Esclusa a 11 anni dalla classe per colpa delle norme anti-Covid: il “miracolo” stile Azzolina

di admin
18 Settembre 2020

Nel magico mondo della scuola italiana ai tempi di Lucia Azzolina può accadere anche che una bambina di 11 anni possa essere esclusa da una classe.
Succede ad Alatri (FR). La vicenda ha origine da quando l’Istituto Comprensivo 2 “Sacchetti Sassetti” ha presentato un mirabolante programma “composito” da sottoporre alle famiglie, chiamate a scegliere se iscrivere i propri figli alla settimana “lunga” (più giorni, meno ore al giorno) o “corta” (viceversa) in nome della varietà di offerta formativa.
Una di queste famiglie, residente in una frazione del Comune, fa presente al plesso di voler iscrivere la bambina alla settimana “corta”, ma che tuttavia i mezzi pubblici a disposizione (gestiti da una ditta privata con concessione comunale) non prevedono una corsa che possa portare la bimba a casa prima di 2 ore (!!!) dalla fine dell’orario. Pertanto, senza la possibilità di effettuare una variazione/implementazione su orari e corse, e vista l’impossibilità dei genitori di poter organizzare il trasporto in autonomia per tutto l’anno, la scelta dell’iscrizione sarebbe dovuta ricadere automaticamente sulla settimana “lunga”. Di fronte all’immobilismo della scuola, e dopo aver ricevuto dinieghi dall’azienda di trasporto locale e risposte vaghe dalle autorità comunali, la famiglia è costretta a pochi giorni dall’inizio dell’anno scolastico a chiedere così al dirigente scolastico lo spostamento (già preventivato) di sezione della piccola.

A quel punto, il colpo di scena.
I termini sarebbero “scaduti” e le normative anti-Covid che prevedono la presenza di un massimo di 23 banchi per aula, non consentono l’aggiunta di un banco ulteriore per la bambina. O meglio, secondo il Comune lo consentirebbero, secondo il dirigente scolastico no.
Morale della favola?
Tra banchi rotanti, investimenti più “imponenti” degli ultimi 20 anni e protocolli “infallibili”, una bambina di 11 anni da una settimana è di fatto privata del diritto allo studio a causa dei disservizi locali, della burocrazia e della totale mancanza di buon senso e di professionalità dei dirigenti scolastici.