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“I tre mariti”: ufficializzato in Colombia il primo matrimonio poliamoroso

Daniele Dell'Orco di Daniele Dell'Orco, in Attualità, del

Chi lo ha detto che si può amare solo una persona alla volta? E per chi avesse dei dubbi dalla Colombia arriva la prova: nasce una nuova famiglia formata da tre persone, ed è ufficiale.
Ecco il cuore del documento che ha sancito un matrimonio a tre davanti al notaio di Medellin, la seconda città colombiana più grande dopo Bogotà: “Desideriamo concordare un regime patrimoniale sulla base di una relazione a tre, a conferma che le persone possono stare insieme a prescindere dal loro colore, status, sesso, razza, credo religioso e appartenenza etnica. Questo non è vietato dal diritto internazionale, né dalla legge in Colombia”.
Riassumendo: Manuel Bermudez, 50 anni giornalista, Víctor Hugo Prada, 22 attore, e Alejandro Rodriguez, 36 anni personal trainer, sono sposati ufficialmente dal 3 giugno e formano una ‘trieja’ (coppia in spagnolo si dice ‘pareja’). La città di Medellin saluta per la prima volta in Colombia, una famiglia poliamorosa.

E se già il limite tra realtà è finzione sarebbe bello che superato con questo triangolo delle meraviglie, niente paura. Perché la storia è ancor più assurda. I tre uomini, infatti, sarebbero dovuti essere quattro. Ma attenzione, non due coppie separate, proprio in 4 sotto un tetto.

Ecco come la racconta Raffaella Scuderi su Repubblica:

Tutto inizia nel 1999. Il mondo sta per finire e una relazione, che sarebbe diventata storica da lì a 18 anni, sta per sbocciare. Alejandro, che al tempo aveva 18 anni e studiava all’Istituto tecnologico, incontra Manuel ad una festa. Ed è colpo di fulmine. Nel 2000 si sposano e fanno scalpore finendo sulle pagine di tutti i giornali colombiani: è il primo matrimonio gay pubblico (in Colombia il matrimonio omosessuale è legale dallo scorso anno).
Nel 2004 Alejandro confessa a suo marito che si sta innamorando di Alex. Di comune accordo decidono di far sfumare la relazione naturalmente. Ma succede l’imprevedibile. Manuel incontra Alex e si innamorano anche loro. Iniziano a vivere tutti e tre sotto lo stesso tetto: “Non eravamo una coppia a tre, ma tre coppie – racconta Manuel – Alejandro e io, Alex e io, Alejandro e Alex”.
Nel 2012 la relazione si allarga. Arriva Victor. “Avevo già tre mariti”, dice Manuel. E le regole per la convivenza si creano naturalmente: non c’è predominio, non c’è sottomissione e i doveri e diritti sono uguali per tutti.
Alex dopo 3 anni muore, pur continuando a vivere nelle loro testimonianze e nella casa in cui vivono. E Manuel, Victor e Alejandro, dopo due anni, coronano il sogno della loro vita e di molti altri come loro: un matrimonio ufficiale.

Un vissero tutti felici e contenti, in pratica. Eccetto il povero Alex. Il riconoscimento dell’unione concede a tutti e tre diritti “al 100 per 100 legali”, che in caso di separazione o decesso potranno accedere alle pensioni o procedere a una separazione dei beni. In Colombia le coppie omosessuali hanno diritto i adottare minori che siano figli biologici di uno dei due partner.

Ma se la domanda utilizzata come incipit disturba qualcuno, ecco il motivo. Allo scopo di perseguire queste battaglie in grado di soppiantare il vecchio concetto di matrimonio, famiglia, amore eterosessuale, monogamia, ecco che “per legge” si perde ogni confine immaginabile. Innamorarsi e mandarsi al diavolo assume la stessa valenza di cambiarsi un paio di scarpe, solo però avendo tutela legale. E la legge, è questo il punto focale, non è più da tempo un esempio di morale. La società globalizzata sta diventando essa stessa produttrice di un’etica sociale. Ma a che prezzo? La rinuncia alle libertà, proprio nel momento in cui si professa il massimo dell’indipendenza e dell’autorealizzazione. Proprio come nel più classico degli “effetti farfalla”, mentre i tre allegri colombiani celebrano la loro libertà di prendersi in matrimonio nel modo più bizzarro mai sentito, dall’altra parte del mondo i genitori del piccolo Charlie Gard pagano il prezzo di queste “libertà con codice civile”. La Corte suprema di Sua Maestà con una sentenza shock ha autorizzato i dottori a staccare gli apparecchi di respirazione artificiale del piccolo di dieci mesi affetto  da una malattia rara e considerata incurabile dai medici britannici, poiché meritevole di una “morte dignitosa”. I genitori, invece, che hanno raccolto oltre un milione di sterline per regalargli un’ultima possibilità e sottoporlo a una cura sperimentale negli Stati Uniti, non avrebbero più “il diritto di insistere con dei trattamenti che non sono vantaggiosi per il loro figlio”, e dovrebbero dunque rassegnarsi a vederlo morire. Un giudice l’ha deciso. È la libertà dei moderni, baby.

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell'Orco

Daniele Dell’Orco è nato nel 1989. Laureato in di Scienze della comunicazione presso l’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, frequenta il corso di laurea magistrale in Scienze dell’informazione, della comunicazione e dell’editoria nel medesimo ateneo. Caporedattore del sito Ciaocinema.it dal 2011 al 2013 e direttore editoriale prima del sito letterario Scrivendovolo.com, poi di Cultora.it, carica che attualmente ricopre. Da febbraio 2015 è collaboratore del quotidiano Libero, oltre a scrivere per diversi giornali e siti internet come La Voce di Romagna e Sporteconomy.it. Ha scritto il libro “Nicola Bombacci. Tra Lenin e Mussolini” e l’ebook “Rita Levi Montalcini – La vita e le scoperte della più grande scienziata italiana” (entrambi editi da Historica), realizzato in collaborazione con MariaGiovanna Luini e Francesco Giubilei. Assieme a quest’ultimo, per Giubilei Regnani Editore, ha scritto il pamphlet “La rinascita della cultura”. Dal 2015 è co-fondatore e responsabile dell’attività editoriale di Idrovolante Edizioni.


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