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Cristiano Ronaldo ci pagherà le pensioni

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Attualità, del

Sebbene l’Italia sia storicamente divisa in parti uguali tra tifosi juventini e tifosi antijuventini, trovare un appassionato di calcio che non sia leggermente euforico all’idea di vedere Cristiano Ronaldo sui campi di provincia della Serie A è impresa difficile. L’operazione capolavoro della Juve di Andrea Agnelli è un toccasana per un movimento calcistico in perenne crisi dall’inizio degli anni 2000. Ed essendo la quinta industria del Paese, il fatto che il calcio non se la passi bene non è una bella notizia per nessuno. Giusto dunque rendere merito a un club risorto dalle ceneri di Calciopoli e ormai all’avanguardia dal punto di vista patrimoniale (stadio, J Medical, centri d’allenamento, hotel di lusso frutto di investimenti per oltre mezzo miliardo), dal punto di vista tecnico (7 scudetti consecutivi e 2 finali Champions raggiunte negli ultimi 4 anni), e ora, con in rosa il calciatore più noto del pianeta, anche dal punto di vista dell’appeal. Tuttavia, è necessario tenere bene a mente la perfetta concatenazione di fattori che hanno permesso la buona riuscita dell’affare del secolo. Che non sono tutti relativi al potere d’acquisto dei bianconeri.

Primo: la famosa clausola rescissoria da 1 miliardo di euro inserita nel contratto di CR7 con Real Madrid valida solo per i top club europei. E il fatto che la Juve non fosse inserita tra questi è un’anomalia non di poco conto.

Secondo: il mal di pancia del portoghese, che a 33 anni, nonostante combatta con efficacia il trascorrere del tempo grazie a un regime di nutrizione da body builder, non poteva più pretendere trattamenti di un certo tipo da Florentino Perez. Questo per dire che senza le litigate tra primedonne non ci sarebbe stato alcun affare del secolo.

Terzo: la possibilità da parte della Signora di utilizzare l’universo FCA per ammortizzare lo stipendio da 30 milioni netti l’anno di Ronaldo, che guarda caso è testimonial di decine di prodotti di ogni genere ma non di una casa automobilistica. O meglio, di pubblicità indiretta a Bugatti, Ferrari e Lamborghini ne fa parecchia visto lo stile di vita che conduce. Ma ora c’è da scommettere che qualche sinergia “ufficiale” con la casa di Maranello si andrà a creare.

Quarto: la vicenda che lo ha visto difendersi dalle accuse di frode fiscale mosse dall’agenzia delle entrate spagnola per non aver dichiarato 14,7 milioni di euro proventi dallo sfruttamento dei diritti di immagine che, sempre secondo l’accusa, sarebbero stati dirottati su alcune società delle Isole Vergini Britanniche per occultarli agli occhi del fisco spagnolo. Un contenzioso che ha spinto Ronaldo a fare le valigie.

Quarto/bis: vista la condanna al pagamento di 18,8 milioni all’erario iberico, la scelta sulla nuova destinazione di CR7 non poteva che ricadere su uno stato in grado di fargli risparmiare un bel po’ di tasse. E siccome alle Cayman non hanno un campionato granché competitivo, i consulenti finanziari dell’asso di Funchal gli hanno consigliato l’Italia, il paradiso fiscale dei miliardari stranieri.

Grazie a una norma per l’attrazione delle persone fisiche ad alta capacità contributiva inserita dal fu governo Gentiloni nella legge di Bilancio 2017, l’Agenzia delle entrate italiana offre infatti un assist non da poco ai vari Ronaldo di tutto il mondo. La possibilità cioè di avvalersi di un regime opzionale di imposizione sostitutiva molto simile per concetto a una flat tax per megaricchi che permetterà a CR7 di pagare solo 100mila euro di tasse sui redditi maturati all’estero, che per inciso per l’anno 2017 corrispondono a circa 54 milioni di euro (diritti di immagine, proventi da pubblicità e sponsorizzazione, redditi di natura finanziaria o immobiliare, etc). Possono infatti beneficiare della norma le persone fisiche che trasferiscono la residenza fiscale in Italia ai sensi dell’art. 2, comma 2 del testo unico delle imposte sui redditi e che non siano state residenti in Italia per almeno nove delle dieci annualità precedenti l’inizio di validità dell’opzione. Il regime ha una durata massima di quindici anni ed è revocabile in qualunque momento senza il pagamento di penali, quindi pienamente fruibile da un calciatore per il tempo minimo di permanenza nel club italiano. È inoltre prevista la possibilità di estendere l’opzione ai familiari, versando un’imposta forfettaria di 25mila euro a persona in luogo dei 100mila euro dovuti dal contribuente principale.

L’adesione al regime dà inoltre l’opportunità di non riportare nel quadro Rw della dichiarazione dei redditi le attività detenute all’estero (come, al contrario, è tenuto a fare ogni persona fisica residente in Italia che detenga beni al di fuori dello stato italiano suscettibili di produrre redditi imponibili), garantendo così un assoluto livello di privacy e beneficiando al contempo di un’esenzione dal pagamento delle imposte Ivie ed Ivafe che colpiscono la ricchezza costituita dal patrimonio estero su immobili ed attività finanziarie. Inoltre, coloro che trasferiscono la residenza fiscale in Italia possono usufruire di un’esenzione dal pagamento delle imposte sulle successioni aperte e le donazioni effettuate nei periodi di validità del regime, in relazione agli assets localizzati al di fuori dei confini nazionali.

Dunque, se vogliamo pensare che Ronaldo abbia scelto la Juve per la standing ovation dello Juventus Stadium dopo la sua rovesciata in Champions facciamolo pure. Ma, per quanto romantico possa essere, non sarebbe la verità. Singolare che una norma del genere sia stata ideata da un governo di centrosinistra. Singolare pure che per attrarre capitali stranieri l’Italia debba passare dal Paese con la più alta pressione fiscale in Europa a paradiso fiscale per pochi eletti. Non è un caso, dunque, che il trasferimento del secolo arrivi appena un anno dopo l’approvazione di una norma simile, che potrebbe persino fare da apripista per futuri affari di mercato, rendendo così la Serie A da un lato più appetibile per diversi top player, dall’altro il lido perfetto per calciatori sul viale del tramonto vogliosi di strappare l’ultimo grande contratto della carriera. Comunque sia, Ronaldo sarà sottoposto al regime di tassazione ordinario Irpef come ogni altra persona fisica residente in Italia per tutta la durata del contratto firmato con la Juve, che se dovesse arrivare fino alla scadenza sarebbe di 240 milioni di euro lordi. Il 5 volte pallone d’oro, insomma, ci darà una mano a pagare le pensioni. Lui sì.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell'informazione, della comunicazione e dell'editoria nel medesimo ateneo. Dirige le testate online Cultora.it e Nazione Futura.it. È collaboratore del quotidiano Libero e del sito Sporteconomy.it, ed è stato editorialista de La Voce di Romagna. Nel 2013 ha pubblicato il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), mentre nel 2017 sono usciti in libreria "Non chiamateli Kamikaze" (Giubilei Regnani Editore) e "Città del Messico" (Historica). Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell'attività editoriale di Idrovolante Edizioni.

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