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Il nuovo identikit del Paese: al Nord chi vorrebbe dare, al Sud chi vorrebbe prendere

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Attualità, del

Alla fine il Paese è di nuovo diviso. Il Rosatellum, però, c’entra poco. L’Italia si sveglia il giorno dopo le elezioni separata da una netta differenza antropologica, da una opposta percezione non più della classe politica, ma proprio della politica come Istituzione. Lo sfondamento del Movimento 5 Stelle al Sud e il ritorno del centrodestra al Nord significano due cose: che nelle regioni che funzionano gli elettori hanno paura del cambiamento e tendono, tutto sommato, a preferire i partiti d’establishment. Posto che di establishment si parla anche nel caso dell’exploit della Lega, che al Nord governa e governa bene da tempo. Al Sud, invece, i grillini incassano un successo imprevisto, non tanto nelle percentuali quanto appunto nella composizione geografica dell’elettorato. Anche se le risa di Di Maio non considerano che, riempire le liste di incompetenti e impresentabili, non è che sia una mossa figlia del suo genio politico. È semplicemente ininfluente. Il nuovo corso politico inaugurato dai 5 stelle è infatti quello di votare “di pancia”, a prescindere dai candidati, senza nemmeno consultare le liste dei collegi, senza conoscere il front-man del proprio territorio, con i risultati elettorali che non si attendono trepidanti nei comitati, che non esistono, e con i comizi durante la campagna elettorale che si fanno a colpi di status sui social che inseguono la cronaca nazionale e vertono, quasi sempre, sul denaro. Quello restituito, non restituito, speso male, sperperato. È il trend topic dell’elettore grillino, più accattivante persino dell’ “onestà”.

Il concetto del tutto antipolitico introdotto da un movimento che comunque è da 5 anni in Parlamento e che amministra comuni anche importanti (Roma), è rappresentato allora da una evoluzione del concetto “primarepubblicano” di voto clientelare. Ai tempi, specie al Sud, si concedeva il voto a chi prometteva lavoro, prospettive, finanche un litro d’olio. Oggi quel voto, anziché concederlo al capo bastione, viene indirizzato verso se stessi. Verso l’immagine di se stessi traslata da un partito che considera il Parlamento come agenzia di collocamento. Non so chi votare? Allora quasi quasi mi candido alle parlamentarie a 5 stelle. Se mi va bene, entro in Parlamento e rappresento me stesso, stipendiato dai contribuenti dacché 5mila euro sono la metà del cachet di un politico tradizionale, ma pur sempre meglio della busta paga attuale. L’alternativa? Votare comunque i 5 stelle, ma non perché il mio vicino sia riuscito a vincere il “concorsone” parlamentarie e quindi mi rappresenterebbe, bensì perché, ben che vada, lo stipendio me lo garantiscono comunque: quel reddito di cittadinanza che fa gola a chi si sente da decenni dimenticato e abbandonato dalla politica, tra promesse di cattedrali nel deserto come il Ponte sullo Stretto e un rilancio del Mezzogiorno che invece non arriva mai.

La spaccatura, banalizzando magari un po’ troppo, è tra chi vota Lega per la buona amministrazione che possa consentirgli di continuare a fare ciò che fa, togliendo dalle strade magari qualche migrante, e chi vota 5 Stelle perché non ha prospettive e vede nei grillini coloro in grado di realizzare i loro sogni di “guadagnare” dalla politica, anziché dare a senso unico. Il resto è sconfitta, più che mai sonora, del Renzusconi. Ma pure della sinistra di Grasso e Boldrini, talmente occupata ad arginare un inesistente fantasma del neo-fascismo da non rendersi conto che il neo-fascismo resta uno zero virgola, la sinistra non ha davvero più argomenti, e la nemesi dell’ex presidente della Camera salirà al Colle come principale interlocutore nella scelta del prossimo esecutivo. Che sarà di transizione salvo clamorose alleanze (l’unica possibile è Lega-5 Stelle), ma che vista la definitiva ascesa del Carroccio finirà col garantire a Salvini ancor più consensi in caso di nuove elezioni.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Dirige le testate online Cultora.it e Nazione Futura.it. È collaboratore del quotidiano Libero e del sito Sporteconomy.it, ed è stato editorialista de La Voce di Romagna. Nel 2013 ha pubblicato il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), mentre nel 2017 sono usciti in libreria "Non chiamateli Kamikaze" (Giubilei Regnani Editore) e "Città del Messico" (Historica). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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