uomo più potente del mondo non riesce a sottrarsi all’etichetta figuriamoci dove e come possa trovare ormai il coraggio di farsi avanti un ragazzo di paese. Gli uomini di una volta non esistono di certo più. Ma sono state le donne a volerlo.